GENNARO MONDAINI.
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LE ORIGINI DEGLI STATI UNITI D'AMERICA.
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Parte 1.
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1904. Ulrico Hoepli, Editore Libraio della Real Casa, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
      Fondazione Ezio Galiano onlus
        http:\\www.galiano.it
   ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Claudio Paganelli per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Aperto a chiunque voglia collaborare, realizza la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico.
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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Dedica:
A TE, MIA BUONA GISELDA,
CHE NELL'AMORE TUO E DEL NOSTRO NINO
MI HAI DATO LE GIOIE PI VERE DELLA VITA,
IL FARMACO INFALLIBILE
D'OGNI PI AMARA DELUSIONE.
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INDICE di questa parte.
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PREFAZIONE DELL'AUTORE.
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CAPITOLO PRIMO. La sede della civilt anglo-americana: abitanti Indigeni e pretendenti europei.
1. Il paese.
2. I Mound-builders.
3. I Normanni.
4. Gli Indiani.
5. Prime esplorazioni e ricognizioni europee.
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CAPITOLO SECONDO. La democrazia puritana nella Nuova Inghilterra.
1. I pellegrini e la colonia di Nuova Plymouth.
2. I Puritani e la colonia di Massachusetts.
3. Roger Williams ed origine di Rhode Island.
4. La colonizzazione del Connecticut.
5. L'estremo nord e il New Hampshire.
6. Svolgimento della Nuova Inghilterra.
7. La societ neoinglese e la sua forza d'espansione.
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CAPITOLO TERZO. L'aristocrazia fondiaria nelle colonie meridionali.
1. Virginia.
2. Maryland.
3. Caroline.
4. Georgia.
5. La societ meridionale: suoi elementi e sua coesione.
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CAPITOLO QUARTO. La societ commerciale del centro.
1. La Nuova Olanda e New York.
2. Puritani e quaccheri nel New Jersey.
3. Pennsylvania e Delaware.
4. Caratteristica delle colonie centrali.
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FINE Indice.
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PREFAZIONE dell'Autore.
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Delle societ nuove, sorte su vergine suolo dalla vecchia Europa, gli Stati Uniti non sono soltanto quella che col suo territorio, la sua popolazione, le sue colonie, i suoi prodotti agricoli ed industriali, l'accumulazione del suo capitale, la coscienza infine superba della sua forza ha oggi il maggior peso sulla bilancia politica ed economica del mondo, ma anche quella che presenta l'assetto pi stabile, frutto d'una vita nazionale ormai secolare, preparato da un periodo ancora pi lungo di laborioso sviluppo.
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Mentre infatti gli altri paesi nuovi (Australia, Capo, Canad, Sud-America) per l'origine affatto recente o della loro colonizzazione o della loro autonomia, per la poca densit degli abitanti, per l'immensit dei territori ancora da sfruttare sono appena usciti dal periodo delle origini, gli Stati Uniti hanno gi una storia, la quale richiama ogni giorno pi l'attenzione del pensatore, dello statista, del sociologo sulla variet immensa delle forme e sulla grandiosit dei fenomeni, ch'essa offre. Di questa storia per male pu comprendere lo spirito e lo stesso aspetto esteriore, chi non si riporta al periodo delle origini, al periodo cio coloniale: in esso i germi di tutta la storia passata, presente e futura di questa "democrazia d'atleti", come nell'ovulo pi microscopico l'animale pi gigantesco.
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Gli stessi avvenimenti decisivi sopravvenuti nella societ anglo-americana dopo l'emancipazione politica, l'acquisto cio successivo del continente in tutta la sua larghezza, la navigazione transatlantica a vapore e lo sviluppo derivatone dell'immigrazione, che port seco un movimento non pi veduto di colonizzazione interna, le strade ferrate e le vie trascontinentali, la scoperta delle miniere d'oro e di argento, l'abolizione della schiavit, se hanno cangiato l'aspetto di tale societ, ne hanno lasciato intatte, pu dirsi, quelle basi fondamentali, quei lineamenti imperituri, che il periodo delle origini aveva fissato.
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Il territorio anzitutto degli Stati Uniti contemporanei, non eccettuata quella parte stessa acquistata dopo l'indipendenza, fu, pu dirsi, assicurato ad essi, ipotecato storicamente per essi dall'et coloniale, durante cui furono eliminati i pretendenti pi seri al vasto paese; e col territorio le enormi risorse agricole e minerali nonch l'impulso industriale e le multiformi attivit economiche inevitabilmente determinate dalla madre terra presso un popolo capace di seguirne l'invito. Le istituzioni politiche in secondo luogo, salvo qualche leggera modificazione, rimontano esse pure al periodo delle origini, alla cui opera sapiente gli Stati Uniti devono non solo la stabilit pi che secolare dei loro ordinamenti, stabilit di vantaggio tanto pi inestimabile fra cos rapido evolversi di forme sociali in quanto  ben lungi dal significare cristallizzamento, ma anche la possibilit, cosa questa pure preziosa per la democrazia americana, di tenere sotto uno stesso governo senza i mali dell'accentramento europeo una popolazione di decine di milioni oggi, di centinaia domani, disseminata in mezzo un continente, fatto nuovo nella storia dell'umanit.
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La costituzione stessa infine della societ anglo-americana  ancor oggi nella sua essenza retaggio dell'et coloniale, patrimonio etnico morale ed intellettuale che le nuove correnti di sangue di vita e di pensiero hanno pervaso, ma non cancellato. La societ americana infatti, quale il periodo coloniale la consegna al periodo nazionale, si presenta cos solidamente assisa sulla sua base bissecolare, che lungi dal venire assorbita e travolta dal mare magno dell'immigrazione europea nel secolo diciannovesimo, come avvenne ad esempio della primitiva societ pastorale dell'Australia dopo la scoperta delle miniere d'oro, assorbe essa i nuovi venuti e, pure appropriandosene gli elementi pi utili, li fonde nell'immane crogiuolo della sua nazionalit, li americanizza in una parola. E qui in verit, pi forse che in alcun altro campo, appare all'occhio del pensatore l'importanza straordinaria del periodo delle origini in tutta la storia posteriore: in esso si form quell'aristocrazia etnica, per dir cos, che rimase il propulsore ed il freno al tempo stesso di tutta la evoluzione ulteriore, l'elemento conservatore e dirigente della societ.
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Territorio, organizzazione politica, composizione sociale, tutti insomma gli elementi costitutivi della nazione anglo-americana risalgono al periodo delle origini: alla saldezza mirabile di queste basi materiali e morali, gettate dal lavoro collettivo di oscure generazioni, si deve se l'edificio colossale erettovi sopra nel breve volger d'un secolo lungi dal barcollare va innalzandosi ogni giorno pi maestoso e ricopre gi della sua ombra, attraverso gli oceani, i paesi pi potenti del vecchio mondo. Dimostrare ci sotto la veste tangibile del fatto storico, far balzar fuori in altre parole dalla rappresentazione di esso l'importanza nella storia americana susseguente di questo lavoro collettivo, che non solo cre ma anche diede la materia prima del futuro lavoro alla democrazia anglo-americana,  il fine di questo volume sulle origini degli Stati Uniti d'America.
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L'intento spiega largamente ed il perch di esso ed il metodo impiegato. Mentre infatti non mancano certo nella letteratura italiana (citer fra gli altri il Romussi, Storia degli Stati Uniti d'America, Milano 1877; la traduzione italiana del Wentworth Higginson, Storia degli Stati Uniti, Citt di Castello 1888, opera egregia della Fortini-Santarelli; quella dell'Hopp, Storia degli Stati Uniti d'America, nella Storia Universale dell'Onken, edita ora dalla Societ editrice libraria di Milano) e tanto pi nella straniera, americana ed inglese in prima linea, com' naturale (citer fra gli altri il Carlier, Histoire du peuple amricain, Paris 1863; il Winsor, Narrative and Critical History of America, Boston 1888: l'Andrews, History of the United States, London 1895: e sopratutto il Bancroft, History of the United States from the discovery of the american continent, London 1854: senza contare le opere pregevoli del Mc Master e dello Schouler, che pigliano le mosse della Rivoluzione la prima, della Costituzione la seconda) storie degli Stati Uniti d'America o generali o limitate particolarmente alle origini (non parlo poi delle cento monografie speciali) , non ve ne ha una, ch'io sappia, che rappresenti la genesi della societ anglo-americana in tutti i suoi elementi ed al tempo stesso nello spazio d'un modesto volume: o sono grandi storie, in cui se non tutti sono sparsi quasi tutti questi elementi, o sono semplici per quanto magari ottimi manuali (tali ad esempio quello citato del Giani e l'altro popolare del Judson: The growth of the american nation, New York 1885).
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Fa forse eccezione il bel libro di Goldwin Smith: The United States, An outline of political history, 1492-1871, New York 1893, il quale  appunto informato al concetto, che m'ha guidato in questo lavoro; ma anche questo si limita sovratutto alla formazione politica della societ anglo-americana, senza contare poi che il periodo delle origiui vi  riassunto in un centinaio di pagine. Non m' parso quindi fare con questo libro opera del tutto vana non solo pei cultori di scienze sociali, che nell'America vedono a buon diritto il maggior laboratorio sociale dell'epoca nostra, ma anche e pi pel gran pubblico delle persone colte, che mentre non hanno il tempo od il modo di attingere alle fonti voluminose, non sanno d'altra parte sobbarcarsi alla lettura d'un pi o meno ben fatto manuale, il quale, tramontati in breve dal cervello e nomi e fatti, lascia solo una vaghissima idea d'un periodo storico, della vita d'un popolo.
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Consono ad un tale perch, conseguenza inevitabile di esso,  quindi il metodo tenuto, il quale consiste nel dare il pi largo sviluppo allo svolgimento sociale, limitandomi a rappresentare del fatto puramente politico, militare, personale, aneddotico solo quel tanto, che spiega o incarna tale svolgimento: la rappresentazione di questo soltanto  infatti il fine delle discipline storiche, giacch questo solo costituisce il fondo della storia umana, in questo si trova la sostanza che elaborata collettivamente da un popolo attraverso alle forme pi varie e sotto le parvenze pi individuali dei geni e degli eroi, vien tramandata col nome di civilt ad altre generazioni, ad altre genti, ad altri lidi per suscitarvi nuove forze, nuove energie, seme fecondo e indistruttibile che sopravvive alle forme esteriori ed agli uomini che lo elaborarono.
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Se pertanto dalla semplice lettura di questo libro il lettore si sar formato senza tedio e senza sforzo una idea chiara della genesi sociale degli Stati Uniti d'America ed un'immagine indelebile della loro societ al principio della vita nazionale, se pi ancora in questa societ egli ravviser allo stato latente tutti quasi i fattori fondamentali del successivo sviluppo anglo-americano, in modo da comprenderlo in quanto ha di pi strano e meraviglioso, il fine del modesto volume sar perfettamente raggiunto, ed incoraggiamento migliore non potr venire all'autore per un altro volume, che tale sviluppo successivo rappresenti con lo stesso metodo e con gli stessi fini.
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GENNARO MONDAINI. Urbino, dicembre 1903.
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NB. Fonti del lavoro mi sono state oltre alle opere citate nella presente Prefazione (prima e pi largamente usata di tutte, com'era naturale, la storia grandiosa del Bancroft) quelle, che verr indicando nelle Note a fine di capitolo.
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CAPITOLO PRIMO. La sede della civilt anglo-americana: abitanti indigeni e pretendenti europei.
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1. IL PAESE.
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Situazione e conformazione. - Tra il 25 ed il 49 grado di lat. N. ed il 67 ed il 125 di long. O. da Greenwich si estende quel paese, il quale coll'aggiunta dell'Alaska, posta fra il 55 ed il 71 di lat. N. ed il 130 ed il 168 di long. O. da Greenwich, costituisce oggi gli Stati Uniti d'America.
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Nota: Prendo in esame in questo capitolo tutto quanto il territorio degli Stati Uniti attuali anzich la regione limitata di essi, in cui si svolge la storia delle loro origini, per metter in luce in questo volume, conforme a quanto dissi nella Prefazione, tutti i fattori fisici, etnici, storici che concorsero insieme a creare la societ anglo-americana, fattori tra cui l'elemento territoriale occupa senza alcun dubbio il primo posto per la sua importanza decisiva nello svolgimento d'una societ essenzialmente economica, quale  oggi l'anglo-americana.
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Nella loro massa continua confinano essi a settentrione coll'America inglese lungo una linea, che dalla foce del St. Croix sull'Atlantico va fino al canale Haro sul Pacifico, fra l'isola Vancouver e l'arcipelago S. Juan, correndo lungo il 49 parallelo dallo stretto di S. Juan de Fuca sino ai Grandi Laghi, poi traverso a questi e il San Lorenzo fino all'Atlantico al 45 parallelo. A mezzogiorno confinano coll'America latina lungo una linea, che dalla foce del Rio Grande nel Golfo del Messico va al sud del porto di San Diego sul Pacifico, correndo lungo il Rio Grande fino al parallelo 31 47', quindi dirigendosi al Colorado ed oltre questo alla costa. L'Oceano Atlantico ad oriente, il canale della Florida ed il Golfo del Messico a mezzogiorno, il Pacifico ed il mare di Bering ad occidente, l'Oceano glaciale artico a settentrione bagnano il vastissimo paese, che si estende per oltre 9 milioni di kmq. Posto fra l'Asia e l'Europa, dal lato della quale ha rivolti colle foci de' suoi grandi fiumi navigabili gli sbocchi naturali della sua produzione, esso si trova tra i paesi pi ricchi e pi progrediti del vecchio mondo, fra i centri massimi della civilt gialla e di quella bianca, posizione quanto mai favorevole allo scambio degli uomini, delle merci, delle idee, della civilt.
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La forma massiccia, la mancanza d'alcun mare mediterraneo che penetri entro terra, le stesse coste per lo pi infelici nella loro monotona uniformit, dove basse ed imbarazzate da banchi isole e cordoni litorali, dove alte e chiuse come muraglie, sarebbero a dire il vero ostacoli formidabili allo sviluppo economico e sociale del paese: ma la provvida natura, prima ancora che l'uomo colle strade i porti e le ferrovie, ha menomato questi gravi inconvenienti coll'abbondanza di fiumi, i quali sono navigabili nel versante dell'Atlantico cio in quello appunto pi vasto pi ricco pi fertile, interrotti invece da rapide e cascate ed incassati entro doccie anguste ed irte di scogli nel versante del Pacifico pi ristretto e deserto.
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E sull'Atlantico invero indirettamente e sul golfo del Messico direttamente si apre quel bacino del Mississippi, che, occupando da solo oltre 3 milioni di kmq., forma il vero cuore del paese denominato dal Tocqueville con ardita espressione sintetica la "valle degli Stati Uniti".
Ad una valle infatti possono questi paragonarsi, ad una valle immensa, di cui due grandi elevazioni in senso longitudinale costituiscono le sponde, ed uno dei pi grandi fiumi della terra il fondo: sono rappresentate le sponde dal sistema compatto degli Allegani ad Oriente e da una zona pi ampia, foggiata ad altipiano fiancheggiato da sponde montuose, dal nome generico di Cordigliere, ad occidente; il fondo da una vasta depressione intermedia, entro cui scorre il "padre dei fiumi", come suona il nome nell'immaginoso linguaggio degl'indiani, il Mississippi.
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Chiude al Nord l'immane vallata, separandola dai Grandi Laghi canadesi e dalla valle del San Lorenzo, una zona di media altezza, che congiunge le due grandi elevazioni, mentre una pianura costiera si estende ad oriente degli Allegani, lungo l'Atlantico, appuntandosi tra questo ed il golfo del Messico nella penisola della Florida, che pu dirsi per gran parte una maremma circondata da scogli, e confondendosi quindi colla larga cornice, bassa pur essa, del Golfo del Messico.
Gli Alleghany. - Il sistema Appalachiano, di cui gli Allegani a mezzogiorno costituiscono la sezione principale, corre parallelamente all'Atlantico dal Maine all'Alabama per una lunghezza di oltre 2000 km., su una larghezza massima di 300 ed una media di 200, con cime che superano appena, ed anche questo di raro, i 2000 m.
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Consiste esso in una serie di catene parallele, a cui s'addossano degli altipiani lungo il lato d'ovest e di nord-ovest: breve e ripido  generalmente il declivio orientale, ampio e disteso l'occidentale pel trasformarsi del sistema da creste in terrazze. Colle loro creste uguali, senza forti picchi, coi loro fianchi uniti essi risulterebbero ben monotoni, nella sezione media in ispecie, se non aggiungessero loro ornamento le folte foreste che li ricoprono, facendo spiccare il loro verde cupo sul verde chiaro delle pianure basse anteposte. Maggior variet presentano essi nella parte pi settentrionale, cio nei monti della Nuova Inghilterra, dove le valli sono ricoperte da foreste d'alberi frondosi e aciculari interrotte da campi coltivati, e scene alpestri bellissime di rupi, torri, laghi, cascate, burroni, giustificano il nome di Svizzera della Nuova Inghilterra dato ai monti Bianchi, tratti montuosi che contrastano col rude paese, da cui si elevano, di suolo granitico, disseminato di morene, massi erratici e torbiere.
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Verso mezzogiorno le selve sono pi fitte e quasi interamente di alberi frondosi, aceri, tigli, quercie e poi di superbe magnolie, finch nell'estremo lembo meridionale la bassa vegetazione, costituita in gran parte da arbusti del genere dei rododendri, si addensa al punto da non permettere altro passaggio se non sui rami e cespugli infranti e calpestati dagli orsi.
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Il ferro, di cui abbonda l'intero sistema, il carbon fossile, che si trova in estesissimi giacimenti di preferenza sul declivio occidentale, il petrolio, le cui sorgenti si trovano su una zona lunga e stretta che tutto accompagna, da nord-ovest a sud-ovest, dal lago Erie al Tennessee, l'orlo occidentale del sistema, sono le principali ricchezze minerarie degli Allegani.
Le Cordigliere occidentali ed il bacino della California. - Come un altipiano chiuso fra pareti montuose, anzich come una serie di catene parallele, si presenta invece nel suo complesso l'altra grande sponda della "valle degli Stati Uniti", quella occidentale, ben pi vasta ed interessante.
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Due cordigliere ne costruiscono la pareti, i monti Rocciosi ad oriente, le Sierre Nevada e della Costa, riunentisi quasi in un'unica catena, detta delle Cascate, ad occidente.
Sono i Rocciosi un accozzo di catene costituite per lo pi di rocce cristalline, che divergono e s'incrociano, dove spingendo dalle cime elevatissime, dove abbassandosi in superfici piatte (mesas) : i loro vertici possono gareggiare colle Alpi, ma non ne hanno l'aspetto grandioso per lo zoccolo altissimo da cui sorgono. La regione offre nondimeno tutti gli spettacoli d'un gran paese montuoso: pendii selvaggi da cui sporgono cime rocciose, valli erte e profonde, rivi montani, precipizii in cui scendono buie foreste: nudi e nevosi i picchi estremi; scarsissimi per i ghiacciai. Caratteristica poi notevole di essa sono i famosi Parchi o bacini chiusi fra due catene e due barre trasversali passanti dall'una all'altra, tutti ricchissimi di vegetazione ed abbondantissimi di selvaggina; ed i caons forre pittoresche e spaventose, percorse dai creeks o fiumi conducenti dalla zona delle praterie all'interno dei Rocciosi, vere e proprie fenditure del suolo, profonde talora parecchie centinaia di metri.
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Le formazioni vulcaniche si mostrano in questi parchi, in quello nazionale in ispecie, una delle meraviglie del mondo, in tutta la loro potenza: correnti calde minerali ingemmano di loro incrostazioni le rupi, costruendovi le pi strane forme di vasche, pignatte, marmitte da giganti; migliaia di geysers slanciano nell'aria ad altezze vertiginose colonne formidabili d'acqua bollente e turbini di vapore; vulcani di fango e sorgenti sulfuree od alluminose interrompono vaste distese di lava; candidi ghiacciai si rispecchiano in acque tranquille, dove le alghe multicolori contrastano coll'azzurro uniforme del fondo ed il bianco delle sponde.
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Meno interessante, ma non meno pittoresca si presenta la cordigliera occidentale, costituita nella sua parte meridionale da due catene, la Sierra Nevada ad est e la Catena Costiera ad ovest, le quali chiudono l'ampio e fertile bacino di California attraversato dalle valli del San Gioacchino e del Sacramento, che da opposte direzioni portano le loro acque alla baia di S. Francisco.  la prima una catena potentissima, con cime oltre i 4000 metri, con declivi dove le sequoie gigantee, mastodonti arborei alzanti a cento e pi metri lor vette, formano colossali foreste, con bellezze naturali, che passano fra le pi meravigliose del mondo: calva e rocciosa invece verso sud, meglio rivestita a settentrione si presenta la seconda, le cui cime non oltrepassano i 2500 metri.
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Il bacino della California, compreso tra le due catene, vera oasi tra i monti e i deserti, si rassomiglia per clima e prodotti, nella valle del Sacramento in ispecie pi fertile e ridente di quella del San Gioacchino, alla nostra regione mediterranea: qui colle macchie di arbusti e coi boschetti di quercie i giardini i vigneti e gli uliveti, qui col grano e colle frutta pi squisite i cedri e gli aranci, mentre attrattive ancora pi forti danno al paese le ricchezze minerali, il mercurio e pi ancora i ciottoli e le sabbie aurifere dei fiumi, che fanno della California il maggior centro di produzione dell'oro di tutti gli Stati Uniti, pur cos ricchi d'oro in tutta, pu dirsi, la loro parte occidentale.
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Al nord del Sacramento le due catene pel minore intervallo frapposto sembrano come riunirsi in una sola, la quale ricca di vegetazione per la forte umidit, rivestita di pini d'abeti di cedri, continua verso nord col nome di Catena delle Cascate, interrotta solo dalla valle della Columbia, fino allo stretto di S. Juan de Fuca, per riunirsi poi e confondersi oltre il confine degli Stati Uniti nella grande massa della Cordigliera orientale, quella dei Rocciosi.
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La valle del Gran Colorado o Colorado dell'ovest, fiume che non costituisce alcuna via commerciale nonostante i 2000 km. di corso, per difetto di navigabilit, la valle del Sacramento navigabile per 250 km. cui s'unisce alla foce il S. Gioacchino in parte navigabile pur esso, ed infine quella della Columbia od Oregon di difficile e breve navigazione anch'essa nonostante i suoi 2000 km. per l'impetuosit del corso i banchi e le cascate, sono gli unici sbocchi, pu dirsi, della Cordigliera sul mare. La costa infatti dal porto di S. Diego allo stretto di Juan de Fuca si mantiene uuiformemente alta e dirupata: chiusa per lunghi tratti a guisa di bastione o muraglia, essa  rotta soltanto dalle foci de' fiumi e da qualche baia per lo pi aperta e poco tagliata per entro il continente, se ne eccettui quella di San Francisco dalle sponde ricoperti di verdi boscaglie, simile ad un lago alpino cui fanno corona le vette rocciose e nevose della Sierra Nevada. Frastagliata oltre ogni dire, vera costa da fiordi,  al contrario quella che si protende a settentrione, dallo stretto sopranominato a quello di Bering, se ne eccettui sulla foce del Jucon nella fredda terra d'Alaska, sulla cui costa s'affollano un'infinit di isole.
Unica pu dirsi di tutta l'America del Nord, questa regione costiera del Pacifico gode un clima oceanico e perci mite d'inverno, fresco d'estate.
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Gli altipiani occidentali. - Fra le due cordigliere si estende una serie di altipiani, che dalla loro situazione hanno preso il nome di altipiani occidentali.
Un'infinit di giogaie in direzione da sud-est a nord-ovest sorgono qua e l a rompere la monotonia degli altipiani, dando alla regione con le catene secondarie correnti in direzione diversa l'aspetto come d'uno scacchiere smisurato di innumeri bacini: ora sono valli e terrazze, oasi bene spesso di verdura fra sterili piani, ora depressioni paludose e salate. Di laghi e di paludi salate  disseminato in ispecie il Gran bacino interno, dall'aspetto prevalentemente del deserto, la cui superficie da una media altezza tra i 1300 ed i 1500 metri s'abbassa in qualche punto, come nella valle della Morte, fin sotto il livello del mare.
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Ancor pi spiccata che in esso  poi l'aridit del suolo nella parte meridionale dei grandi altipiani, tutta a magre steppe od a vero e proprio deserto, in quello del Colorado in ispecie tutto rosso e levigato come un mattone, cosparso di piccole conchiglie.
Ragione principalissima di tanta aridit, cui servono di compenso dal punto di vista economico le ricchezze minerali dei Rocciosi, l'argento in ispecie,  la straordinaria scarsezza di pioggie, impedendo le grandi catene che vi giunga l'aria umida tanto dal Golfo e dall'Atlantico quanto dal Pacifico. La stessa altezza delle catene, che li ripara dai venti, offre il vantaggio d'una relativa mitezza del clima, nonostante i salti della temperatura giornaliera, cagionati dall'enorme assorbimento del calore da parte di un suolo nudo o quasi e dalla rapidissima irradiazione attraverso ad un'atmosfera quanto mai asciutta, salti che arrivano in qualche luogo perfino a 50 gradi!
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Gli altipiani mediani. - Ponte immenso gettato, per cos dire, dalla sponda orientale alla occidentale, dagli Allegani alle Cordigliere, a chiudere verso nord la grande vallata degli Stati Uniti,  una ampia zona di elevazione, che pu comprendersi sotto il nome generico di altipiani mediani: rasenta essa il bacino del S. Lorenzo ed i cinque grandi laghi canadesi, tocca quindi le sorgenti del Mississippi e prosegue poi verso ovest, ora scendendo ora risalendo, fino ai Rocciosi. Corre su questa elevazione lo spartiacque tra i fiumi, che sboccano nell'Atlantico settentrionale nella baia d'Hudson e nell'Oceano glaciale, ed i fiumi che sboccano nel golfo del Messico; cosicch essa si presenta come un confine naturale oltrecch politico: al nord l'America inglese, che declina verso i mari settentrionali, al sud gli Stati Uniti che s'aprono verso il Golfo del Messico. l'altitudine di tale zona  di circa 200 metri sulla piattaforma dei cinque Grandi Laghi canadesi, che comunicando tra loro costituiscono un vero mediterraneo d'acqua dolce per l'estensione di ben 238.000 kmq.: sono essi il Lago Superiore su cui trovasi la pi ricca zona di rame del mondo, l'Huron dalle rive erte e rocciose, dalle molteplici baie, penisole ed isole, il Michigan monotono nell'uniformit delle sue rive basse e piane, l'Erie e l'Ontario che nella loro sagoma allungata sembrano segnare il passaggio dalla forma lacustre a quella fluviale del S. Lorenzo, il magnifico fiume dalle acque chiare e dalle rive selvose: fra l'Erie e l'Ontario la famosa cascata del Niagara, vera forra tagliata in un gradino, che l'immane valanga d'acqua salta a precipizio da un livello di 172 metri ad uno di 72.
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All'ovest dei Grandi Laghi l'altezza media degli altipiani mediani va aumentando fino ai 300 e 400 metri, ed il paese presenta l'aspetto pi variato per un intrecciarsi continuo di foreste, steppe, praterie, laghi, rupi, massi erratici, barriere moreniche, di cui abbonda un terreno costituito nel periodo glaciale con materiali d'erosione e d'alluvione.
Pi ad ovest ancora il dileguarsi degli arbusti e dei cespugli, il diradare degli alberi, il succedersi dei tappeti erbosi alla massa dei frutici ingombranti le foreste annunziano il passaggio dalla regione nord-americana delle foreste a quella delle praterie, oltre le quali s'arriva ai Rocciosi.
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Il bacino del Mississippi. - A mezzogiorno di questi altipiani mediani si distende, come dicemmo, il grande avvallamento del fiume mastodontico, che nasce da essi ad un'altezza di circa 514 metri,  lungo 4200 km. e contando il Missouri 6750, largo in media quasi costantemente da 500 a 1400 metri e profondo dai 40 ai 60: dal piede degli Allegani come da quello delle Cordigliere il terreno scende con doppio pendio fino al bassopiano, costituito dalla valle propria del fiume al sud del suo confluente col Missouri e dalla grande zona che incornicia il Golfo del Messico.
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Il pendo occidentale  costituito per la massima parte dalla regione dei Plains e Praterie, enorme triangolo col vertice tra i Rocciosi e gli altipiani mediani la base tra la stessa Cordigliera e la valle del Mississippi: in esso predomina la prateria (prarie) dai grassi pascoli nella parte pi orientale, la steppa (plain) rivestita di cespugli e di sterpi, che soffocano le vere erbe, in quella pi occidentale. Torme innumerevoli di bisonti, detti bufali dagli Americani, ristrette dalla civilt in minori confini, tutto popolavano un giorno quel mare di erbe e di fiori che costituisce la prateria:  questa infatti nella stagione migliore un vero mare, cui le masse arboree danno le isole, i venti le tempeste. Il colore suo predominante  il rosso in primavera, il bleu in estate, il giallo in autunno; ma quando il vento soffia impetuoso tra le foglie delle leguminose dal rovescio biancastro e vellutato, allora si vede la massa verdeggiante moltiplicarsi in onde infinite orlate d'argento.
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Nel pendio orientale predomina invece la foresta ed in questa le specie vanno mutando col procedere dal nord al sud, dalle quercie e dai faggi ai castagni alle palme alle magnolie fino al trionfo completo della natura tropicale nella zona adiacente al Golfo del Messico.
Le due forme di vegetazione, che in perfetta corrispondenza con le condizioni climatiche si dividono il suolo degli Stati Uniti, la forma di foresta ad oriente e quella di steppa o prateria ad occidente, vengono cos ad incontrarsi nel bacino del Mississippi: in esso, ad ovest del gran fiume, lungo il 95 meridiano O. di Greenwich, abbiamo pu dirsi il passaggio dalla regione delle foreste, che deve all'abbondanza delle precipitazioni atmosferiche il suo splendido manto e la sua grande fertilit, alla regione delle praterie e delle steppe, la cui esistenza si deve ascrivere principalmente, nonostante altre ipotesi diverse (grossolanamente ingenua fra le tante quella indiana del fuoco devastatore) all'asciuttezza del clima, al diverso grado della quale corrispondono appunto le sottodivisioni in prateria e steppa, e col variar della quale di epoca in epoca si sposta pure il limite delle foreste e delle praterie.
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Dal confluente del Missouri in gi, tra i due pendii dei Rocciosi e degli Allegani, si estende per una larghezza, che varia dai 60 ai 120 km., la valle propria del Mississippi, antico golfo ricolmato nei secoli dalle alluvioni: bluffs sono dette le rive dell'antico letto, in cui correvano un giorno i rami paralleli del fiume costituenti oggi il bassopiano alluvionale, porzioni di suolo naturalmente pi solido per la maggiore grossezza dei materiali costitutivi, le quali di tratto in tratto spingono fino alle rive del fiume attuale degli speroni, su cui sorgono le citt; bottoms (fondi) i tratti di bassissimo livello, d'ordinario paludosi, inondati dal fiume nelle sue piene.
Allagano queste annualmente enormi territori, dove la mano dell'uomo non v'abbia opposto nelle dighe un ostacolo sufficiente, inondano un suolo sabbioso rendendolo fertile col limo ferace depositato, sradicano e trasportano seco nel ritirarsi un'infinit d'alberi e di piante dalle allagate foreste di pioppi quercie cipressi tulipiferi noci, che arrivano sino alla sponda del fiume.
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A destra ed a sinistra il padre dei fiumi protende, smisurato Briareo, le sue enormi braccia, massime fra tutte l'Ohio a sinistra, che coi suoi affluenti e subaffluenti conduce alla piattaforma dei Grandi Laghi ed agli Allegani, e a destra il limoso Missouri coi suoi innumeri tributarii che conducono per le praterie ai Rocciosi, affluenti tutti navigabili i quali formano coi 3000 km. navigabili del Mississippi e coi 3000 e pi, che vanno dalla foce del San Lorenzo all'estremit occidentale dei grandi laghi, un'immensa rete fluviale preparata dalla natura ai bisogni della civilt e completata dall'uomo mediante canali che mettono in comunicazione le regioni pi produttive del Nord-America, cio la zona costiera orientale, il bacino dei Grandi Laghi e quello del Mississippi.
Al confluente del Red River comincia in senso largo il delta del Mississippi, iniziandosi da esso la diramazione delle sue acque in vari rami: in senso stretto per, intendendo per delta la sola regione costituita dalle alluvioni del fiume, esso si limita ad una lingua di terra che s'avanza per 80 km. nel mare e si divide in tre punte, percorse ciascuna da un ramo del fiume, formando la cos detta Zampa d'oca. Sono ben 32000 kmq. d'un suolo alto sul mare appena 1 metro, tutto paludi e pascoli, coll'unico porto di New Orleans sulla sinistra del gran fiume.
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La febbre gialla desola questa regione come quasi tutta del resto la costa paludosa, con cui termina il largo bassipiano che incornicia il Golfo del Messico. La baia di Galveston, laguna in cui sbocca la navigabile Trinity, ad ovest e l'estuario di Mobile, formato dall'Alabama e dal Tombigbee, fiumi in parte navigabili, ad est, sono con New Orleans gli unici sbocchi, pu dirsi, del largo bassopiano che per clima culture e prodotti appartiene alla zona tropicale.
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La Florida. - Dove per la natura tropicale si manifesta in tutta la sua forza  nella Florida, la quale sia pel livello sia per le coste pu considerarsi come un prolungamento della zona costiera, vero tratto d'unione tra la fascia orientale e quella meridionale degli Stati Uniti.  questa penisola tutta una bassura di paludi e di laghi, terminante all'estremit sua in un intreccio di formazioni coralline analoghe a quei key od isolotti schierati a sud ovest di essa.
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Nelle parti non paludose della penisola sorgono foreste naturali di pini e cipressi, boscaglie di quercie ed allori, cespugli sempre verdi di gelsomini e, lungo i rivi, di magnolie, a cui si frammischiano alberi da gomme, jucche, agavi, cactus, palme arboree; mentre la mano dell'uomo pu trarre dal suolo, come nel rimanente bassopiano costiero, tabacco cotone maiz frutta meridionali: nella parte meridionale abbondano i pascoli adatti al bestiame bovino: ne' luoghi sabbiosi sono i soliti pine barren od oasi di pini: nelle paludi infine, animate da una quantit stragrande di uccelli acquatici di pesci e di tartarughe, prospera il riso e nelle isole da esse sommerse lo zucchero.
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I fiumi della penisola, che scorrono totalmente in pianura con un corso lentissimo per la mancanza di pendo, sono in gran parte innavigabili perch ingombri di taxodie di giunchi di canne. Inospitali quanto mai sono le coste: "gli ancoraggi, inaccessibili a grosse navi, sono deserti e muti recessi, in cui tutto  immobile, le acque mezzo stagnanti, la lussureggiante vegetazione tropicale simile pi ad una corona mortuaria che a un serto festivo, sovrano il silenzio e la quiete rotta solo da un'infinit di uccelli acquatici": unici porti e mediocri anch'essi per la vasta penisola Sant'Agostino sull'Atlantico e Pensacola alla foce dell'Escambia sul Golfo del Messico.
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Il Piedmont e la zona costiera dell'Atlantico. - A nord della Florida continua sempre quel bassopiano costiero, che fascia, pu dirsi, gli Stati Uniti ad est come a sud, dalla foce del Rio Grande del Norte sul Golfo del Messico a quella dell'Hudson sull'Atlantico. Tra gli Allegani ed il litorale dell'Atlantico si distende la larga zona pianeggiante del Piedmont dalle culture subtropicali: il suolo  qui costituito da una triplice serie di terrazze, che dal piede dei monti vanno successivamente degradando fino a terminare dopo una sessantina o pi di km. al livello quasi dell'Oceano ed anzi in alcuni tratti al di sotto di esso. Le due prime terrazze alte rispettivamente una sessantina ed una trentina di metri sul mare e larghe. insieme una sessantina di km. seguitano come i declivi orientali degli Allegani ad essere vestite di ricca vegetazione arborea, (aceri, quercie, noci) e sono suscettibili delle pi ricche culture; la zona pi bassa, perfettamente orizzontale,  un succedersi di tratti asciutti e sabbiosi e di tratti paludosi e fangosi, tutti coperti di macchie di cedri pini cipressi (pine barren) , ma lungo i fiumi ha alberi frondosi e tratti coltivati; l'estremo lembo infine, detto Sea Island,  conteso pu dirsi dalla terra e dal mare: i fiumi si allargano in forma di laghi e la costa termina in cordoni litorali e paludi separate dal mare da lembi ristretti di terra ferma, che vengono essi pure come i cordoni allagati dalle onde burrascose e superati dalle forti maree.
Una vegetazione fittissima e impenetrabile di piante spinose e allaccianti, sulla quale dominano i cipressi, donde il nome di Cypress swamps, ricopre queste paludi, di cui pu offrire il tipo la Dismal swamp (palude letale) sulla costa della Carolina Settent., fra la baia di Chesapeake ed il Capo Fear. In queste paludi e lagune muoiono in generale i fiumi del paese, il quali dopo un brevissimo corso montano corrono per la maggior parte in pianura.
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Conseguenza di tutto ci  la difficolt estrema della navigazione in questa parte della costa atlantica: unici porti e cattivi ancor essi pei banchi di sabbia anteposti sono quelli attuali di Charleston, sul confluente dell'Ashley e del Cooper, e di Savannah sul fiume omonimo.
Oltre il capo Hatteras, in mezzo alla Dismal swamp, il litorale diretto fin l verso nord-est piega brascamente verso nord-ovest, e col cambiamento di direzione cambia pure la natura di esso, come muta del resto l'aspetto tutto del paese per la maggiore vicinanza dei monti al mare e pel passaggio dalla zona subtropicale alla temperata. Colla profonda baia di Chesapeake, dove mettono foce vari fiumi tra cui il Potomac, ed abbondano i porti tra cui l'attuale Baltimora, la costa comincia ad essere frastagliata ed a crescere sempre pi di rilievo col procedere verso nord. Le minime valli diventano lunghi estuarii, le pi piccole ondulazioni del terreno lunghe penisole, donde rade immense e meravigliosamente protette, capaci di ricettare flotte intere, la cui navigazione continua in quei fiumi lenti e profondi, che attraversano regioni favorite da incalcolabili ricchezze naturali, minerali in ispecie: tali la profonda baia del Delaware colla citt attuale di Filadelfia, che a 150 km. dall'Oceano ne sente nondimeno la marea, e quella, dove oggi sorge New-York, dell'Hudson, il fiume solenne dal letto largo e profondo simile ad un braccio di mare, che sente la marea a ben 230 km. dalla foce ed  messo in comunicazione mediante canali coi Grandi laghi e col San Lorenzo. E mentre con la navigabilit del corso medio e inferiore questi fiumi favoriscono prodigiosamente il commercio, colla forza motrice da essi somministrata nel corso superiore in ispecie sembrano invitare all'esercizio dell'industria.
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La Nuova Inghilterra. - Ci s'avverte tanto pi oltre l'Hudson, nel tratto pi settentrionale della zona atlantica degli Stati Uniti: costituisce questo tratto la Nuova Inghilterra, paese dal suolo roccioso e poco fertile e dal clima freddo e continentale nonostante la posizione sul mare per la prevalenza dei venti occidentali.
I monti seguono qui da presso la costa ed i fiumi, scorrendo quasi totalmente fra essi in letti ampi ma rocciosi con rapide e cateratte frequenti, se non sono che in piccola parte adatti alla navigazione, possono in compenso dar vita ai maggiori stabilimenti industriali. Ai traffici marinari sembra invece invitare gli abitanti la costa alta varia dai mirabili contrasti di rupi e di cupa vegetazione, ricca di ottimi porti fra cui maggiore di tutti Boston sulla baia di Massachussets.
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Regione costiera dell'Atlantico, bacino del Mississippi, altipiani occidentali, regione costiera del Pacifico sono dunque a grandissime linee i territori, che si aprivano dall'Atlantico al Pacifico alla colonizzazione europea: alle paludi del litorale succedevano fertili terre pianeggianti e poi montagne non facili a superarsi pel fitto manto di boschi; oltre le montagne continuavano le foreste, seguite pi in l da praterie da steppe e finalmente da regioni aride o da veri deserti; quindi un'altra zona quanto mai impervia di altipiani salati e monti nevosi, finch sul Pacifico, l'oceano futuro degli Americani, s'apriva quale compenso adeguato alle difficolt del cammino l'incantevole vallata californiana.
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Questo passaggio successivo da un paese ad un altro affatto diverso per flora ed aspetto del suolo, che corrisponde al succedersi delle varie zone climatiche, determiner appunto il processo della colonizzazione interna e della civilt americana; la quale, ostacolata nella sua marcia da oriente ad occidente da catene montuose e sterilissime lande, non trover invece alcun intoppo alla sua espansione da nord a sud, dalla Nuova Inghilterra alla Florida, dai Grandi Laghi al Golfo del Messico, mentre in un senso e nell'altro trover nella variet straordinaria di sedi, diverse fra loro per clima aspetto e prodotti, un'abbondanza e moltiplicit di elementi naturali di progresso non offerta forse mai ad alcun altro popolo. N a garantire le sorti dell'agricoltura, la ricchezza prima del paese, a mantenere perenne la fertilit della terra di fronte agli sperperi dell'avidit umana, la natura mancava di assicurare una riserva enorme di forze produttive nel guano, di cui abbondano alcune isole, e pi ancora nei vasti depositi di grunsand e fosforite, ottimi concimi minerali, frequenti lungo le coste dell'Atlantico.
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Nota: Per maggiori ragguagli geografici sugli Stati Uniti vedi il primo volume dell'opera magistrale del RATZEL (Die Vereinigten Staaten von Nord-Amerika. Mnchen, 1878-80) , il libro XVI (Les tats Unis) dell'opera del RECLUS (Nouvelle Gographie Universelle. Paris, 1892) , ed infine la sezione riguardante gli Stati Uniti del volume secondo dell'opera La Terra del MARINELLI (pag. 3-198) , dovuta alla penna del prof. Porena, lavori dai quali ho desunto questo quadro a grandi linee del paese anglo-americano, pure servendomi di preferenza come dello scritto sull'argomento pi diffuso in Italia di quello del Porena, che spesso ho riassunto con le stesse parole.
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Ma quali erano gli abitatori del fortunato paese, quando l'alba della societ anglo-americana spuntava appena sul cielo della storia?
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2. I MOUND-BUILDERS.
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Nella vallata del Mississippi, lungo l'Ohio il Wisconsin lo Jowa, l'occhio del visitatore  preso da meraviglia e l'animo suo si lascia andare alle ipotesi pi varie alla vista dei Mounds. Consistono questi, come dice il nome, in terrapieni: ora sono ridotti d'area spesso estesissima, circondati da dighe o bastioni, e contenenti serbatoi d'acqua artificiali; ora arginature lunghe in certi casi le 15 e le 16 miglia (3); ora piattaforme di varia grandezza, alte 60 e 90 piedi (4) sul suolo, alle quali si sale mediante una scala scavata nella terra; ora infine una serie di piccole opere disposte a distanze quasi uguali ed in linea retta per parecchie miglia.
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Fine ed ufficio loro, a giudicare dagli avanzi, deve essere stato di difesa in alcuni casi, di abitazione o di tempio in altri; varia pure ne  la forma, da quella geometrica di circoli, di quadrati, di poligoni, di elissi regolarissime, a quelle assai strane d'animali o d'esseri umani. Famosi tra gli altri il mound del serpente nell'attuale contea di Adams nell'Ohio, costrutto sopra un rialzo del terreno, che costeggia il fiume, tutto a spirali come un immenso serpente, lungo un migliaio di piedi e largo cinque, colla coda attorcigliata in tre giri e con una specie d'uovo lungo 160 piedi nella bocca; il mound dell'elefante nel Wisconsin lungo 135 piedi e molto simile a quell'animale; il mound dell'orso nel Kentucky ed altri.
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I luoghi dove sorgono sono evidentemente scelti ad arte per ragioni commerciali o di difesa, in genere lungo i fiumi navigabili od alle loro confluenze: il materiale adoperato generalmente  la terra, ma non mancano avanzi di mattoni, pietre lavorate e persino legname: utensili ed ornamenti in rame argento e pietre preziose, scuri, scalpelli, braccialetti, coltelli, pezzi di tessuto, stoviglie primitive e vasi di terra dagli svariati ornamenti, oggetti in creta della forma d'uccelli quadrupedi uomini, graffiti e bassorilievi rappresentanti essi pure uomini ed animali, scheletri in polvere, ecco quanto hanno lasciato i Mound-builders, i costruttori cio dei mounds; abbastanza per tramandare il ricordo di s, troppo poco per svelarci l'enigma della loro storia.
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Erano essi i progenitori degli Indiani, cosa ben difficile quando si paragoni la civilt di questi alla loro? Erano trib affini a quegli Indiani Pueblo del Nuovo Messico, che abitano tuttora in enormi edifici di pietra dalle mura altissime scavalcate in mancanza di porte mediante scale a piuoli, edifici costrutti in cima ai colli e contenenti persino 5000 persone, opinione anche questa improbabilissima, quando si consideri la diversit sostanziale tra queste costruzioni in pietra ed i misteriosi mounds in terra?
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O sono questi i monumenti di quell'impero grande e civile fondato, come suona la tradizione irochese, dalla trib indiana dei Lemni Lenapi, scesi dal nord-ovest nella vallata del Mississippi e scacciati di qui da genti pi barbare, che li avrebbero costretti a cercare rifugio nei pi impraticabili caons, dove pur trovansi vestigie di costruzioni stranissime? O sono opera infine di genti asiatiche, derivate da naufraghi cinesi o giapponesi sbattuti dalle tempeste sulle coste del Pacifico; o di genti venute dal Golfo del Messico, come parrebbero far credere le figure di foche e d'altri animali marini incisi nei loro strumenti? Nulla fino ad ora ci illumina sull'origine e sulla storia di questi uomini.
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Il Bancroft ne nega addirittura l'esistenza, ritenendo i loro mounds opera della natura, strane forme geologiche e nulla pi, opinione distrutta dall'esattezza matematica della costruzione, che attesta non solo una mente ma perfino l'uso di strumenti, e dagli avanzi scopertivi; il Reclus all'opposto, asserendo che mound-builders erano in grado minore gli stessi Seminoli della Florida ed i Cherochesi della Georgia, ed i Natchez del Mississippi, non vede nei mounds che l'opera di trib nord-americane per nulla dissimili salvo pel grado di civilt da quelle attuali; il Morton infine, con pi ragione forse d'ogni altro, li attribuisce a quel tipo tolteco, rappresentato pure dagli abitanti primitivi del Messico, tipo distinto fisicamente da quello nord-americano vero e proprio per essere dolicocefalo anzich brachicefalo.
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Qualche pestilenza distruttrice o qualche invasione barbarica avr probabilmente scacciato dalle lor sedi settentrionali e spinto verso sud-ovest a confondersi coi loro fratelli questi Toltechi, vissuti a quanto ritiensi dallo stato degli scheletri un duemila anni or sono, arrivati ad un grado di civilt relativamente agli Indiani avanzatissima e passati poi come un'ombra senza lasciare altra traccia che quella dei muti ricoveri testimoni dei loro amori, dei loro sacrifici, delle loro lotte, altro ricordo che quello della loro esistenza.
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3. I NORMANNI.
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Se dei costruttori dei mounds rimangono pur in mezzo alla pi fitta oscurit traccie indiscutibili di esistenza, d'altre genti venute un giorno sul suolo nord-americano parlano solo vaghe leggende dei popoli nordici. Sarebbero questi i Norsi, i padri di quegli arditi navigatori scandinavi resisi terribili non per pura leggenda a tanti paesi d'Europa. Certa pare infatti, nonostante la veste fantastica di cui si ammanta nella saga islandese, la venuta degl'Irlandesi a partire dalla met del settimo secolo in un paese da loro in seguito colonizzato e denominato la Grande Irlanda, ch'era probabilmente l'estremo N-E. del Canad e il N. Brunswick. Un fitto velo copre le vicende di questi arditi, che forse soccombettero alle ostilit degli indigeni ed all'epidemie o furono soppiantati da quei Normanni, i quali dopo essersi stabiliti nel sec. 8 e 9 nelle Frer e nell'Islanda, pur esse precedentemente occupate da Irlandesi, approdarono e si stabilirono in Groenlandia ed in altre terre pi occidentali lungo i secoli Decimo e Undicesimo. Winland (terra del vino) Helluland (terra rocciosa) Markland (terra selvosa) furono i nomi immaginosi che Leif Eriksen, figlio di Erik Raudi, l'islandese stabilito in Groenlandia, ed il compatriotta di lui Thorfinn Karlsewne davano in sull'alba del 1000 alle terre americane, in cui la critica moderna ravviserebbe rispettivamente Nuova Scozia, Labrador, Terranuova e tutt'al pi un lembo del Canad, escludendosi la costa degli Stati Uniti sino al Capo Cod, com'era opinione comune sino pochi anni addietro.
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Le relazioni fra l'Islanda la Groenlandia e la terra delle viti selvatiche, il Winland, si protrassero, pare, ad intervalli e riprese per qualche secolo, ed i Normanni si spinsero forse, se  da credere a vaghe tradizioni messicane, fino al Messico. Certo  ad ogni modo, che stabile colonizzazione bianca non vi fu neppure sulla costa dei futuri Stati Uniti, giacch non solo manca ogni prova diretta od indiretta di essa ma non si trova neppure presso le genti del nord dell'Europa la cognizione di terre, che le relazioni commerciali o la fama avrebbe in quel caso rivelate.
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I soli ed unici abitatori primitivi adunque, a noi noti, del territorio nord-americano sono quelle trib di razza rossa ivi trovate all'epoca della scoperta e conosciute in Europa col nome generico di Pelli-Rosse o di Indiani, cos detti dall'erronea opinione dei primi esploratori d'esser giunti alle Indie.
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4. GLI INDIANI.
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Gli Indiani appartengono a quella razza americana, che per la struttura somatica e pel tipo linguistico polisintetico presenta qualche lontanissima analogia colla razza mongolica, pure rimanendo una famiglia a s, diversa da tutte le altre. Prima della scoperta europea gli Indiani degli Stati Uniti attuali s'aggiravano, secondo i calcoli((5) ) pi fondati, intorno al milione, di cui un 180.000 soltanto all'est del Mississippi, ripartiti in una infinit di trib, che oggi dopo tre secoli e pi di colonizzazione bianca con relativa distruzione di alcune fra esse, migrazione o spezzamento di altre, riesce ben difficile localizzare con precisa esattezza.
Le affinit linguistiche nondimeno hanno permesso al Buschmann di riunire in gruppi queste trib, ciascuna delle quali aveva propria parlata, raggruppamento su cui il grande antropologo Waitz bas la sua classificazione.
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Nel sec. Diciottesimo noi troviamo in tutto l'estremo est, dalla Nuova Scozia alla Carolina settentrionale, gli Algonkini, divisi in un'infinit di trib; all'ovest di essi, nel New-York centrale e settentrionale, presso i Grandi Laghi, gli Irochesi, tra i quali i Seneka i Kayuga gli Onondaghi gli Oneida e i Mohawki formavano la fortissima lega delle Cinque nazioni, cui s'aggiunse pi tardi come sesta la trib dei Tuscarora, lega in guerra perpetua cogli Huroni, trib pur essi della stessa stirpe; nella parte sud-est degli Stati Uniti attuali, gli Appalachiani, tra cui famosi per bravura i Cherochesi nella valle delle Tennessee, i Natchez sul basso Mississippi, i Seminoli nella Florida; di l dal Mississippi, nelle praterie, i Dakota e i Sioux, divisi essi pure in molteplici trib, ed ancora pi all'ovest negli altipiani occidentali una serie di trib, appartenenti a quel gruppo dei Kenai estesisi per successive migrazioni dall'Alaska al Golfo del Messico.
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Per quanto varie di lingua di sede di origine di grado di civilt, belligere le une e cacciatrici, pacifiche ed agricole le altre, queste trib presentano pur sempre qualche cosa di comune che permette di parlare di un tipo fisico e sociale indiano. Brachicefalo il capo, color di rame la pelle, prominenti gli zigomi, piccoli e neri gli occhi, ispidi i capelli, l'Indiano era generalmente inferiore al bianco per forza muscolare, infinitamente superiore per forza di resistenza: agilissimo, svelto poteva percorrere in un giorno solo settanta od ottanta miglia; figlio della natura, dei cui fenomeni era osservatore finissimo, percepiva i suoni pi lontani e notava i segni meno appariscenti in quei boschi, ch'egli sapeva per quanto folti attraversare in linea retta, prendendo a guida l'aspetto della borraccine e la scorza degli alberi; grave e dignitoso nelle assemblee, vivace ne era il parlare e nella sua semplicit altamente poetico; valorosissimo in guerra combatteva con disperato coraggio, mostrandosi altrettanto crudele e spietato coi nemici quanto era paziente nel sopportare se vinto la prigionia o i tormenti senza un lamento; vendicativo per eccellenza quando si teneva offeso, ricordava ed era grato dei benefici ricevuti; attivo, instancabile, animato da vero furore in guerra nella caccia nella danza, le occupazioni preferite, era neghittoso in tutto il resto, lasciando alla donna il lavoro quotidiano per abbandonarsi bene spesso a fantastiche contemplazioni; vivo sopra tutto in lui il bisogno dell'aria aperta, radicato quell'istinto della vita nomade che la necessit economica di sempre nuove caccie, di sempre nuove boscaglie da ardere aveva istillato e mantenuto.
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Le superstizioni del totemismo erano in fondo la religione degl'indiani, ma ad esse congiungevano l'idea vaga della divinit e dell'immortalit, non senza un principio di giustizia retributiva nell'altra vita, riservante pei buoni ricchissime caccie.
"I nostri bambini non hanno peccato; quando muoiono, dove vanno?" chiedeva un indigeno a John Eliot, l'apostolo degli Indiani del Massachussets. Credevano in un Grande Spirito, di cui era simbolo il sole, ed a questo in mancanza di templi rendevano omaggio all'aria aperta, accendendo in suo onore dei grandi fuochi, intorno ai quali cantavano e danzavano con immane frastuono; un culto superstizioso tributavano pure ad animali, che rappresentavano gli altri spiriti secondari dispensatori dei beni e dei mali o simbolizzavano quel clan di cui costituivano ad un tempo e l'otem((6) ) od insegna tatuata ed il nume tutelare: tali ad esempio il lupo, il cervo, la tartaruga, il castoro, l'orso, l'airone, il falco. Il grande problema dell'origine del male s'affacciava in modo rudimentale alla loro mente: "perch Dio non ha dato un buon cuore a tutti gli uomini?" chiedeva un indiano all'Eliot; ed un altro: "poich Dio  onnipotente, perch non uccide il diavolo che ha reso s cattivi gli uomini?". La natura tutta del resto era oggetto di adorazione per l'Indiano ai cui occhi ed i venti e le stelle e le acque, come canta il Longfellow nel suo "Hiawatha", erano animati non meno degli animali e degli uomini. Nello stesso senso del sopranaturale sviluppatissimo in loro trovavano origine i magi ed i sacerdoti dotati di miracolosi poteri.
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Primitiva era la loro organizzazione politica e sociale, basata la prima sul legame gentilizio anzich territoriale, la seconda sull'uniformit di condizioni e funzioni degli individui. Si dividevano in trib e queste alla loro volta in clans o genti legate insieme dal vincolo della comune discendenza: alla testa dei clans vi era uno o pi capi detti sachem, uomini di regola ma talora anche donne: ogni villaggio costituiva uno stato indipendente, una piccola democrazia, a cui erano ignote generalmente e schiavit e caste privilegiate. Come presso gli antichi Germani, in cui tutti erano uguali, i capi dovevano la lor elezione alla stima personale, ispirata dal loro valore, e duravano in carica finch sapevano mantenersi tale stima: in guerra essi stimolavano colla voce sonora i commilitoni, in pace trattavano coi sachem degli altri clans gli affari generali della trib. Il grado pi alto di sviluppo politico, se cos pu chiamarsi, di questa razza era dato dalle confederazioni fra le varie trib, pi famosa di tutte quella gi ricordata delle Cinque nazioni irochesi, retta da una specie di consiglio federale di 50 capi alla cui testa stavano due comandanti supremi.
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Come l'autorit nell'opinione, cos la legge risiedeva nell'uso e nella tradizione orale: i loro concetti giuridici erano ancora allo stato embrionale: la vendetta del sangue il modo pi comune di punire le offese. Propriet collettiva era la maggior parte del suolo, sia coltivato che lasciato ad uso di caccia; ma dalla propriet collettiva s'era svolta e viveva accanto ad essa una propriet privata, il cui concetto era altrettanto rigido in seno alla trib quanto elastico nei rapporti con le altre trib. La famiglia era generalmente su base monogamica, ma anche la poligamia era permessa: frequentissimo perci il divorzio per le pi futili ragioni, schiava dell'uomo la donna.
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Non conoscevano linguaggio scritto ma coi segni tracciati sulle roccie e sugli alberi comunicavano fra loro benissimo: i loro annali erano dei segni simbolici semplicissimi incisi sugli alberi, dopo averne tolta la corteccia pi esterna, dei canti guerreschi, delle cinture di wampun o chicchi forati fatti colle conchiglie; a queste affidavano pure per anni ed anni la memoria dei trattati, cui mantenevano fede incrollabile. Non conoscevano moneta, in cui vece servivansi dei wampun, uso imitato dagli stessi coloni bianchi nei primi tempi.
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Abitavano ora isolati in capanne dette wigwams, costruite di pelli e di scorza d'albero, ora raccolti in parecchie famiglie in ricoveri assai ampi costrutti di scorza e di pali; vivevano dei prodotti della caccia e della pesca, di maiz, di bacche; usavano il tabacco ma non conoscevano bevande inebrianti; costruivano insieme coi rozzi utensili d'uso pi comune, come stuoie di vimini, mortai di legno, vasi di terra, ami d'osso e reti di canapa, degli ingegnosi arnesi imitati poi dagli stessi coloni, come i patini da neve e le canoe. I patini, con cui scivolando sulla neve riuscivano a raggiungere alla corsa lo stesso cervo ed il daino, consistevano in un ramo d'acero, curvato nel mezzo finch le due estremit si riunivano in punta, e riempito nel vuoto con una rete fatta di pelle di cervo cui s'attaccava con corregge il piede coperto soltanto da un leggiero moccason o pianella: ogni trib aveva uno stampo diverso di patini. La canoa consisteva in una corteccia di betulla bianca, che si sbucciava tutta intera dall'albero, distesa sopra una leggerissima ossatura di cedro bianco, cucita ad essa con radici di cedro e spalmata al di fuori d'una pece ricavata dalla gomma degli alberi: erano imbarcazioni dalla forma svelta ed elegante, che contenevano al massimo 10 o 12 uomini, e pescando pochissimo scivolavano rapidamente sulle acque meno profonde.
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Si dipingevano il corpo, vestivano pelli di animali, si ornavano il capo di penne, le rozze vesti di conchiglie. I lavori domestici, la poca agricoltura affatto primitiva era lasciata dall'Indiano alla sua squaw o donna; sua occupazione pressoch esclusiva era la caccia o la guerra esercitata pi che altro a scopo di rapina. Quale fonte normale di sussistenza, come suole accadere presso i selvaggi ed i barbari, aveva pertanto la guerra una parte importantissima nella vita sociale delle trib indiane, sempre in lotta fra loro, ora sole ora federate.
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Cerimonie singolarissime la precedevano: digiuni e preghiere al Grande Spirito da parte del sachem, che tintosi di nero andava a nascondersi nei boschi per interrogare la divinit, e ottenuto nel sogno responso favorevole tornava fra i suoi, invitava nel proprio wigwam i guerrieri a lauto banchetto, finito il quale cominciavano le danze guerresche, che si protraevano tutta la notte tra il bagliore dei fuochi, tra i canti marziali e le grida selvaggie. Al mattino partivano per la spedizione dopo essersi spogliati di tutti gli ornamenti che consegnavano alle loro donne: entrati in campagna pi che battagliare in campo aperto ricorrevano alle sorprese, ai tradimenti, agli stratagemmi d'ogni sorta, alle imboscate; loro armi d'offesa le freccie ed il tomahawk o scure di pietra, di difesa scudi di pelle di bisonte o corazze di vimini; sul nemico vinto praticavano lo scalp, atto nazionale per eccellenza di inaudita ferocia, che consisteva nell'incidere la cotenna alla base del capo e quindi strapparla afferrando quel ciuffo, che unico portavano gli Indiani in mezzo alla testa rasa; erano questi i pi gloriosi trofei che i padri tramandassero ai figli.
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Un milione dunque all'incirca di questi esseri deboli, miti in pace, in guerra feroci bens ma armati di freccie di legno e scuri di pietra, privi delle pi elementari risorse di vita e di resistenza di una qualsiasi civilt un po' avanzata, dispersi sovratutto su un immenso territorio pressoch vergine e divisi in un'infinit di trib ostili fra loro e separate bene spesso da enormi spazi vuoti, favorevoli quanto mai all'incunearvisi della colonizzazione bianca, ecco i padroni del suolo, dove la razza ariana sarebbe salita alla pi alta potenza nel mondo, ecco l'elemento etnico indigeno, di fronte a cui veniva a trovarsi la colonizzazione bianca((7) ) .
Chi erano i pionieri di questa? quali fra le genti d'Europa schiudevano prime questo vasto campo all'umana attivit ed ai trionfi del pi avanzato progresso?
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5. PRIME ESPLORAZIONI E RICOGNIZIONI EUROPEE.
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Se la storia generale della scoperta americana  iniziata ex integro dalla triade tutta italiana, Cristoforo Colombo, Paolo Toscanelli del Pozzo ed Americo Vespucci, sulle cui orme materiali od intellettuali si spinge baldanzosa dai porti dell'Occidente una pleiade di navigatori italiani e stranieri a scoprire ed esplorare le nuove terre; la storia speciale dell'esplorazione nord-americana, pur cominciando anch'essa a stretto rigore cogli ardimenti del genio latino, trova la sua preistoria in quelle audacie normanne, consacrate dalla leggenda, ed in quell'esercizio della pesca continuato per secoli nei mari pi settentrionali d'America da parte degli occidentali: di quelle infatti si presentano continuatrici non pi leggendarie ma storiche, di questi risolcano la via le navi del veneziano Giovanni Caboto, che sul finire del secolo XV pone il piede pel primo sul continente nord-americano.
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Se l'Italia per dava al mondo i geni maggiori della navigazione, essa non dava al Nord-America pi che al Sud-America i pionieri della colonizzazione: prima tra le nazioni europee per lo sviluppo di civilt, essa non poteva entrare per la sua posizione geografica e per le sue condizioni politiche in un arringo coloniale, cui quella e queste spingevano gli altri paesi dell'Occidente.
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L'Europa occidentale si presentava allora quanto mai adatta alla conquista ed alla colonizzazione del nuovo mondo. Le grandi scoperte geografiche avevano portato con s una completa rivoluzione, trasportando il centro della civilt fuori di quel bacino del Mediterraneo, che per tanti secoli era stato il teatro degli smerci internazionali e la sede d'ogni potere politico e commerciale: tracciata dai porti occidentali la nuova strada alle Indie, scoperta dai medesimi porti l'America, ad essi faceva capo quel commercio mondiale, che abbandonate le terre ed i mari chiusi si esercitava attraverso l'Oceano, e col commercio la ricchezza e la forza politica, lo sviluppo della civilt.
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Alla difesa di questi nuovi commerci erano necessarie delle flotte armate, a compiere le nuove conquiste nei mondi lontani occorrevano potenti organismi politici, e di tali mezzi potevano disporre appunto quei grandi Stati allora allora costituiti in Occidente sulle rovine del feudalismo, quelle societ in cui l'industria nascente e la stampa andavano accrescendo la fortuna e l'influenza di robuste classi medie.
Portoghesi, Spagnuoli, Francesi ed Inglesi, sentinelle avanzate del mondo bianco sulle coste dell'Atlantico, sono infatti i popoli che compiono le prime esplorazioni, le pi antiche ricognizioni, per dir cos, sul suolo nord-americano, prima che gli Olandesi sorti a gagliarda vita nazionale s'aggiungano ultimi per tempo, non per fortuna, a contendere loro il primato dei mari.
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I Portoghesi. - Famosi per le loro scoperte nei mari d'Africa e d'Asia, i Portoghesi, se lasciarono di s traccia imperitura in tanta parte dell'America meridionale, non ne lasciarono affatto in quella settentrionale. Mentre invero il Cabral navigava a mezzod e veniva dalle tempeste gettato sulle coste del Brasile, ignoti navigatori portoghesi compievano delle scoperte intorno al 1501 lungo le coste della Florida e forse della Carolina ed il Cortereal tra il 1500 ed il 1502 navigava per incarico ufficiale della corona portoghese a settentrione del continente americano: per il suo primo viaggio, in cui approdava alla spiaggia del Labrador e spaventato dalla crudezza del clima rivolgeva verso sud la prora delle sue navi, non aveva altro effetto che la rapina d'alcune decine d'Indiani tratti in schiavit ed una relazione della flora rigogliosa dei paesi esplorati; nel secondo viaggio poi periva lo stesso esploratore, massacrato forse col suo equipaggio dagli Indiani; n pi dopo di lui il governo portoghese pensava all'America settentrionale.
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Gli Spagnuoli. - Pi fortunati dei loro confratelli, ma non destinati a raccogliere nella parte settentrionale del nuovo continente gli allori grondanti sangue della parte centrale e meridionale, furono gli Spagnuoli, quantunque abbiano fondato nel Nord-America la prima stabile colonia e vi si siano mantenuti fino al secolo diciannovesimo. Un anno prima infatti che Vasco Nuez de Balboa, superato l'istmo di Darien, rivelasse all'Europa il Grande Oceano, constatando cos l'esistenza indiscutibile d'un nuovo continente, quando gi i viaggi di Colombo, Alonso Hojeda, Vicente Yanez Pinzon, Diego de Lepe, Pietro Alvarez Cabral, Diego di Nicuesa hanno scoperto ed esplorato buona parte dell'America centrale e meridionale; gli Spagnuoli sbarcavano nel 1512, il giorno della Pasqua di Rose, a quella penisola che appunto per ci fu detta Florida. Venivano essi da Porto-Rico e li guidava il vecchio Ponce de Leon, gi governatore di quell'isola, uno dei pi intraprendenti e feroci avventurieri coloniali, il quale aveva armato a proprie spese tre bastimenti per conquistarsi un regno e ritrovare ad un tempo quella fonte di eterna giovinezza, che la leggenda affermava esistere in quei paraggi.
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La superstiziosa speranza rimase naturalmente delusa, n pi soddisfatta fu quella di grandi tesori auriferi, ch'era stata tra i moventi primi della conquista: Ponce de Leon ottenne dal Re di Spagna il governo della Florida col patto di colonizzarla, ma tale opera incontr le pi vive difficolt da parte degl'indigeni maltrattati dai conquistatori; e lo stesso Ponce de Leon, ferito mortalmente dagl'Indiani nel 1521 in una seconda spedizione, andava a morire a Cuba, non lasciando d'immortale, egli che aveva aspirato all'immortalit materiale, che il nome, strettamente legato alla conquista spagnuola della Florida. N maggior fortuna ebbero gli altri avventurieri spagnuoli, sbarcati col per appagare insaziabile sete di guadagno, massimo fra tutti quel Ferdinando de Soto il quale, geloso dei bottini peruviani di Pizzarro, di cui era stato compagno, navigava da Cuba alla volta della Florida nel 1539 alla testa d'oltre 600 spagnuoli armati pomposamente e pieni di entusiasmo, caccia febbrile ai vantati tesori auriferi del paese pi che conquista territoriale, spedizione disastrosa condotta per anni fra stenti ed ostacoli insormontabili, impresa in cui religione superstizione avidit orgoglio e tenacia indomabile s'uniscono insieme a darci uno dei quadri pi smaglianti dello spirito di avventura dell'epoca, uno dei tipi pi genuini di avventuriero spagnuolo: guidato dalla febbre dell'oro attraverso il continente, il De Soto non vi trovava e scopriva che la sua tomba, il grande fiume Mississippi da lui risalito fino al Missouri; e la sua salma, in esso gettata dai superstiti nel 1542, pareva quasi consacrare alla conquista spagnuola l'intera vallata del gran fiume.
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Diversi i moventi ma triste del pari era nel 1549 la fine del domenicano Cancello, invano recatosi nella Florida per convertirvi gli indigeni: pareva che la morte medesima stesse a guardia della penisola infausta contro l'orgoglio castigliano, che vittorioso in ogni parte altrove non riusciva qui a conquistare un paese imbevuto ormai di tanto sangue d'hidalghi e tanto calorosamente agognato.
All'orgoglio castigliano non tarda anzi a contrastare il passo quello della nazione rivale, la Francia. Una colonia ugonotta, guidata da un ardito navigatore di Dieppe, Giovanni Ribault, intraprende l'opera ideata dall'ammiraglio Coligny, che sognava di fondare in America un impero francese protestante quale rifugio dei perseguitati ugonotti, sbarcando nel 1562 alla Florida: Forte Carlo fu detta la colonia e Carolina il paese, in onore di Carlo Nono.
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La fame e gli stenti fecero naufragare l'impresa, che fu ripigliata con pi fervore all'arrivo di una nuova comitiva di emigrati ugonotti nel 1564 sotto il comando del Laudonniere, e parve dover riuscire al ritorno del Ribault sbarcato con granaglie strumenti e coloni. La classe inferiore dei coloni si componeva di spregevoli avventurieri, i quali fecero della colonia regalata alla madrepatria dalla fede e dall'entusiasmo un nido di pirati, che gabellavano per patriottismo la preda delle navi spagnuole.
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Ma ecco alla sua volta ridestarsi contro questi eretici francesi il fanatismo coloniale e religioso spagnuolo nel feroce capitano Pedro Melendez de Aviles, il quale ottiene da Filippo Secondo la carica di governatore della Florida con tutti i vantaggi relativi al patto di conquistarla in tre anni, ridurla al cattolicesimo mediante l'introduzione di preti e gesuiti, e colonizzarla: abituato alle stragi ed ai saccheggi, il restauratore del dominio spagnuolo e della chiesa cattolica nella Florida assale e massacra senza ombra di scrupolo i coloni francesi e prende possesso in nome del re di Spagna di tutta l'America settentrionale, procedendo subito alla fondazione di Sant'Agostino, la pi antica citt degli Stati Uniti attuali.
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Il governo francese non si mosse per vendicare i coloni massacrati e la Spagna grazie al delitto del Melendez rimase signora incontrastata di questi territori, non ostante il tentativo fatto nel 1568 dal coraggioso guascone Domenico de Gourgues di vendicare col massacro di coloni spagnuoli quello dei suoi compatriotti.
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Nonch per crearvi una civilt nuova, la Spagna era incapace di colonizzare in modo duraturo un lembo solo del vastissimo paese, che nelle carte spagnuole dell'epoca ad essa  assegnato col nome generico di Florida, dal Golfo del Messico al Canad. Anche in questo, come in altri campi della sua attivit, il carattere di quella nazione offriva un singolare miscuglio d'ingorda avidit e di fanatismo religioso: navigando alla volta dell'Occidente i suoi eroi, pieni ancora dello spirito cavalleresco e dell'entusiasmo della crociata secolare contro i Mori, credevano in buona fede di muovere ad una nuova crociata, in cui la pi brillante fortuna sarebbe stato il premio immediato della loro piet. .
Miniere d'oro e di argento inesauribili, fiumi dalle sabbie preziose, provincie ed imperi da guadagnare in poche settimane colla punta della spada, citt dai templi e dai palazzi d'oro da saccheggiare, popolazioni deboli ma ricchissime da convertire alla fede ed asservire alla corona cattolica, ecco quanto sognavano questi avventurieri nella loro esaltata fantasia, ecco quanto loro mostravano coll'esempio i pi fortunati, i Pizzarro ed i Cortez. Non eccesso di popolazione in patria, non bisogni commerciali od industriali, non idealit religiose politiche o morali spingevano verso il nuovo mondo questi fanatici d'oro di gloria militare e di conquista, i quali la propria esaltazione ed ambizione non i destini di un popolo portavano seco: ben potevano essi mantenersi nelle Indie Occidentali, nel Messico, nell'America meridionale, dove l'oro la fertilit straordinaria del suolo lo sfruttamento spietato degli indigeni e ben presto dei Negri appagava immediatamente la loro ingordigia; ma non gi in un paese, dove solo una lotta senza tregua contro la natura e gli indigeni avrebbe strappato al suolo le ricchezze inesauste, dove la fortuna sarebbe stata premio del lavoro non gi della semplice conquista.
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Ponce de Leon, de Soto, Melendez e simili avventurieri coloniali, per quanto esuberanti di vita, erano rappresentanti troppo genuini della loro stirpe per dar vita ad una civilt nuova, che avrebbe dovuto basarsi su principi diametralmente opposti a quelli della societ spagnuola dell'epoca.
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I Francesi. - Pi atti senza confronto degli Spagnuoli a colonizzare tali paesi sarebbero stati per le loro condizioni sociali e psicologiche i Francesi, se il loro governo distolto dalle lotte religiose e politiche, che ardevano in patria, non avesse lasciato miseramente svanire l'occasione, come vedemmo, di fondare nella parte meridionale del Nord-America un immenso impero coloniale. Pi fortunati invece riuscirono essi nella parte settentrionale, dove dall'esplorazione del golfo di San Lorenzo, per opera di Dionigi d'Honfleur nel 1506,  un succedersi per tutto il secolo sedicesimo di viaggi e scoperte dovute alla loro intraprendenza, al loro amor proprio nazionale.
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Lo spirito d'avventura l'ambizione la gelosia contro il fortunato rivale fanno trovare presso Francesco I la migliore accoglienza ai disegni di Giovanni da Verrazzano, che s'impegna di scoprire la via al mistico regno del Catai per l'occidente; ed il navigatore fiorentino nel 1524 sbarca sulla bassa spiaggia della odierna Carolina settentrionale, esplora senza naturalmente trovare la via agognata le coste americane dal 34 grado al 50 e colla descrizione particolareggiata di esse, la prima comunemente nota, mandata al re da Dieppe al suo ritorno, d maggior aire ai sogni fantastici di ricchezze e di conquiste.
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Il disegno del fiorentino  ripreso poco dopo da un favorito del monarca, da Filippo di Brion-Chabot, che al desiderio di raggiungere la meta invano sognata dal Verrazzano accoppia lo zelo di convertire alla chiesa cattolica gli infedeli del nuovo mondo per compensarla delle anime sottratte a lei dall'eresia di Lutero e di Calvino: Giacomo Cartier, audace navigatore di San Mal,  scelto a tradurre in atto i suoi disegni; ed il Cartier, dopo aver una prima volta nel 1534 toccato il San Lorenzo, in un secondo viaggio condotto dal 1535 al 1536 dava il nome al golfo di San Lorenzo e fra lo stupore e lo sbigottimento degli Indiani della regione si spingeva coi suoi fino alla loro capitale Hochelaga, un misero villaggio d'una cinquantina di edifici fatti con tronchi d'alberi, l dove ora sorge Montreal, nome dato a quel monte dallo stesso Cartier, il quale chiamava il fiume "fiume di Hochelaga o fiume del Canad" dal nome generico che in indiano significava citt o villaggio.
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Una croce ed una bandiera coi gigli fissata sul suolo, ecco quanto lasciava il Cartier ad affermare il dominio francese nel futuro Canad, portandone via dei miseri selvaggi attirati con inganno sulle navi, perch dessero fede colle loro parole al racconto delle meraviglie vedute e dei tesori ancor pi meravigliosi destinati ai Francesi.
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Quando pertanto un gentiluomo della Piccardia, Giovanni de la Roque, signore di Roberval, riprende i disegni del Chabot, ottenendo dalla corte fra gli altri titoli pomposi quello di vicer e luogotenente generale del Canad, il Cartier si presenta come il pi adatto capitano generale del futuro vicereame e l'organizzatore della spedizione, i cui proventi dovevano andare per 1/3 agli autori di essa, per 1/3 al re e per 1/3 a coprire le spese occorse.
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Lasciata l'Europa nel maggio 1541 con un equipaggio reclutato per buona parte nelle prigioni, il Cartier vi faceva ritorno un anno dopo, abbandonando al proprio destino e vicereame e vicer: carestia e scorbuto decimavano le genti del Roberval, che rimpatriato si recava poi una seconda volta in America nel 1549 per trovarvi una fine a noi non meno ignota di quella dello stabilimento da lui fondato sul S. Lorenzo.
Ancora meno di questo poi riusciva il tentativo consimile fatto pi tardi nel 1598 da un gentiluomo della Brettagna, il marchese de la Roche, nominato egli pure luogotenente generale del territorio transatlantico; mentre il tentativo calvinista, fatto come vedemmo nel frattempo nel sud, non aveva lasciato di duraturo che la denominazione di Carolina data ad un paese molto pi vasto dell'attuale Carolina.
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Al cadere pertanto del secolo sedicesimo le pretese della Francia su tutta quella parte del Nord-America, che nelle carte dell'epoca si chiamava Francesca o Canad o Nuova Francia, al nord della spagnuola Florida, ben pi vasta anch'essa dell'attuale, non avevano altro corrispondente nei fatti che la pesca della balena e del merluzzo da parte delle barche francesi insieme con quelle delle altre nazioni occidentali, pesca cui s'era associato oramai il commercio lucroso delle pelli di orso e di castoro e dei denti di tricheco, su scala cos vasta che intere flottiglie partivano per esso dal porto di San Mal. La gloria di gettare le basi reali della grande per quanto effimera potenza francese nel Nord-America era riservata ad un eroico biscaglino, Samuele di Champlain.
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Se infatti il progetto di fondare un grande impero francese nel nord-America, riaffacciatosi pi vivo di prima all'ambizione francese durante il regno felice di Enrico IV, sembrava naufragato per sempre dopo il nuovo ed infausto tentativo del marchese de la Roche, una molla diversa ma non meno potente spingeva la Francia alla colonizzazione, la prospettiva di lauti guadagni commerciali: un mercante di San Mal, il Pontgrav, era l'anima di tali imprese, per le quali nel 1603 fondavasi a Rouen una compagnia di mercanti, che sceglieva per dirigere la spedizione il Champlain, uomo di profonda cultura marinaresca, di spirito penetrante, di perseveranza infaticabile, di coraggio indomito, il quale aveva gi concepito nei suoi precedenti viaggi nel nuovo mondo il luminoso per quanto prematuro disegno d'un canale interoceanico nell'America centrale e se n'era fatto il banditore presso la corte ed il ceto dedito alle imprese coloniali.
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Quando il Champlain ritornava in Francia da questa spedizione, senza aver trovato pi alcuna traccia di Hochelaga e dei compatriotti ivi rimasti, Enrico IV, revocate tutte le concessioni commerciali e coloniali precedenti, aveva gi dato a un suo ciambellano, Pietro de Monts, il permesso di colonizzare La Cadie o Acadia, nome con cui fu designato il territorio americano estendentesi dal 40 al 46 grado di latitudine nord, cio dalla attuale Filadelfia fin oltre Montreal.
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Il nuovo luogotenente generale d'Acadia, al quale coll'autorit di vicer ed il monopolio del commercio delle pelli, cosa ben ostica ai mercanti francesi dei porti dell'Atlantico, era stato concesso di reclutare a forza vagabondi malandrini e prigionieri pei suoi equipaggi, armava una spedizione che doveva conquistare e colonizzare il paese per fini commerciali, convertendone al cattolicesimo gl'indigeni; disegno per cui il De Monts, quantunque calvinista, conduceva seco dei preti cattolici: il Champlain il Pontgrav ed il barone di Poutrincourt furono a lui compagni nell'impresa iniziatasi nel 1604.
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Dato il nome a Port-Royal, che fu concesso in dono al Poutrincourt, ed al fiume S. Giovanni, fondato uno stabilimento col nome di Santa Croce alla foce del fiume omonimo, il De Monts ed il Champlain si spinsero verso sud in cerca di clima pi dolce e terre pi fertili, esplorando in nome della Francia le coste ed i fiumi dell'attuale Nuova Inghilterra fino al capo Cod; ma, non avendo trovato un luogo adatto per costruirvi la capitale, ritornarono a Port-Royal, dove fondarono una nuova colonia. Nel frattempo i nemici del De Monts lavoravano ai suoi danni, eccitati e comperati per di pi da quei commercianti e pescatori dei porti normanni bretoni e guasconi, che la esclusione dal lucroso commercio delle pelli aveva danneggiato ed irritato oltremodo. Il De Monts tornava allora in Francia per sventare tali trame; ma ci nonostante il monopolio concessogli veniva revocato ed i capi dell'impresa fallita, che primi tra gli Europei avevano tentato fondare nel nuovo mondo una colonia agricola pure servendosi a tal fine di pessimi elementi sociali accanto ai buoni, approdavano vinti ma non domi a S. Mal nell'ottobre del 1607.
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Il barone di Poutrincourt, non volendo rinunciare ai suoi disegni, otteneva dal re Enrico IV la conferma del donativo di Port-Royal, ma i suoi piani venivano ostacolati dalla potenza dei Gesuiti i quali, fiutata nella Nuova Francia un nuovo e pi vasto campo alla loro attivit, volevano servirsi della grande influenza gi acquistata alla corte per ridurre quel territorio sotto il loro dominio.
Il Poutrincourt, buon cattolico ma tutt'altro che amico dei Gesuiti, non volle saperne di condurli seco nel nuovo mondo, dove si diede con zelo all'opera di convertire gli Indiani per dimostrare che anche senza i Gesuiti potevasi cristianizzare la Nuova Francia; ma l'intrigo e la tenacia della compagnia di Ges, cui l'assassinio di Enrico IV rendeva pi potente, la vincevano sopra l'energia del barone sfornito di mezzi e nel gennaio del 1611 i Gesuiti salpavano trionfanti per la Nuova Francia dopo che il padre Briard ebbe comperato per 3800 lire in nome della "Provincia di Francia della Compagnia di Ges" il diritto di partecipare all'impresa del Poutrincourt cui s'erano associati due mercanti ugonotti di Dieppe!
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Esaurite ben presto le risorse del Poutrincourt, la bella e virtuosa marchesa di Guercheville, Antonietta de Pons, dama d'onore di Maria de' Medici e grande fautrice dei Gesuiti, comperava da lui il diritto di partecipare alla sua impresa, dal De Monts a corto lui pure di denari i suoi diritti sull'Acadia, mentre si faceva donare dal giovane re Luigi Tredicesimo tutti i paesi dell'America settentrionale, dal fiume San Lorenzo alla Florida! Cos la Compagnia di Ges, di cui la pia marchesa non era che il medium, divenne padrona di gran parte del suolo dei futuri Stati Uniti.
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La compagnia si accingeva subito all'opera; ma la prima impresa inspirata da essa falliva completamente, giacch la colonia fondata nel 1613 dal Saussaye sulle coste del Maine veniva aggredita da un avventuriero inglese, Samuele Argall, capitano d'una nave contrabbandiera, che s'impadroniva coll'astuzia associata alla violenza delle lettere regie contenenti i pieni poteri dati al Saussaye: i coloni sopraffatti a tradimento venivano parte uccisi, parte lasciati su un cannotto in balia delle onde, parte condotti prigionieri. Fornito in seguito a ci di una piccola flottiglia dal governatore inglese della Virginia, l'Argall saccheggiava e incendiava gli stabilimenti francesi, quantunque non vi fosse guerra tra Francia ed Inghilterra, assalto brigantesco, ammantato per giustificarlo dei pretesi diritti inglesi su quelle coste, col quale s'iniziava per quanto inavvertita la lotta secolare tra Francia ed Inghilterra pel possesso del Nord-America.
Se l'iniziativa presa dalla marchesa di Guercheville in favore dei Gesuiti non riusciva a dare alla Francia un vasto dominio nel nuovo continente, ben vi riusciva la costanza eroica dei predecessori di essa, del Champlain in prima linea.
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Il tenace de Monts infatti, riuscito dopo molta fatica nel 1608 ad ottenere un nuovo monopolio commerciale per la durata di un anno, aveva armato due navi affidandole l'una al Pontgrav, perch commerciasse cogli Indiani e nella vendita delle pelli trovasse i mezzi finanziari dell'impresa, l'altra al Champlain perch fondasse la progettata colonia ed esplorasse l'immenso paese.
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Risalito quindi di nuovo il San Lorenzo, il Champlain fondava un fortilizio in legname alla confluenza del fiumicello San Carlo col San Lorenzo, su un promontorio che circondato da due parti dalle acque formava come una fortezza naturale. Questo punto strategico per eccellenza, sul quale sorge oggi la citt di Quebec, doveva servire al Champlain di base commerciale da un lato, prestandosi esso in modo mirabile a chiudere a qualsiasi concorrente il bacino del San Lorenzo ed a monopolizzare cos il traffico delle pelli, di base militare dall'altro per compiere le scoperte e conquiste ch'egli intendeva di fare, sempre fermo nel duplice intento di trovare la nuova via per l'Oriente e di strappare al demonio le trib selvagge d'America.
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Iniziatore della politica francese di attirare nell'orbita della propria influenza le trib indiane, il Champlain, invitato dagli Huroni abitanti sul lago omonimo, s'intrometteva nelle lotte fra questi, alleati agli Algonchini, e le trib loro affini degli Irochesi, stretti nella terribile lega gi ricordata delle Cinque Nazioni. Pochi colpi sparati dal Champlain, che durante la spedizione scopriva il lago omonimo, e dai pochi suoi compagni, se mettevano in rotta i terribili Irochesi spaventati da tale novit, acquistando cos alla Francia la gratitudine e la simpatia degli Huroni e d'altre trib, gettavano d'altra parte il seme di future lotte sanguinose tra coloni ed indiani.
Ritornato in Francia col Pontgrav nel 1610, il Champlain aveva fatto ad Enrico IV un rapporto soddisfacentissimo; tanto che il De Monts, il quale si trovava egli pure alla corte invano adoperandosi per farsi rinnovare il monopolio, aveva risolto, d'accordo cogli antichi compagni di lotta, di continuare a ogni costo per proprio conto l'ardita impresa.
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Il Champlain, ottenuta carta bianca, salpava di nuovo pel Canad, aiutava di nuovo gli Huroni contro gli Irochesi, fondava un fortilizio col nome di Place Royale non lungi dall'odierno Montreal e, tornato in Europa, cercava d'infiammare del suo entusiasmo coloniale il principe Carlo di Borbone, il quale infatti, creato luogotenente generale della Nuova Francia, affidava i suoi poteri al Champlain. La vita di questo non fu pi sino al giorno della sua morte che un apostolato costante a favore della colonizzazione della Nuova Francia, le cui sorti posavano solo sul suo entusiasmo, sul suo ardimento, sul suo genio. Mentre in Francia, dov'egli si reca quasi ogni anno, l'opera sua si spiega nel ricercare calorosamente nuovi proseliti, nel raccogliere sussidi armi danari coloni, nel mettere insieme compagnie mercantili interessate al traffico delle pelli; di l dall'Atlantico essa  tutta rivolta ad esplorare il paese, a crearvi nuovi stabilimenti, a convertirlo al cattolicesimo, a difenderlo dagli assalti inglesi, a far della potenza francese il perno ed il centro d'una vasta lega fra tutte le trib erranti del Canad contro i comuni nemici, i terribili Irochesi delle Cinque Nazioni, contro i quali egli spesso combatte dando prove d'un coraggio personale non inferiore al suo genio.
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La fede del Champlain riusciva a trionfare e la sua opera poteva dirsi ormai assicurata, quando dopo mille tentativi di colonizzazione si fondava finalmente nel 1627 sotto gli auspici dello stesso Richelieu, che se ne metteva alla testa, una societ di 100 mercanti detta "Compagnia della Nuova Francia" con un capitale di 300,000 lire e due navi da guerra regalate dal re. Essa otteneva a perpetuit e con poteri sovrani l'intero paese dalla spagnuola Florida al circolo polare col monopolio perpetuo del traffico delle pelli ed un monopolio di 15 anni per ogni altro ramo di commercio: in compenso era obbligata a trasportare subito da 200 a 300 artigiani e lavoranti nella Nuova Francia, accrescendo il numero di essi fino a 4000 prima del 1643, ed a provvedere questi coloni di terreni coltivabili, mantenendoli intanto pei primi tre anni; i coloni poi dovevano essere francesi e cattolici; proibita d'allora in poi agli Ugonotti l'entrata nel paese ed espulsi quelli della setta ivi domiciliati; obbligata la compagnia a tenere tre preti almeno per ogni stabilimento.
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Gli Ugonotti fuggiaschi meditarono allora d'impadronirsi della Nuova Francia e riuscirono infatti, sotto bandiera inglese, a conquistare Quebec invano difesa audacemente dal Champlain: la citt veniva per poco dopo restituita alla Francia e ritornava la capitale dei possessi della Compagnia, rappresentata dal Champlain fino alla sua morte. Con lui si spegneva la notte di Natale del 1635 una delle figure pi nobili di quella storia coloniale pel solito intessuta di delitti e di sangue, un soldato audace ed un leale politico, un grande esploratore, un credente ardentissimo senza esser bigotto, un conquistatore senza essere massacratore, un cavaliere senza macchia e senza paura.
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Per opera sua i fondamenti della potenza francese erano ormai gettati nel Nord-America, ma l'edificio posava su basi troppo mal fide per essere duraturo. L'assolutismo della vecchia dinastia capetingia e la potenza dei Gesuiti, che erano ormai ritornati in America e si erano dati col solito entusiasmo spinto fino alla sete del martirio a convertire gl'indiani per fondare in quelle regioni un nuovo Paraguay, una monarchia feudale ed un sacerdozio sovrano, erano puntelli troppo tarlati dall'opera dei secoli per resistere all'onda impetuosa delle nuove idee, agli assalti vigorosi d'una razza incarnante quello spirito nuovo, che andava ormai aleggiando sulla vecchia Europa ed aveva trovato un focolare di sviluppo e d'energia nella stessa America, nello stesso territorio diviso fra le pretese francesi e quelle spagnuole: sulle rive dell'Atlantico, tra gli Allegani ed il mare, s'erano stanziati o si stavano stanziando Inglesi Olandesi e Scandinavi.
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Gli Inglesi. - Era appena terminata, pu dirsi, la guerra delle Due Rose, che l'Inghilterra approfittava della tranquillit assicuratale dalla mano energica di Enrico Settimo per sviluppare le sue industrie e allargare i suoi commerci ristretti fino allora pi che altro ai mari settentrionali: cos, mentre da un lato le fiere inglesi attiravano in gran numero i mercanti lombardi, dall'altro la citt trafficante di Bristol, chiamata dai contemporanei la Lubecca o Venezia inglese, diventava e per la sua postura occidentale e per le tradizioni sue commerciali, quale centro della pesca nei mari d'Irlanda, il centro maggiore di quel vivace spirito d'intrapresa, che ben s'accordava coi disegni del monarca geloso delle grandi risorse fruttate alla Spagna dalle scoperte marittime dell'epoca.
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Ed un mercante veneziano infatti residente a Bristol, Giovanni Caboto, induceva senza fatica il re inglese a concedergli nel 1497 una patente di monopolio coloniale, che desse a lui ai figli ed eredi il diritto esclusivo di percorrere a proprie spese i mari dell'ovest dell'est e del nord, prendendo possesso delle nuove terre da scoprire quali vassalli della corona inglese; salvo l'obbligo pei concessionari di sbarcare nel porto di Bristol al ritorno da ogni viaggio e di pagare alla corona il quinto dei profitti di esso.
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Il primo viaggio, come del resto i seguenti, non apport al Caboto alcun lucro, ma in compenso egli s'acquistava la gloria imperitura di aver scoperto per il primo il continente nord-americano e dava su questo all'Inghilterra tutti gli eventuali diritti, che derivavano secondo lo spirito dell'epoca dalla priorit della scoperta.
Se mancarono quindi i vantaggi immediati, non and perduto per l'avvenire di quella nazione l'impulso dato alla marineria britannica dalle scoperte di Giovanni e pi ancora del figlio Sebastiano Caboto, che nel 1498 toccato una seconda volta il Labrador si spingeva lungo la costa americana fino all'attuale Maryland, e pi tardi, messosi alla ricerca d'un passaggio al nord-ovest, entrava nella baia denominata un secolo dopo dall'Hudson.
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La posizione geografica, lo sviluppo considerevole della popolazione, la passione dei viaggi e delle scoperte propria dell'epoca con tutti i sogni romantici ad essa inerenti, la gelosia per le scoperte spagnuole e la necessit di difesa marittima contro quel popolo, l'esercizio del commercio sulle coste dell'Africa, la politica di Enrico Settimo curante degli interessi commerciali nonostante il suo tirannico governo, e pi ancora quella di Elisabetta animata dall'intento di assicurare al paese il primato nei mari, erano tutte cause che dovevano spingere l'Inghilterra ad assecondare prima e continuare poi anche nei mari del nuovo mondo, come in quelli settentrionali dell'antico, l'opera iniziata dal suo "grande pilota" e da lui condotta, con costanza non inferiore al suo genio, sino alla morte.
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Marinai e lavoratori, scienziati ed avventurieri fanno delle terre d'oltre Atlantico l'oggetto del loro pensiero, la sede dei loro castelli dorati: ed ecco nel 1576 e negli anni seguenti i viaggi nei mari polari d'America organizzati, qualcuno a spese della stessa Elisabetta, dalla tenacia indomita del Frobisher, che considerava la scoperta del passaggio del N. O. "come la sola cosa al mondo che vi fosse ancora da fare e che potesse procurare ad un genio distinto la gloria e la fortuna", viaggi importanti per le scoperte geografiche pi che per i risultati pratici, che si ridussero al trasporto di vascelli carichi di pietre scambiate per oro dall'ingordigia febbrile degli esploratori; ecco le prodezze, segno anche queste dei tempi, di Francesco Drake, vero pirata a danno dei nemici dell'Inghilterra, il quale, inteso a saccheggiare dal 1577 al 1580 i forti spagnuoli dell'Oceano Pacifico, prende piede per il primo sulla costa occidentale dei moderni Stati Uniti, denominandola Nuova Albione; ecco infine dei progetti non di semplice scoperta e conquista di terre americane ma di colonizzazione vera e propria con sir Umfredo Gilbert, che nel suo "Discorso per dimostrare il passaggio di Nord-Ovest per il Catai e le Indie Orientali" scrive: "Noi potremmo abitare una parte di quei paesi e trasportare col quella gente bisognosa, che adesso disturba la nostra societ, e per le tristi condizioni in patria  portata a commettere misfatti e cattive azioni, talch ogni giorno la vediamo salire il patibolo".
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Ottenuto un brevetto abbastanza largo, per quanto concepito secondo le teorie commerciali dell'epoca, e riunita una schiera di emigranti volontari, il Gilbert metteva alla vela per l'America nel 1579 una prima volta, ed una seconda nel 1583 ma senza alcun risultato; in quest'ultimo viaggio anzi naufragava egli stesso, mentre seduto a poppa con un libro tra le mani incoraggiava fllosoficamente i suoi colle parole "per mare come per terra siamo del pari vicini al cielo"!
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Ai rischi di tale spedizione aveva partecipato un fratellastro del naufrago, Gualtiero Raleigh, il quale in quell'elevato patriottismo, in quella gelosia dell'onore della prosperit del progresso dell'Inghilterra, che lo facevano l'antagonista inesorabile delle pretese spagnuole, trovava la forza di volont per continuare e compiere ad ogni costo l'opera del Gilbert. Se Elisabetta nella speranza di un iperboreo Per nei mari glaciali d'America favoriva le spedizioni polari, il Raleigh animato dalle idee stesse del Gilbert non risparmiava sacrifici pur di colonizzare a vantaggio del proprio paese il nuovo mondo, diffondendone al tempo stesso in Inghilterra in tutti i modi la conoscenza ed ispirando per esso il pi vivo interesse.
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La prima spedizione organizzata dal Raleigh ma condotta da altri ebbe luogo nel 1584 senz'altro risultato che quello di prender nominalmente possesso d'una parte della costa gi detta dai Francesi Carolina, regione chiamata ora Virginia in onore della vergine regina innamorata del paese dalla descrizione fattale. L'anno dopo partiva sotto il comando del Grenville una nuova spedizione di 7 navi con 108 coloni, i quali ben presto sgomenti dei disagi sopportati abbandonavano la colonia, non senza per aver gettato il primo germe della lotta tra indigeni e bianchi col dare alle fiamme un villaggio di Indiani, rei d'avere rubata una tazza d'argento. A guardia del possesso inglese rimanevano nell'isola Roanoke una quindicina di uomini, ma di costoro non ritrovava che le ossa una terza spedizione, condotta dal White nel 1587, la quale abortiva completamente essa pure per mancanza d'aiuti dalla madre patria, spedizione famosa soltanto per aver dato al suolo nordamericano il primo oriundo inglese nella nipote del governatore Dare, denominata appunto Virginia.
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L'Inghilterra era allora impegnata in una lotta per la vita contro l'invincibile armata, e d'altra parte il Raleigh aveva esaurito tutto il suo patrimonio in questi tentativi coloniali costatigli un 40000 sterline, senz'altro risultato diretto che quello di introdurre in patria le patate ed il tabacco. Animato per sempre dallo stesso entusiasmo, egli riusciva a costituire una compagnia coloniale per venire in aiuto della Virginia; ma all'arrivo della nuova spedizione, intrapresa nel 1590, nei paraggi di Roanoke la colonia era scomparsa, ed essa come le spedizioni seguenti nonch fondare una stabile colonia non riusc neppure a mettere in luce la fine dei compatriotti, massacrati probabilmente dagli indigeni od internati nel paese. I progetti del Raleigh fallivano cos completamente, spezzando la forte fibra del grande patriota, prima che una ignominiosa condanna di morte venisse a compensarlo in modo indegno dei servigi resi al suo paese: a lui rimaneva la gloria, come sempre grondante di lacrime, dei precursori; di lui rimaneva il nome dedicato per riconoscenza e venerazione circa due secoli dopo alla capitale della Carolina del Nord. I primi timidissimi successi dell'opera, di cui il Raleigh era stato l'apostolo infelice, dovevano riportarsi, ironia del destino, sotto gli auspici dello stesso suo carnefice, del tirannico Giacomo Primo.
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Lo stato politico dell'Inghilterra si presentava ora quanto mai favorevole alle imprese coloniali; ch la popolazione vi era sovrabbondante, ed agli elementi pi risoluti ed irrequieti di essa, occupati dalla politica di Elisabetta in tante imprese di terra e di mare, non rimaneva pi dopo l'avvento al trono del timido Stuart che l'alternativa di partecipare in qualit di mercenari alle lotte straniere o di tentare l'alea del Nuovo Mondo. Gli ultimi viaggi, i tentativi ripetuti di colonizzazione avevano fatto rivolgere sulla Virginia gli sguardi di un gran numero di gente che eccelleva per grado sociale, per istruzione, per spirito d'intraprendenza. L'interesse pei progetti coloniali intepidito ma non spento negli associati del Raleigh, tra cui anzi il pi chiaro, Riccardo Hakluyt, lo storico delle spedizioni marittime dell'epoca, aveva conservato tutto il prisco entusiasmo nonostante i continui insuccessi. Nuovo impulso a questa tendenza coloniale veniva nei primi anni del regno di Giacomo Primo dall'energia del bravo esploratore Bartolomeo Gosnold, il quale aveva iniziato nel 1602 una rotta diretta dall'Inghilterra al Nord-America, abbandonando quella pi lunga per Madera le Azzorre e le Indie occidentali, e primo fra gli Inglesi aveva calpestato il suolo della Nuova Inghilterra, esplorato subito dopo dal Pring e dal Weymouth.
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Convinto per propria esperienza della fertilit del suolo nordamericano, il Gosnold si era dato a sollecitare il concorso degli amici per stabilirvi una nuova colonia ed era finalmente riuscito a tirare dalla sua Edoardo Maria Wingfield, un piccolo commerciante dell'ovest dell'Inghilterra, Roberto Hunt, un prete pieno di fermezza e capacit unita a grande modestia, e John Smith, uno spirito di avventuriero dotato d'una mente geniale e d'un grande cuore. La piccola societ andava cos maturando il progetto della sognata piantagione, quando i racconti del Weymouth accendevano vieppi il desiderio gi vivo in un ricco ed influente inglese, sir Ferdinando Gorges, di possedere un dominio di l dall'Atlantico, e questi guadagnava al suo disegno il gran giudice d'Inghilterra, sir John Popham. La causa della colonizzazione acquistava cos dei difensori zelanti, i quali indipendentemente dai partiti religiosi e politici nutrivano la pi ferma fiducia in un prospero stato da fondarsi per opera degli Inglesi nelle regioni temperate dell'America settentrionale. Il re d'Inghilterra, che troppo timido per agire era per troppo vanitoso per rimanere indifferente e d'altra parte aveva gi tentato nel proprio paese una colonizzazione interna per diffondere nella Scozia, nell'Irlanda e nelle isole Ebridi le industrie e la civilt, quando vide una compagnia di gente di affari e d'uomini altolocati, la quale per l'esperienza d'un Gosnold, l'energia d'uno Smith, i lumi di un Hakluyt, le ricchezze e l'influenza d'un Gorges e d'un Popham dava le pi serie garanzie, chiedere a lui la autorizzazione "di condurre una colonia nella Virginia", incoraggi senz'altro la magnifica opera ed accord per essa una patente larghissima.
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Due compagnie rivali, quella di Londra e quella di Plymouth, dovevano colonizzare il territorio americano compreso dal 34 al 45 grado di lat. nord, dal capo Fear ad Halifax, salvo forse il piccolo cono dell'Acadia posseduto allora dai Francesi. Alla prima delle due compagnie, composta di nobili di personaggi influenti e di negozianti di Londra, veniva assegnata la parte tra il 34 e il 38 vale a dire dal capo Fear alla frontiera meridionale dell'attuale Maryland; alla seconda, composta di cavalieri e di mercanti dell'Ovest, la parte tra il 41 ed il 45: il territorio intermedio doveva rimanere aperto a tutt'e due, col patto per, ad evitare contese, che una zona neutrale di 100 miglia intercedesse tra gli stabilimenti estremi delle due compagnie. Il solo obbligo imposto ad esse era di prestare omaggio al re e di corrispondergli un canone pari ad un quinto del prodotto netto dell'oro e dell'argento e ad un quindicesimo del rame.
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La direzione suprema delle colonie era affidata ad un consiglio di nomina regia e revocabile, sedente in Inghilterra; l'amministrazione era lasciata ad un consiglio locale sottoposto esso pure al controllo regio, vera aristocrazia che non aveva da rendere alcun conto agli amministrati del proprio operato. Il potere legislativo sia per gli interessi generali che per quelli particolari era riservato al re, al quale sarebbe spettata pure un'imposta sulle navi entranti nei porti della colonia, imposta per che per 21 anni doveva essere consacrata al miglioramento della colonia. Quanto agli emigranti, la carta stabiliva le condizioni pi favorevoli per l'occupazione delle terre e conservava ad essi ed ai loro figli la cittadinanza inglese con tutti i diritti ad essa inerenti pel caso di ritorno in patria, ma non offriva loro alcuna garanzia di fronte agli agenti coloniali, se ne eccettui il giudizio per giuria nel caso di reati punibili di morte. Quanto alla religione era prescritto di conformarsi in tutto e per tutto alle dottrine ed ai riti della chiesa d'Inghilterra. Quanto agli indigeni infine si raccomandava di trattarli con bont e di fare il possibile per convertirli.
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La compagnia mercantile non riceveva dunque che un territorio deserto col diritto di popolarlo e di difenderlo: il monarca si riservava il potere legislativo assoluto, la facolt di nominare a tutti gli impieghi e la prospettiva d'un'immensa rendita: gli emigranti, privi della pi elementare libert, d'ogni franchigia elettorale, d'ogni diritto di governarsi da s, dovevano sottomettersi agli ordini d'una corporazione commerciale, di cui non potevano far parte, all'autorit d'un consiglio locale, di cui non potevano eleggere alcun membro, al controllo d'un consiglio superiore ancora pi estraneo ad essi, ed infine agli abusi del sovrano! Tale la prima carta data nel 1606 al paese, che doveva divenire il soggiorno prediletto della libert e del self government!
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Coll'anno seguente, 1607, incominciava la colonizzazione inglese in America. La compagnia di Plymouth falliva nell'intento, giacch le piantagioni, tentate in quell'anno alla foce del fiume Kennebec nell'odierno Maine, venivano pel rigido clima abbandonate dai coloni l'anno dopo, e questi per di pi tornati in patria dissuadevano gli altri dal ritentare la prova; ma ad ogni modo la bandiera inglese sventolata sul forte di S. Giorgio, da essi per breve tempo occupato, dava all'Inghilterra un nuovo titolo al possesso di quel paese.
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I foschi colori, con cui i reduci delusi ne dipingevano i rigori del clima e l'aridit del suolo, non vi impedivano un viaggio d'esplorazione da parte del benefattore della Virginia, Giovanni Smith, il quale nel 1614 ne rilevava le coste dalla foce del Penobscot al capo Cod, dandogli il nome di Nuova Inghilterra, vi tentava nel 1615 un inizio abortito di colonizzazione e, per nulla scoraggiato dall'insuccesso, si dava ad una propaganda entusiastica in favore di essa nell'Inghilterra, promettendo ai nobili vasti domini, alle municipalit lauti guadagni commerciali, agli irrequieti ed agli oppressi libert illimitata, agli avventurieri soggiorni incantevoli, lucido aere acque tranquille ai sognatori. L'entusiasmo di questo apostolo della colonizzazione riusciva finalmente a trasfondersi nei membri della tramontata compagnia di Plymouth, i quali aprirono trattative per rinnovare le vecchie patenti con poteri analoghi a quelli della compagnia della Virginia.
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Le rimostranze di questa e la gelosia dei Londinesi contro gli Occidentali ritardavano fino al 1620 la concessione da parte di Giacomo Primo della nuova carta, una delle pi ampie non solo negli annali americani ma in tutta la storia coloniale. Per essa quaranta sudditi inglesi, tra cui i pi ricchi ed influenti nella nobilt e qualche membro della stessa casa reale, venivano eretti, essi ed i loro successori, in corporazione sotto il nome di "Consiglio stabilito a Plymouth, nella contea di Devon, per colonizzare, amministrare, organizzare e governare la Nuova Inghilterra in America". Il territorio conferito ad essi come propriet assoluta, con giurisdizione illimitata, potere esclusivo di legislazione, facolt di scegliere tutti gli agenti e tutte le forme di governo, si estendeva in larghezza del 40 al 48 grado di latitudine settentrionale ed in lunghezza dell'Oceano Atlantico al Pacifico. Senza l'autorizzazione del consiglio di Plymouth, dall'isola di Terranova alla latitudine dell'attuale Filadelfia non un vascello poteva entrare in una rada, non si poteva comprare una pelle nell'interno delle terre, n pescarvisi un pesce sulle coste, n stabilirvisi alcun emigrante!
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Date cos le maggiori garanzie alla cupidigia dei proprietari, la patente non prendeva neppure in considerazione i futuri coloni: essi venivano lasciati alla pi illimitata merc d'una corporazione, che tra i suoi poteri illimitati aveva quello di legiferare per essi e di governarli! Due mesi prima per che questo odioso monopolio economico e politico fosse nonch attuato concesso, un manipolo eroico d'emigranti inglesi erano salpati dal vecchio mondo per fondare nella Nuova Inghilterra la prima colonia permanente, senza alcuna garanzia del sovrano, senza alcuna carta della compagnia, senz'altro capitale che le loro braccia ed il loro cuore. Tredici anni prima sotto auspici ben diversi, ma con risultati non meno grandiosi la razza inglese aveva gettato salde radici sul suolo meridionale dei futuri Stati Uniti per non esserne divelta mai pi. I coloni infatti della "compagnia di Londra", sbarcati, nel 1607 pur essi, alla foce d'un fiume della Virginia, chiamato James in onore del re, erano rimasti ed avevano iniziato, nonostante le mille peripezie i disagi le sofferenze dei primi tempi, la colonizzazione inglese sul continente nordamericano. Non ispirata n al preconcetto politico di fondare un vasto impero feudale e teocratico, come quello francese, n all'errore economico di limitarla a spedire nella madrepatria galeoni carichi d'oro e d'argento, come quella spagnuola, ma alla nuova concezione coloniale di fondare degli stabilimenti agricoli, essa racchiudeva in s anche per questo i germi d'un grande avvenire. "Qui non bisogna sperar nulla, se non dal proprio lavoro" era la massima che predicava lo Smith, il padre della Virginia, nella sua convinzione profonda che il vero interesse dell'Inghilterra non era di cercar oro ed arricchirsi subitamente, ma di dare nel lavoro vigoroso e regolare una solida base economica alla nascente colonia.
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Umili dunque, come vedremo meglio in seguito, i principii inglesi nel Nord-America, ma tali per un complesso di cause materiali e morali da giustificare i voli dell'immaginazione brittannica, che gi sognava di l dall'Atlantico un popolo nuovo avente l'inglese per lingua materna. "Chi sa, diceva il Daniel, poeta laureato dell'Inghilterra all'epoca di Elisabetta, chi sa dove col tempo noi potremo portare i tesori della nostra lingua? In quali rive straniere noi manderemo il nostro migliore e pi glorioso prodotto per arricchire delle nostre risorse selvagge nazioni? Quali mondi, in questo occidente ancora informe, si civilizzeranno ai nostri accenti?" E lo Shakespeare, il grande tragico che incarna in s con lo spirito tutto dell'umanit quello particolare del suo popolo, trasfondeva nell'opera sua e tramandava ai posteri l'entusiasmo del momento, inneggiando a re Giacomo Primo, protettore delle colonie, da lui paragonato "al cedro delle montagne che copre dei suoi rami tutte le circostanti pianure".
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"Dovunque risplender la brillante luce del sole, profetava l'amico del conte di Southampton, uno dei capi della compagnia virginiana di Londra, appariranno la grandezza e la gloria del suo nome, ed egli far sorgere novelle nazioni".
Ed una nuova nazione per verit stava per sorgere dal vecchio ceppo anglosassone sul continente nord-americano, una nazione, di cui per maggior fortuna se il sangue inglese costituir il cemento altri elementi etnici, Olandesi e Svedesi in prima linea, presiederanno alle origini, elementi troppo scarsi per non venire assorbiti da quello predominante ma per sempre sufficienti a portargli nuovo contributo di sane energie, di forze materiali e morali. N una nuova nazione soltanto, ma una societ nuova sorger quivi, una civilt nuova, che contraster con pieno successo a quella vecchia rappresentata da Francesi e Spagnuoli il possesso del Nord-America.
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Mentre le potenze pi retrive della vecchia societ europea, il feudalesimo vinto ma non domo la monarchia trionfatrice e la chiesa romana galvanizzata dal pericolo protestante, invadono in veste di conquistatori pi che di colonizzatori, da settentrione e da mezzogiorno il Nord-America, coi loro hidalghi coi loro nobili coi loro soldati coi loro preti, rappresentanti genuini d'una vecchia razza corrotta dal dominio mondiale e d'una classe parassita, usa ad attingere i mezzi di vita dallo sfruttamento dei soggetti pi che dal lavoro, s'incunea nel cuore stesso del loro dominio, fra gli Allegani predestinati dalla natura all'industria e l'Oceano aperto ormai dagli uomini al commercio mondiale, nella parte pi adatta del continente allo sviluppo d'una grande civilt, una forza nuova, che sorta, lottando col passato in Europa, agguerrita dalla lotta viene a cercare pel suo trionfo completo un vergine suolo, dove i ruderi del vecchio mondo non soffochino i germogli della pianta novella, inceppandone l'espandersi rigoglioso. Incarnano per di pi questa potenza uomini appartenenti a giovani razze, entrate allora allora nell'arringo della civilt dopo avere spezzato colla Riforma le ultime pastoie che le avvincevano ancora al carro delle vecchie razze dominatrici, uomini appartenenti di regola alle classi laboriose della societ, che sbarcano sul suolo americano per popolarlo e fecondarlo del loro sudore anzich per conquistarlo e sfruttarlo soltanto.
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 una nuova concezione coloniale, che la razza germanica contrappone all'antica: non gi l'oro il saccheggio la distruzione la riduzione d'intere popolazioni al servaggio per fornire all'Europa le merci di lusso dei climi tropicali sono il fine di tale colonizzazione, ma la fondazione di stati, lo stabilimento di colonie cristiane, la formazione per gli oppressi e gli intraprendenti di luoghi di rifugio e d'abitazione, con tutti gli elementi d'una esistenza nazionale indipendente. cos l, dove la vecchia Europa colla sua monarchia feudale ed il suo sacerdozio sovrano non cerca altro che un nuovo e pi vasto campo alla conquista e allo sfruttamento, proiettando sul nuovo mondo la sua storia di ambizioni di guerre fratricide di infamie, quadro dai vivaci colori in cui spiccano pi smaglianti figure sovrane di santi di delinquenti e di eroi; la giovane Europa cercava una patria, iniziando una storia nuova di libert spirituale e di progresso materiale, una societ dove i colpi di spada e la pompa dei titoli e i lampi del genio non creassero dei piedistalli da cui dominare gli altri ma il lavoro oscuro tenace e paziente di tutti assicurasse alla comune convivenza i maggiori vantaggi.
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CAPITOLO 2.  La democrazia puritana nella Nuova Inghilterra.
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1. I PELLEGRINI E LA COLONIA DI NUOVA PLYMOUTH.
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Il 16 dicembre del 1620 un centinaio di protestanti inglesi d'umile condizione, sbattuti di qua e di l dalle procelle della persecuzione religiosa, sbarcavano in pieno inverno, senza mezzi, pu dirsi, di sussistenza, senza la garanzia d'una carta regia, senza altro orizzonte che di stenti e sacrifici, sulla spiaggia fredda e deserta della Nuova Inghilterra. Un edificio comune sostituito in seguito da tanti casolari coperti di paglia, un baraccone ad uso di deposito, un piccolo spedale per gli ammalati, una chiesetta sormontata per difesa da quattro cannoncini, una vita aspra di improbo lavoro sostenuta dal prodotto della caccia e della pesca, rigori della natura e conseguente mortalit spaventosa, ecco gli indizii materiali ben poco lusinghieri della prima colonia della Nuova Inghilterra: perfetta eguaglianza nel campo sociale, libert democratica in quello politico, indipendenza assoluta in quello spirituale, ecco le sue caratteristiche fondamentali, i suoi massimi beni. Ne erano fondatori i Pellegrini, un manipolo eroico di puritani, la cui esistenza e le cui vicende costituiscono uno degli episodi pi gloriosi e pi fecondi di risultati nella storia or lieta or triste, or nobile ora infame della Riforma inglese.
La coscienza dei grandi principi, in nome dei quali era stata bandita sul continente europeo la rivoluzione religiosa del secolo sedicesimo, preparata di lunga mano da cause economiche e sociali, fu in Inghilterra l'effetto pi che la causa efficiente della Riforma. Questa fu introdotta nell'isola dal dispotismo e dal capriccio d'un monarca, che voleva separarsi da Roma per meglio soddisfare le proprie passioni, ed ebbe perci il carattere d'uno scisma pi che d'una vera riforma ecclesiastica: tutte le dottrine della chiesa cattolica, se ne eccettui la supremazia di Roma, venivano conservate; e Clemente Settimo avrebbe potuto continuare come Leone Decimo a lodare Enrico SettimoI per la sua ortodossia cattolica, pure scomunicandolo per la sua autoelezione a papa dell'Inghilterra.
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L'atto di supremazia infatti mirava tanto poco ad affrancare la chiesa d'Inghilterra e tanto meno il popolo e lo spirito inglese dall'assolutismo del dogma, che non conteneva la minima clausola favorevole alla libert religiosa, la quale in seguito fu anzi compressa da Enrico SettimoI ancor pi violentemente di prima: esso non aveva altro fine se non quello di rivendicare la franchigia sovrana del monarca inglese contro il seggio di Roma, facendo dell'autorit ecclesiastica un ramo della prerogativa regia. Ma con ci la ribellione capricciosa del brutale monarca raggiungeva nel campo nazionale l'effetto stesso di quella maturata del monaco di Wittemberga: per essa la nazione inglese si affrancava realmente da ogni intervento straniero, ed Enrico SettimoI appariva quasi l'ultimo e pi fortunato campione di quella resistenza secolare spiegata dai re inglesi contro le usurpazioni dell'autorit ecclesiastica tra il plauso della nazione, d'una nazione per di pi che le teorie ed i seguaci di Wickliffe avevano preparato di lunga mano ad accogliere i principii della Riforma.
La separazione da Roma non rimase cos l'atto egoistico d'un despota, che perde con la morte di esso ogni effetto, ma il primo passo d'una rivoluzione religiosa, che precedenti storici, interessi sociali, spirito dell'epoca, esempio infine di razze sorelle imponevano al popolo inglese.
Il protestantesimo fu tanto poco imposto alla nazione inglese dal dispotismo di Enrico SettimoI, che non solo la chiesa anglicana nel suo ordinamento dogmatico ed ecclesiastico, posteriore alla sua morte, s'allontan dalla cattolica ben pi di quello ch'egli non volesse, ma una parte del popolo inglese procedette per proprio conto su quella via dell'emancipazione spirituale, di cui la neonata chiesa ufficiale non rappresentava che un primo, timidissimo passo. Una minoranza, che incarna lo spirito progressivo dell'epoca, non si accontenta dello modeste ed innocque riforme, dell'abrogazione del cerimoniale pi assurdo; ma, una volta ammesso il principio del libero esame, continua a sottoporre alla critica rigorosa di questo l'intero sistema religioso, arrivando all'austero principio che in materia di fede e di culto niente possa farsi "se non in virt della parola di Dio". Non baster quindi che la Sacra Scrittura non parli contro una cosa qualsiasi nel campo della fede per accettarla, ma occorrer che parli espressamente in favore di essa. Fu questo il Puritanesimo, che nel suo stesso dogma fondamentale sonava ribellione aperta contro ogni sorta di compressione spirituale.
Esso infatti non accettava altra garanzia che la Bibbia, altra regola di condotta che la parola precisa di Dio: n re, n parlamento, n gerarchia ecclesiastica potevano interpretare a loro modo questa regola; nessuna regola ufficiale poteva quindi venire riconosciuta dal puritano, il quale, non volendo sottostare ad una chiesa presieduta dal sovrano temporale, diventava con ci un vero ribelle anche nel campo politico. La semplicit, la purezza evangelica, ecco il fine del puritanesimo, che s'informa cos nel campo religioso ad uno spirito democratico, il quale non potr non tradursi nel campo politico e sociale. In nome di che cosa infatti se non del loro diritto alla libert naturale potevano i puritani attaccare i poteri costituiti? In un'epoca, in cui il pulpito era lo strumento pi efficace per penetrare nello spirito delle masse, la loro pretesa di avere "la libert di profetare" equivaleva alla domanda moderna della libert di stampa; mentre il libero esercizio di giudicare con franca parola di tutti gli avvenimenti del giorno non minacciava solo di rompere l'unit della chiesa nazionale, ma di erigere l'opinione pubblica in un tribunale, dinanzi a cui poteva un giorno esser chiamato lo stesso principe. Ed il pericolo era ancora pi grave in quanto che il progresso logico dalla libert spirituale a quella politica era diventato ancor pi facile dopo che, fallito il tentativo di restaurazione cattolica fatto da Maria la Sanguinaria, i puritani pi intransigenti, riparati sul continente durante l'imperversare della bufera, erano ritornati in patria pieni del nuovo vigore d'austerit spirituale attinto alle dottrine calviniste, della nuova energia democratica attinta alla severa semplicit della repubblica di Ginevra.
I ministri puritani erano divenuti ormai dei veri tribuni del popolo, il loro pulpito un libero tribunale di giudici inflessibili ed incorruttibili, la loro influenza sempre maggiore nelle classi sociali medie e inferiori, la rappresentanza dei loro seguaci sempre pi numerosa nella Camera bassa.
1 puritani vengono cos in pochi decenni a costituire un partito politico potente, che non reclamava soltanto la riforma degli abusi ecclesiastici, ma discuteva della forma di governo, s'opponeva ai monopoli, cercava di limitare la prerogativa regale. Veri precursori d'una rivoluzione, essi venivano troppo logicamente accusati dai difensori dell'episcopato anglicano di desiderare uno Stato popolare, meritandosi l'elogio d'uno storico ad essi non certo favorevole (lo Strype) : "la scintilla preziosa della libert non  stata accesa e conservata che dai Puritani". La regina Elisabetta dichiarava nel modo pi esplicito ch'essi erano pi pericolosi degli stessi cattolici, i quali almeno erano partigiani convinti della monarchia per quanto nemici di chi la rappresentava; Giacomo Primo nei primi anni del suo regno scriveva che avrebbe preferito vivere da eremita in una foresta piuttosto che regnare su un popolo simile "a questa banda di Puritani che dominano la Camera bassa", e dichiarava che "la setta dei Puritani non poteva esser tollerata in uno stato ben governato, qualunque esso fosse!".
Nessuna meraviglia pertanto che l'intolleranza pi vergognosa accompagni passo passo il progresso della Riforma nella Gran Brettagna; che Enrico SettimoI faccia bruciare chi nega la dottrina cattolica dell'eucarestia, che le leggi di Edoardo VI puniscano invece chi vi crede, che Maria tenti di lavare col sangue dei martiri protestanti l'onta della Riforma inglese, che infine Elisabetta stessa, la rappresentante del protestantesimo in Europa, volendo ad ogni costo nell'interesse proprio e del trono mantenere l'unit della chiesa nazionale, detesti i non conformisti di ogni specie, li consideri come ribelli nel proprio campo e perseguiti violentemente quei puritani cui pure dovevasi la conversione del popolo inglese al protestantesimo. La persecuzione di quest'ultima per trova una grande attenuante nell'imperioso bisogno d'unit religiosa, mentre i sovrani cattolici cospirano contro l'Inghilterra, i cardinali propongono nelle loro conventicole di deporre Elisabetta, il papa scomunicandola ecciti i sudditi suoi alla ribellione. Ci spiega come, se tutti i puritani, vera falange estrema del protestantesimo sul suolo inglese, desiderano una riforma e battagliano per essa contro l'episcopato e la corona, non tutti vogliono uno scisma. Se per come corpo evitano di separarsi dalla chiesa stabilita domandandone solo imperiosamente una purificazione, una minoranza fra essi spinge ben pi in l l'opposizione alla chiesa anglicana, denunciandola come una istituzione pagana contraria ai principi del cristianesimo e della verit e ricusando perci di rimanere pi oltre in comunione con essa. Questa setta separatista, che rappresentava lo spirito pi democratico del puritanesimo, era di origine prettamente plebea, cosicch il sorger di essa segnava proprio l'ultimo estendersi della riforma in seno ai pi bassi strati sociali.
Iniziata dalla corona, propagatasi in seno alla nobilt, sviluppatasi sotto il patronato dell'episcopato, diffusa nelle classi medie e basse dall'austera propaganda puritana, essa scendeva col separatismo all'infima plebe; e questo processo d'espansione sociale aveva portato seco fatalmente un processo di democratizzazione sempre maggiore. Enrico SettimoI infatti aveva affrancato la corona, Elisabetta la chiesa anglicana, i Puritani avevano reclamato l'eguaglianza pel clero plebeo, i Separatisti affrancavano l'intelligenza umana da ogni principio d'autorit, proclamando la libert per ogni individuo di scoprire "la verit nella parola di Dio". Le persecuzioni di Elisabetta e pi ancora di Giacomo Primo nulla poterono contro il fatale andare dell'idea: per una nemesi non rara nella storia il Puritanesimo conculcato si rizzava sempre pi formidabile sino a far rotolare dal palco la testa di Carlo I; ed il Separatismo, nonostante lo sterminio feroce dei suoi seguaci, andava ad informare del suo spirito un mondo novello, vena di libert che zampillava inesauribile dalle latebre pi profonde del suolo sociale. Ai separatisti infatti appartengono i Pellegrini.
Verso la fine del regno di Elisabetta "la parola di Dio, dicono le fonti separatiste, aveva rischiarato della povera gente" del nord dell'Inghilterra, che abitava le citt ed i villaggi del Nottinghamshire, del Lincolnshire e le frontiere del Yorkshire: la vista dei loro ministri costretti a sottomettersi al conformismo in materia di fede e di culto, la persecuzione contro i non conformisti aveva loro aperti gli occhi, convincendoli che non solamente "le miserabili cerimonie del culto erano dei ricordi dell'idolatria" ma che "era necessario non sottomettersi al potere sovrano dei prelati".
Molti allora di essi "di cui il Signore aveva toccato i cuori d'un zelo divino per la verit" si erano decisi a scuotere "questa servit anticristiana" ed a costituirsi per un covenant, "come il popolo libero del Signore" in una chiesa basata sui principi d'uguaglianza del Vangelo, rinunciando ad ogni autorit umana, attribuendosi il diritto illimitato ed indistruttibile di progredire verso la verit, "di marciare in tutte le vie che il Signore aveva lor fatto conoscere o rivelerebbe loro in seguito".
Come segugi dietro alla preda gli agenti pi fanatici e brutali dell'episcopato cominciarono a dar la caccia a questa chiesa riformata ed al suo pastore John Robinson, finch "l'infelice gregge di Cristo perseguitato" per eludere la vigilanza dei suoi nemici, disperando ormai di trovare riposo in Inghilterra, aveva risoluto nel 1607 di cercare salute nell'esilio, rivolgendo i suoi sguardi a quell'Olanda, dove trionfava la dottrina calvinista nella chiesa e l'ordinamento repubblicano nel governo, dove gl'infelici "avevano sentito dire che a tutti era accordata libert di religione". Superate le maggiori difficolt, delusi o fiaccati col loro eroismo gli sforzi dei loro nemici, essi riuscivano finalmente ad imbarcarsi, cominciando cos dall'isola loro al continente, da Amsterdam a Leyda, dall'Europa all'America quella corsa errabonda, quella via crucis pel trionfo della libert spirituale, quel doloroso pellegrinaggio, da cui presero il nome. "Essi sapevano ch'erano dei Pellegrini, e non s'affannavano troppo delle peripezie che loro toccavano, ma rivolgevano gli occhi al cielo, loro patria diletta, e trovavano cos la calma del loro spirito". L'austerit, l'amore al lavoro, l'elevatezza morale acquistarono ai Pellegrini la stima l'affetto la venerazione del nuovo paese; ma questo era pur sempre per essi una terra d'esilio, dove la lotta per la vita si presentava con colori ben pi foschi che per l'innanzi: abituati al lavoro dei campi, avevano dovuto darsi ai mestieri ed alle industrie per sottrarsi alla pi squallida miseria dei primi giorni; austeri nel fondo dell'anima, mal potevano adattarsi alla gaiezza per quanto posata degli Olandesi; fortemente attaccati alla nazionalit ed alla lingua propria, soffrivano di nostalgia morale nel paese straniero, tremavano al pensiero di vedere i loro figli soggiacere all'influenza di questo; decisi finalmente e pi che tutto a mantenersi uniti, stretti insieme nella loro comunit, vedevano avanzarsi il giorno fatale di dovere e per le esigenze materiali dell'esistenza e per l'aumento della popolazione disperdersi o soccombere.
L'amore di patria e lo spirito religioso fa trovar allora ai Pellegrini una soluzione del problema nelle vicende stesse dell'epoca. Perseguitati in patria essi potevano bene crearsene un'altra di loro esclusiva pertinenza, un'altra a somiglianza della prima e dalla prima dipendente, in quelle vergini terre che i viaggi di Gosnold, di Smith e d'Hudson, le imprese di Raleigh, di Delaware e di Gorges, le descrizioni e le compilazioni di Eden, di Willes e d'Hakluyt facevano correre sulle bocche di tutti. Oscuramente coscienti della loro attitudine a rappresentare una parte ben pi grande che quella di esuli raminghi nel dramma dell'umanit, essi si sentirono animati "dalla speranza e dall'intimo ardore di far conoscere il Vangelo del reame di Cristo nelle regioni lontane del Nuovo Mondo, quand'anche non dovessero servire che di marciapiede da altri destinato a calpestarsi per compiere questa grand'opera". Cos facendo essi si sarebbero per di pi riconquistata la protezione dell'Inghilterra, cui erano rimasti devoti nonostante i mille torti subiti.
Tutti pieni ormai del generoso proposito, i Pellegrini col mezzo dei loro delegati partiti per l'Inghilterra tanto fecero, tanto insisterono per ottenere dal governo il permesso, dalla societ della Virginia il terreno, da privati i fondi necessari al viaggio, che finalmente dopo anni di negoziati riuscivano nell'intento per quanto a patti ben sfavorevoli: Giacomo Primo, da una parte coll'idea di liberarsi di loro, dall'altra nella speranza di veder fiorire ancor pi la pesca inglese nei mari d'America, non dava alcuna carta ma lasciava vagamente sperare che non si sarebbe fatta attenzione ad essi nei deserti americani; la compagnia della Virginia accordava una patente che per quanto ampia a nulla serviva, perch concessa ad una persona che non faceva parte della spedizione e per un paese diverso da quello dove contro lor voglia sarebbero sbarcati i coloni; un mercante londinese infine, commosso dallo zelo di quei profughi, imprestava loro del denaro a gravissime condizioni. Nel 1620 due navi, lo Speedwel di 60 tonnellate ed il Mayflower di 180, dovevano portare in America sotto la guida dell'abilissimo predicatore Brewster, l'antico agricoltore mutato in tipografo, i pi giovani ed animosi tra il migliaio di Pellegrini di Leyda; gli altri rimanevano per il momento in Olanda affidati al loro pastore, il Robinson, che al momento doloroso del commiato spiegava nelle parole d'addio una libert d'opinione, uno spirito d'indipendenza da ogni principio d'autorit allora pressoch ignoti nel mondo: "io non intendo, diceva l'illuminato pastore ai pionieri d'una nuova civilt, davanti a Dio ed ai suoi angeli benedetti, che voi non mi seguiate pi oltre di quello che non abbiate veduto me stesso seguire il Signore Ges Cristo. Il Signore ha ancora ben altre verit da farvi scoprire nella sua santa parola. Io non saprei deplorare abbastanza la condizione delle chiese riformate, che sono giunte ad una certa fase della religione e che attualmente non vogliono andare pi lontano dei promotori della loro riforma. Lutero e Calvino furono menti grandi e luminose pel tempo in cui vissero; ma neppure essi nondimeno hanno penetrato l'insieme dei disegni di Dio. - Io ve ne scongiuro, ricordatevene -  un articolo del covenant della vostra chiesa - voi dovete esser disposti ad accogliere tutte le verit, quali esse siano, che saranno portate a vostra conoscenza dalla parola scritta di Dio".
Delle due navi allestite pel viaggio la pi piccola si mostrava per cos disadatta alla navigazione, che lasciata appena la costa inglese doveva tornare indietro; ed il solo "Fior di maggio" continuava nell'inverno del 1620 la lunga e burrascosa traversata di 63 giorni, portando nei suoi fianchi i destini della Nuova Inghilterra. Decisi infatti a sbarcare nel paese dell'Hudson, come la posizione migliore della costa, i Pellegrini erano gettati invece verso la parte pi sterile ed inospitale del futuro Massachusetts, toccando essi nel novembre il capo Cod. Dopo avere veleggiato lungo la spiaggia per parecchie settimane in cerca d'un luogo adatto ad una colonia, approdavano finalmente il 16 dicembre in un punto che per ricordo del porto di Plymouth, dove erano stati accolti benevolmente, fu chiamato Nuova Plymouth.
Prima per di sbarcare i Pellegrini deliberarono sulla forma di reggimento ad essi pi convenevole. Eguali di condizione sociale, non legati da alcun altro vincolo che quello della religione, privi per loro fortuna di qualsiasi carta regia, di qualsiasi patente vantaggiosa di privata corporazione, essi si formavano in corpo politico per mezzo d'un patto volontario e solenne.
"In nome di Dio, amen (era il patto firmato dagli emigranti maschi della futura colonia) . Noi sottoscritti sudditi leali del nostro sovrano, il re Giacomo, avendo intrapreso, per la gloria di Dio, il progresso della fede cristiana e l'onore del nostro re e della nostra patria, un viaggio col fine di fondare la prima colonia nella regione settentrionale della Virginia, ci formiamo solennemente e scambievolmente, pei qui presenti, in presenza di Dio e gli uni degli altri, un covenant e ci associamo insieme in un corpo politico e civile, per in migliore nostra organizzazione e conservazione possibile e pel conseguimento dei fini sotto menzionati; ed in virt di quest'atto noi decreteremo e stabiliremo e formeremo, di tempo in tempo, tali leggi, ordinanze, atti, costituzioni ed impieghi, giusti ed equi, che si giudicheranno i pi convenienti pel bene generale della colonia. Noi promettiamo la pi completa sottomissione ed obbedienza legittima a queste disposizioni". Cos l'umanit ricuperava a bordo del Mayflower i suoi diritti, fondando un governo basato su "leggi eque" in vista del "bene generale"; ed i Pellegrini, datosi in Giovanni Carver un governatore annuale, sbarcavano ad iniziare una "vera democrazia".
Un'epidemia scoppiata qualche anno innanzi nella regione aveva spopolato quella piaggia, cosicch i coloni non ebbero nulla a temere da parte degli Indiani. Gli ostacoli pressoch insormontabili provenivano dalla natura, dai rigori del clima che decimavano in breve una popolazione priva di tetto: in cinque mesi ne moriva pi della met, il governatore compreso.
L'arrivo di una nuova schiera di emigranti sprovvisti di viveri, nell'autunno seguente, costringeva tutta la colonia a vivere di mezze razioni per sei mesi; n col giungere di nuovi pellegrini le cose mutavano: ancora al terzo anno dal primo sbarco vi furono tempi in cui non sapevano alla sera che avrebbero mangiato la mattina seguente; il bestiame bovino non fu introdotto che al quarto anno. La propriet collettiva della terra fu il sistema imposto ai coloni sulle prime dalle condizioni stesse del momento; ma dopo qualche anno il bisogno d'una maggiore produzione consigli loro quello della propriet individuale del suolo: questo fu in sulle prime diviso fra le famiglie in quote trasmissibili e proporzionali al numero dei loro membri, e l'anno dopo in quote individuali ed a titolo di feudo perpetuo. L'aumento nella produzione aliment ben presto uno scambio lucroso cogli Indiani pi vicini, che ricorsero ai coloni per le loro provviste dando in compenso pelli di castoro.
La popolazione cresceva assai lentamente, ch le terre non erano fertili e nessun incoraggiamento od aiuto veniva allo stabilimento dal di fuori: quattro anni dopo che era fondata, la colonia non aveva che 184 abitanti, dieci anni dopo 300. Se per l'abbandono da parte della madrepatria ritardava lo sviluppo materiale di essa, ci, fortificando ognor pi la tempra dei suoi fondatori, costituiva la miglior garanzia di successo.
Gli amici d'Inghilterra, raffreddati dall'opposizione che incontravano e dal poco frutto dei capitali investiti in quell'impresa, cessavano affatto di sovvenirla pi a lungo e l'usura del 30 e del 50 per cento venne a colpire i coloni, se vollero quei capitali a loro tanto necessari. Nel 1627 per otto dei pi intraprendenti fra essi assumevano sopra di s, dietro cessione d'un monopolio del commercio per 6 anni, tutte le obbligazioni dello stabilimento calcolate in 1800 sterline; e la compagnia di Londra, che aveva fornito i capitali, rinunzi ad ogni sua pretesa: le terre venivano divise egualmente e l'agricoltura si assideva sulla solida base d'una propriet individuale e libera da ogni peso. Per quanto proprietari incontestabili del suolo, garantito loro per le forme d'acquisto dalla legge inglese oltrecch dal diritto naturale, i coloni non avevano punto diritto, secondo i principi ammessi in Inghilterra, di praticare quel selfgovernment, che solo una patente regia poteva sancire. Nonostante per la mancanza di essa al primo sbarco ed il rifiuto reciso di accordarla di fronte alle ulteriori richieste, i Pellegrini abbandonati a s stessi continuarono nel sistema adottato fin dai primi giorni della colonia, provvedendo da s alla legislazione ed alla giustizia criminale, dapprima con una certa timidezza, ma in seguito con la stessa sicurezza degli stabilimenti provvisti di carte regie.
L'organizzazione politica era naturalmente della massima semplicit. Messi in condizioni pressoch primitive, essi ritornarono per quel legame indissolubile tra la terra e l'uomo alle istituzioni primitive degli antichi padri anglo-sassoni, modificate solo in quanto lo richiedeva una pi avanzata civilt.
Il governatore era nominato dal suffragio universale; ed il suo potere, subordinato sempre alla volont generale, era ristretto per di pi, dopo qualche anno, da un consiglio speciale di 5 e pi tardi di 7 assistenti: suo privilegio l'aver doppio voto nel consiglio. Tutti i maschi adulti entravano a far parte della assemblea generale, che non s'occupava solo di legislazione, ma anche di questioni esecutive e giudiziarie: solo nel 1639 col crescere della popolazione ed il suo disperdersi su un territorio pi vasto, il sistema diretto venne sostituito nella colonia da quello rappresentativo, pel quale ogni centro abitato mandava il suo deputato all'assemblea generale. Tale l'origine della libert costituzionale popolare, il primo esempio delle istituzioni politiche americane.
A tanta semplicit di vita sociale e politica corrispondeva un'austerit di costumi non pi forse veduta in una comunit civile. Basti il dire che un colono, considerato pernicioso alla comunit per aver messo su uno spaccio di vino e di birra, fu rimandato in Inghilterra a spese comuni "poich egli corrompeva il popolo!" Se questa rigidit degenerata ben presto in una intolleranza, che tutto proibiva se ne eccettui "maritarsi e guadagnar denaro", ci rende meno simpatici i Pellegrini, certo  d'altra parte che questo disprezzo sovrano per quanto allieta ed abbellisce la vita portava in s la garanzia del successo in quel rude paese, per cui erano necessari uomini di ferro: lavoro diligente e paziente, tenacia e perseveranza, entusiasmo religioso, una fede profonda nella fratellanza degli uomini e nella paternit di Dio, la stessa intolleranza proveniente dal non avere una idea della illimitata libert universale, preparavano alla nuova patria generazioni oneste, libere e forti.
Fu questo il grande merito del Puritanesimo, in questo sta il secreto dell'influenza straordinaria, che esso ebbe nel plasmare il carattere della Nuova Inghilterra e per essa dell'intera societ anglo-americana. Pi anglosassoni che frutti dell'incrocio anglosassone-normanno, data l'umilt della loro origine sociale, puritani, perseguitati per le loro idee, ammaestrati alla scuola del dolore, i Pellegrini non furono solo i pionieri della colonizzazione inglese nella Nuova Inghilterra, ma i padri genuini d'una societ nuova, i primi creatori della coscienza civile e religiosa del popolo anglo-americano. Attraverso a scene di tristezza, di miseria, essi non avevano soltanto aperto una via maestra agli oppressori per sottrarsi all'intolleranza religiosa e politica, ma avevano fondato una democrazia pura, di cui fratellanza, uguaglianza e lavoro costituivano le basi economico-sociali, libert e selfgovernment le basi politiche. "Non affliggetevi, scrivevano d'Inghilterra ai Pellegrini di Nuova Plymouth per consolarli nei giorni delle maggiori sofferenze, non affliggetevi, se voi avete servito d'istrumento a rompere il ghiaccio per altri, la gloria sar vostra sino alla fine del mondo."

2. I PURITANI E LA COLONIA DI MASSACHUSETTS. - La colonia dei Pellegrini era, pu dirsi, appena assicurata, che nuove schiere d'emigranti sbarcavano sul suolo della Nuova Inghilterra ad assicurarvi il trionfo del Puritanesimo. Il Gran Consiglio di Plymouth, incapace di stabilire delle colonie per proprio conto, si era dato a far commercio di lettere patenti, come unico modo di trarre qualche guadagno dall'ottenuta concessione. Un'accolta d'uomini zelanti ed entusiasti comperavano da esso nel 1628 un vasto territorio dall'Atlantico al Pacifico, dai pressi della baia di Massachusetts a quelli del Merrimac, per fondarvi coi "migliori" dei loro concittadini una colonia inaccessibile per sempre alla corruzione ed alla superstizione degli uomini. Il rigido puritano Giovanni Endicot, uno dei concessionari, uomo energico e zelante, fu scelto dai compagni ad essere "lo strumento adatto per cominciare quest'opera del deserto".
Quell'anno stesso un centinaio di emigranti sbarcavano nella baia di Massachusetts, mentre in Inghilterra cresceva ogni giorno pi il numero degli entusiasti desiderosi di tener loro dietro: erano questi per lo pi puritani insofferenti del giogo dell'episcopato, giacch i conformisti non avevano alcun motivo profondo per abbandonare il loro paese. La libert puritana era in generale il fine di tale organizzazione, che veniva favorita da una carta concessa nel 1629 da Carlo I in seguito alle poderose influenze, di cui disponevano a corte i soci dell'Endicot. Costoro venivano costituiti in una corporazione detta "Governo e Compagnia di Massachusetts nella Nuova Inghilterra", l'amministrazione dei cui affari era affidata ad un governatore e a 18 assistenti eletti annualmente dai soci: tutti i poteri amministrativi ed esecutivi erano conferiti non agli emigranti ma alla compagnia, che aveva il diritto di pubblicare ordinanze, organizzare il governo, nominare i suoi agenti politici, confezionare un codice criminale; interdetto solo di stabilire leggi ed ordinanze in opposizione cogli statuti del regno. I coloni venivano cos abbandonati, come il solito, senza la minima franchigia, alla mercede di una corporazione residente in Inghilterra: la stessa libert religiosa, ch'era il movente e divenne il risultato di questa colonizzazione, non trovava nella carta la minima clausola, la quale nonch garantirla, cosa nemmeno sognata se non basta voluta dal re, accennasse ad essa. La carta, in base alla quale gli uomini liberi del Massachusetts riuscivano ad innalzare un sistema di libert rappresentativa indipendente, non concedeva loro alcuno dei privilegi del selfgovernment.
La forma di governo stabilita pel Massachusetts consistette in un governatore ed un consiglio rivestito di tutti i poteri legislativo, giudiziario, ed amministrativo, composto di 13 consiglieri, di cui 11 dovevano essere eletti dalla compagnia, 2 dai coloni quale generoso favore per allontanare ogni causa di malcontento. Fra le istruzioni date all'Endicot v'era quella di non fare alcun torto agli indigeni ma di cercar il possibile per convertirli e civilizzarli, e di non commettere la minima usurpazione a loro danno, riscattando i titoli, che eventualmente avessero sulle terre da occupare.
La composizione e la partenza dei nuovi emigranti, circa duecento, sotto la guida del venerabile predicatore non conformista Francesco Higginson, caratterizzano tale colonizzazione: tutta la gente di mala vita era stata respinta, giacch "nessuna vespa oziosa pu vivere in mezzo a noi" dicevano gli emigranti; e nel perder di vista la terra inglese essi non la maledivano quale teatro delle loro sofferenze, ma la salutavano quale terra dei loro padri e dimora dei loro amici: "Non diremo, esclamava l'Higginson, come dissero i separatisti nel lasciare la patria "addio Babilonia, addio Roma!"; ma diremo "addio cara Inghilterra! addio chiesa di Dio in Inghilterra, addio cari fratelli cristiani che vi rimanete!" Tale lo spirito, tali i propositi dell'intrepida comunit, destinata a trasformare la sterile Nuova Inghilterra in un gruppo di floridi stati.
Salem, che in ebraico significa pace, fu la colonia che questi rigidi calvinisti, entusiasti pi che fanatici, fondarono, sottoscrivendo anch'essi un patto sociale, un covenant, che si pronunciava per le virt pi austere. Meglio che un corpo politico essa fu una chiesa in mezzo al deserto, chiesa libera e indipendente, di cui i membri sceglievano i dignitari e questi si consacravano ed ordinavano l'un l'altro, dove erano bandite le inutili cerimonie, pressoch annientata la liturgia, ridotta a forme ancora pi semplici la semplicit del calvinesimo, costituzione cos rispondente all'idea puritana da servire poi di regola a tutti i puritani della Nuova Inghilterra.
Anche i nuovi coloni furono sottoposti a dure prove, morendone nel primo inverno soltanto un'ottantina, ma non per questo diminuiva l'intima loro soddisfazione, la gioia d'adorar in pace il loro Dio. Ritenuti dai fratelli rimasti in patria quali predestinati dal Signore a compiere una grande missione, il loro esempio trovava in Inghilterra sempre nuovi imitatori, da null'altro animati se non dal desiderio di stabilire la religione in tutta la sua purit. E per riuscir meglio nell'intento, girava tra i puritani inglesi la parola d'ordine di scegliere pel nobile fine solo "i migliori", selezione morale cui s'accompagnava anche quella sociale, non appena l'assemblea della compagnia dichiarava nel 1630 che il governo e la patente sarebbero trasportati di l dall'Atlantico e stabiliti nella Nuova Inghilterra, trasferimento il quale senza urtare nei principi della carta mutava senz'altro una corporazione commerciale, governante da lontano una colonia, in un governo provinciale indipendente ed esercitato sul luogo. Sicuri di portare seco nella carta la base delle loro libert civili, entrarono nel nuovo contingente d'emigrazione uomini forniti di fortune e d'educazione, dotti e letterati, ministri del culto tra i pi eloquenti e pietosi. Nel 1630, 17 navi, contenenti ben 1500 emigranti, puritani in gran parte e scelti tra i pi onesti del paese, partivano alla volta della baia di Massachusetts sotto la guida del coscienzioso Giovanni Winthrop, scelto a governatore, anima in fondo di democratico sincero per quanto partigiano d'un governo "del pi piccolo numero", composto per "dei pi saggi fra i migliori". Nel lasciare l'Inghilterra essi pure volgevano commoventi parole d'addio al paese natale: "i nostri cuori, dicevano ai compatriotti, verseranno torrenti di lagrime per la vostra costante felicit quando abiteremo le nostre povere capanne nel deserto". Ad essi ed agli emigranti, che loro seguirono in appresso, si devono le prime umilissime origini di Boston, la metropoli puritana, nonostante i disagi, le malattie, le carestie dei primi tempi; i pi deboli spaventati da una vita di pene e di sofferenze inaudite ritornarono in patria, i pi forti rimasero sostenuti dall'ideale religioso, e Roxburg, Dorchester, Charlestown, Watertown ed altri centri minori attestavano dopo non molto che nessuna procella poteva pi oramai svellere da quella terra la ben radicata quercia puritana.
"Qui godiamo Dio e Ges Cristo, scriveva alla moglie il governatore Winthrop, non basta forse? Ringrazio il Signore di trovarmi cos bene qui e di non avermi mai fatto pentire d'esserci venuto. Anche se avessi preveduto tutte queste afflizioni, non avrei fatto diversamente. Non sono mai stato cos tranquillo e contento".
Si capisce come di questa libert i coloni fossero gelosi quanto mai. Quando infatti per le mene dei loro nemici d'Inghilterra, l'episcopato e pi ancora i proprietari della Nuova Inghilterra spodestati di fatto delle loro terre dal successo trionfale dei puritani, si ordiner loro di produrre in Inghilterra le lettere patenti della compagnia, essi faranno orecchi da mercanti. E quando si ordiner una commissione speciale per le colonie, diretta dallo stesso arcivescovo di Canterbury, con poteri arbitrari, tra cui quello di "regolare" le loro condizioni ecclesiastiche e di revocare ogni carta ottenuta coll'astuzia a danno della prerogativa regia, il Massachusetts in preda alla pi viva emozione risolver unanimemente d'opporre la resistenza armata all'istituzione d'un governatore generale od all'introduzione di mutamenti ecclesiastici. E lo zelo sar cos forte che, nonostante le misere condizioni dell'incipiente colonia (s'era allora nel 1635 soltanto!) , si riuniranno 600 sterline per fortificare Boston! La commissione inglese si limit in realt a porre ostacoli d'ogni sorta all'ulteriore emigrazione puritana dal paese, e le susseguenti vicende di Carlo I permisero alla Nuova Inghilterra di godere in pace le sue libert; ma ad ogni modo questa levata di scudi del 1635 era un fatto sintomatico, arra non dubbia della futura indipendenza.
La purit della religione e la libert civile, fini ultimi dell'emigrazione puritana, non tardarono a fondersi insieme, originando una democrazia confessionale in cui non gi la nascita la ricchezza od il grado d'istruzione conferiva i diritti politici ma la partecipazione alla chiesa: una disposizione infatti d'un'assemblea generale tenuta nel 1631 dava il suffragio ai soli membri della chiesa "affinch il corpo dei comuni non fosse composto che di persone probe ed onorabili", pure senza conceder al clero neppur l'ombra del potere politico. Era il regno della visibile chiesa, la repubblica del popolo scelto, che i calvinisti volevano fondare nel Massachusetts: Dio stesso doveva governare il suo popolo. N lo spirito teocratico poteva soffocare la libert popolare, giacch chiesa e popolo erano una cosa sola, e l'ordinamento della prima era strettamente democratico: gi nel 1632 si stabiliva che il governatore ed i suoi assistenti, scelti fin allora per un tempo illimitato e con poteri pure illimitati, venissero nominati anno per anno; e si stabiliva inoltre che ogni town o centro abitato designasse due persone, le quali unite cogli assistenti concertassero un piano d'organizzazione del tesoro pubblico. La misura era divenuta necessaria perch un'imposta, decretata dai soli assistenti, aveva gi sollevato, tanto era vivo nei coloni il concetto e la tradizione inglese in materia, allarmi ed opposizione!
E questi primi germi di governo rappresentativo si sviluppavano rapidamente negli anni seguenti, in mezzo alla lotta fra il Winthrop, che d'accordo con altri maggiorenti riteneva l'autorit suprema risiedere nel consiglio degli assistenti, e la generalit dei coloni animati da tendenze pi democratiche: trionfavano i pi, deliberando che l'assemblea generale non sarebbe stata pi convocata che per l'elezione dei magistrati, mentre dei deputati designati dai singoli centri avrebbero condiviso con quelli il potere legislativo ed il diritto di nomina agl'impieghi. Si gettavano cos le basi d'una vera democrazia rappresentativa, dove il governatore ed i suoi assistenti nominati dalla colonia costituivano come un senato; i rappresentanti delle singole citt una specie di camera di deputati; e ciascun corpo dopo molte lotte otteneva il diritto di veto sulle decisioni dell'altro (1644) . Questa tendenza spiccata al selfgovernment prova chiaramente come i coloni del Massachusetts non fossero degli idealisti metafisici, ma degli uomini pratici, che erano fuggiti al deserto non per farvi gli anacoreti ma per crearvi una comunit attiva, informata alle dottrine religiose ed alle forme di libert civili care a loro pi della vita.
Questo carattere si manifesta sovrano anche nel campo religioso: corpo di credenti sinceri anelanti alla purezza della religione, non gi di filosofi professanti il principio della tolleranza, questi emigranti non intendevano punto che si lasciasse spezzare quella conformit religiosa, ch'era non solo fonte di pace per essi, ma pi ancora pietra angolare dello Stato: la collettivit politica altro non era che la comunit religiosa, ed i legami della fede confondendosi con quelli della politica convivenza, ne risultava uno Stato assiso su basi incrollabili. Costituiti in una corporazione, di cui essi stessi potevano aprire l'entrata sotto le condizioni che loro piacessero, tenevano nelle proprie mani le chiavi del loro asilo e potevano usare del loro diritto di chiudere le porte a tutti i nemici della loro concordia e sicurezza. E di questo diritto si servivano senza il minimo scrupolo: fin dai primi tempi i fratelli Brown, che volevano rimaner fedeli alla chiesa episcopale, erano stati scacciati dalla comunit e rimandati in Inghilterra; pi tardi l'irreligioso Samuele Gorton, che affermava non esservi n paradiso n inferno ma ambedue risiedere nel cuore dell'uomo, sar incarcerato; e persecuzione ancor pi fiera incontreranno gli Anabattisti ed i Quaccheri, quattro dei quali verranno perfino impiccati. "I nostri padri, dir Giorgio E. Ellis, non pensarono di fare del territorio, da essi conquistato e comprato per mezzo d'una patente, un asilo per ogni specie di credenze religiose, anzi lo destinarono, come ogni uomo la propria casa, a luogo di pace di agio e d'ordine per quanti fossero d'un medesimo sentimento, di una medesima coscienza e di un medesimo pensiero". E nel 1681 un pastore puritano, Increase Mather, esprimer apertamente l'opinione che le colonie avevano diritto d'allontanare quanti riuscissero ad esse d'incomodo, applicazione pratica del principio teorico espresso pochi anni prima dal reverendo Shepard "essere politica satanica quella che insegue una tolleranza indeterminata e sconfinata".
Il genere per di persecuzione, cui nei primi tempi s'appiglia il puritanesimo, ha un carattere suo tutto particolare, puramente negativo. Sorto come arma di difesa non gi d'offesa, esso non sogna neppure di convertire gli animi all'ortodossia col terrore e le torture, non punisce le opinioni per se stesse, ma scaccia chi combatte il puritanesimo, perseguita o sopprime chi non vuol andarsene. Nella lotta per la libert, la fede era un'arma potente, l'alleato pi sicuro nel momento della battaglia; ed il fanatismo religioso, non essendo in ultima analisi che un mezzo di prevenire perfino l'ombra d'un attentato alla libert, altro non era che fanatismo di libert.
Se l'esclusivismo religioso del Mass. trovava nel sentimento di auto-conservazione la sua giustificazione, urtava per sempre in quel senso umano di tolleranza, che la stessa persecuzione sofferta in patria non aveva potuto instillare nei coloni: per quanto diversi i moventi, il non conformismo rimaneva per essi non meno che per i loro persecutori un delitto capitale. Contro questa concezione politica d'uno stato direttore spirituale sorgeva per fin d'allora un apostolo sublime della tolleranza, il quale fondava su questa un organismo politico, ch'era preludio glorioso ed immagine viva della futura societ anglo-americana: Roger Williams fu questo nume benefico, Rhode Island lo stato da lui fondato.
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3. ROGER WILLIAMS ED ORIGINE DI RHODE ISLAND.
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Nel febbraio del 1631 arrivava a Nantasket nel Mass. dopo una burrascosa traversata di 66 giorni "un giovane ministro, dotato di qualit preziose, pieno di zelo ed animato dallo spirito di Dio", Roger Williams. Superiore per elevatezza morale agli altri puritani, egli non voleva solo cambiare il proprio paese con un altro, dove il puritanesimo non fosse delitto, ma con uno, dove il delitto d'opinione non fosse neppur concepito. "Santit della coscienza" ecco la formula, in cui il filosofo pratico compendiava la sua teoria spezzante tutte le pastoie imposte all'umano intelletto, e di cui accettava senza indietreggiare le ultime conseguenze: la coscienza dell'uomo  sacrario inviolabile, in cui nessuna forza n individuale n sociale ha diritto di penetrare; e quindi lo stato deve reprimere i delitti, ma non esercitare il suo controllo sull'opinione, punire il colpevole ma non violare la libert dell'anima. Persecuzioni e roghi, culto ufficiale e decime obbligatorie, aiuto scambievole di trono e d'altare, quanto insomma aveva per secoli contristato e dovea ancora contristare l'umanit sedicente civile, tutto veniva rovesciato dal sublime principio: la moschea mussulmana come la chiesa cristiana, la pagoda buddistica come la sinagoga ebraica potevano ricevere diritto di cittadinanza nello stato dell'umanit, che Roger Williams vagheggiava. Il Mass. basato sul pi egoistico conformismo veniva minato nei suoi fondamenti stessi da questo ardito puritano, la cui predicazione diventava incompatibile con lo spirito e le istituzioni del paese. Salem, che l'aveva preso a suo predicatore e sostenuto contro gli attacchi del governo coloniale, parve quasi tradire la causa della religione e della patria e, spogliata di tutte le sue franchigie, doveva finalmente cedere e confessare il suo torto: l'apostolo della tolleranza, sconfessato dalla comunit, abbandonato dai seguaci, amareggiato dai rimproveri della stessa sua sposa, dopo aver sostenuto davanti all'assemblea generale che "i suoi principi erano fermi come la roccia" e che era "disposto a subire la prigionia o l'esilio, e la morte stessa nella Nuova Inghilterra" piuttosto di rinunciare alla sua dottrina della libert intellettuale, nel 1635 veniva esiliato.
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Timorosi per ch'egli, com'era sua intenzione, non rimanesse nelle vicinanze della colonia a predicare un principio, che veniva a "rovesciare le basi dello Stato e del governo di quel paese", i rappresentanti del Massachusetts decidevano d'inviarlo su apposito bastimento in Inghilterra. Ribelle allora per la prima volta agli ordini del suo paese, Roger Williams si sottraeva con la fuga al rimpatrio e per quattordici settimane andava ramingo tra le nevi e le intemperie, dovendo mille volte la vita all'ospitalit di quegli Indiani, di cui la sua filantropia l'aveva fatto gi prima ben noto campione. Ammirato e rispettato dagli avversari per la nobilt del carattere, lo stesso governatore Winthrop gli indicava la baia di Narragansett come luogo non preteso ancora da alcuno, dove poter fondare quella comunit libera, di cui non aveva smesso per nulla l'idea. "Io considerai questo saggio consiglio, diceva Williams, come la voce di Dio"; ed un fragile canotto indiano, su cui egli s'imbarcava con cinque compagni, portava a quella volta il fondatore del Rhode Island ed i suoi primi cittadini.
Ad attestare la immutabile confidenza nella bont di Dio volle chiamare Providence il nuovo soggiorno, ch'egli intendeva destinato "a servir d'asilo a tutti quelli che si trovavano nell'avversit per motivi di coscienza".
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Gli Indiani cedevano largo tratto di paese al loro benefattore e questi, nulla volendo per s, lo legava in retaggio insieme con le istituzioni pi libere, che il mondo civile avesse ancora veduto, ai sopravvenienti coloni, profughi la pi parte, spiriti fieri della loro libert di coscienza. Il Rhode Island fu sin dalle origini una democrazia pura, nella quale la volont della maggioranza dovea governare lo Stato, ma "solo nelle materie civili": in nessun altro stato, nonch della futura Unione del mondo intero, ebbero cos poco potere i magistrati e tanto i rappresentanti della comunit. "Gli annali di Rhode Island, se fossero scritti in uno spirito filosofico, dice il grande storico Giorgio Bancroft, esporrebbero le forme della societ sotto un aspetto tutto particolare; se il territorio di questo Stato fosse stato in rapporto coll'importanza e l'originalit dei principi della sua prima esistenza, la sua storia fenomenale avrebbe riempiuto il mondo di meraviglia".
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Mentre infatti l'intolleranza insanguinava l'Europa, facendo teatro la Germania di guerre religiose, l'Inghilterra di feroce dispotismo, la Francia di persecuzioni, l'Olanda stessa di lotte intolleranti d'opposte fazioni, la Spagna ed i suoi possessi di iniqui auto-da-f, di l dall'Atlantico uno dei pi grandi e pi veri benefattori dell'umanit, Roger Williams, s'acquistava la gloria imperitura di fondare uno Stato sul principio della tolleranza e di imprimere in caratteri indelebili la impronta di questo sulle nascenti istituzioni americane. Se la societ nuova d'oltre Atlantico non sapeva neppur essa liberarsi completamente da quell'intolleranza, per reagire alla quale era sorta, essa sapeva pur sempre creare per le sue e per le altrui vittime un rifugio, un castello franco della libert intellettuale in tutte le sue forme. "Chi ha perduto la sua religione, correva il detto, pu star sicuro di ritrovarla in qualche villaggio di Rhode Island"; cos svariate erano le opinioni religiose della colonia nella quale secondo il principio di Roger Williams, confermato dall'Assemblea generale, "a tutti gli individui, di qualunque paese o nazionalit, Papisti, Protestanti, Ebrei o Turchi" dovea essere garantito il libero esercizio del loro culto. .
Nello stato di Rhode Island troveranno cos rifugio sicuro i perseguitati d'ogni paese; ad esso ricorrer tra altri, bandita dal Mass., una donna di raro intelletto, Anna Hutchinson, la cui teoria improntata al principio della tolleranza l'aveva resa a quello stato pericolosa. Agli amici appunto di questa eroina della libert, guidati da John Clarke e da Williams Coddington, si deve la colonizzazione dell'isola, detta, per una veduta somiglianza con quella di Rodi, Rhode Island. Anche questa nuova comunit si inspir ai princip di quella di Providence: base del governo fu il consenso universale di tutti gli abitanti, un vero patto sociale fondato sull'amore reciproco.
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Escluso pei suoi princip dalla lega stretta nel 1643 fra le altre colonie della Nuova Inghilterra e minacciato di smembramento a loro vantaggio, il Rhode Island trovava nel suo fondatore il salvatore: imbarcatosi per l'Inghilterra, Roger Williams per le potenti intercessioni di Sir Henry Vane, che glorificava il suo zelo coloniale ed i suoi risultati, otteneva dal Lungo parlamento nel 1644 una carta che conferiva a lui ed ai suoi amici il diritto di stabilire un governo di lor gradimento nella nuova colonia, riconosciuta autonoma col nome di "Piantagioni di Rhode Island e di Providence". L'assemblea generale nella sua riconoscenza voleva che il Williams ottenesse dal governo inglese la carica di governatore di tutta la colonia per un anno; ma l'uomo, che altra volta aveva dato prova d'infinita bont intercedendo presso bellicose trib indiane, pronte alla distruzione, in favore dei suoi persecutori del Mass., mostrava ora tutto il suo amore per la libert: egli non acconsentiva ad una misura, che sarebbe stata un ben pericoloso precedente, ed il Rhode Island continu a godere della sua illimitata libert non solo religiosa ma anche politica. In esso tutti erano uguali, tutti potevano riunirsi e prender parte ai dibattiti nelle pubbliche assemblee, tutti aspirare agli impieghi.
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E la volont popolare, pure in mezzo alle dispute alle rivalit alle lotte, frutti inevitabili d'una sconfinata democrazia, riusciva sempre a raggiungere come per istinto l'interesse generale, "Il nostro governo popolare, dicono gli atti di esso, non degenerer, come alcuni congetturano, in anarchia n per conseguenza in una tirannia generale; perch noi desideriamo al pi alto grado di garantire a ciascuno sicurezza per la sua persona, la sua riputazione ed i suoi beni". - "Noi, diceva l'indirizzo rivolto dalla colonia nel 1654 al generoso Henri Vane, suo benefattore, noi siamo stati da lungo tempo affrancati dal giogo di ferro di quei lupi di vescovi; noi non siamo stati macchiati dei torrenti di sangue sparsi per le guerre nel nostro paese natale. Noi non abbiamo risentito le nuove catene dei tiranni presbiteriani, ed in questa colonia noi non siamo stati consumati dallo zelo troppo ardente di magistrati cristiani sedicenti pietosi. Noi non abbiamo appreso che voglia dire balzello; noi abbiamo quasi dimenticato che sia decima; noi abbiamo bevuto a larghi sorsi alla coppa della grande libert quanto nessun altro popolo che noi conosciamo sotto tutta la volta del cielo".
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4. LA COLONIZZAZIONE DEL CONNECTICUT.
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Una medesima purezza di fini, una stessa sublime semplicit possono vantare gli inizi del Connecticut. Considerata come la via pi propizia pel commercio delle pelliccie e passata ben presto in proverbio per la fertilit del suolo, la vallata del Connecticut non tardava a diventare oggetto di rivalit tra gli Olandesi, che primi l'avevano scoperta col Block fin dal 1614, ed i coloni della Nuova Inghilterra: senonch, mentre i primi vi penetravano, risalendo il fiume, in veste di trafficanti e vi fondavano stazioni commerciali; i secondi immigrativi in veste di colonizzatori non tardarono a giungervi anche per via di terra, aprendosi il passo attraverso le vergini foreste. Una prima carovana di sessanta Pellegrini, uomini donne e fanciulli, arrivatavi nel colmo dell'inverno, nel 1635, sembrava dovesse cogli stenti subiti distogliere altri dal tentare la difficile prova, alla quale molti non resistendo erano tornati alla costa sfiduciati attraverso alle nevi; ma l'anno dopo s'internava a quella volta una seconda carovana pi numerosa ed entusiastica, sotto la guida d'un celebre ministro, Thomas Hooker, "lume delle chiese dell'ovest". La componeva un centinaio di Puritani, reclutati fra i coloni pi notevoli delle pi antiche chiese della baia di Mass.: inesperti la pi parte del lusso e degli agi della societ europea, attraversavano a piedi le foreste, senz'altra guida che la bussola, cacciandosi avanti il bestiame; s'aprivano il passo con la scure dov'era necessario, facendo a malapena dieci miglia al giorno; valicavano con stento e pericolo fiumi e tratti paludosi; si nutrivano di latte e dormivano sulla nuda terra. Arrivati finalmente alle rive "deliziose" del Connecticut essi ed i loro seguaci si accingevano salmodiando ad un'opera non meno rude, quella di trasformare col loro lavoro una natura selvaggiamente feconda in un fertile suolo, esposti ad un tempo agli assalti feroci degli indigeni, qui pi numerosi che in qualunque altra parte della Nuova Inghilterra, ed alle ostilit degli Olandesi.
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Assicuratasi la tranquillit con la completa distruzione della trib degli indiani Pequod, i coloni di quello, che allora rappresentava il lontano Ovest, potevano darsi una costituzione politica, basata qui pure sul principio dell'associazione volontaria ed ispirata quindi alla massima libert. Tutti coloro, che avessero prestato il giuramento d'obbedienza alla comunit, erano cittadini e ad essi spettava eleggere annualmente i magistrati ed i membri della legislatura, questi ultimi proporzionalmente alla popolazione dei singoli luoghi: tale il sistema mirabile di governo formato da umili emigranti, cui n consuetudini inveterate, n disuguaglianze ereditarie, n interessi stabiliti, n imposizioni estranee impedivano l'applicazione pi semplice dei princip supremi della giustizia.
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Colla stessa indipendenza era sorta l'anno innanzi, nel 1638, un'altra colonia puritana, fondata sul Connecticut da emigranti inglesi, guidati dal loro pastore John Davenport e dal rigido calvinista Theofilo Eaton. La primavera non rallegrava ancora il vergine paese, quando i coloni tenevano sotto una nuda quercia la loro prima assemblea, ed il pastore diceva loro che "come il figlio dell'Uomo" erano stati condotti nel deserto per esservi tentati. Dopo aver digiunato e pregato per un giorno, essi organizzarono la prima forma di governo sul suolo concesso loro mediante trattato dagli indigeni, costituendosi semplicemente in un'associazione di piantatori, i quali si davano reciproca promessa di sottomettersi "alle prescrizioni che loro traccerebbero le Scritture". Fine essenziale dell'ordinamento politico era infatti per essi quello di assicurare l'osservanza della purit e della pace, e con tale intendimento sette persone competenti, tra cui il Davenport e l'Eaton, venivano incaricate di organizzare il governo. Furono questi "i sette pilastri" della nuova "Casa della Saggezza" nel deserto. Essi ammisero a far parte dell'assemblea generale tutti i membri della chiesa, stabilirono annuali le elezioni dei magistrati e proclamarono che unica regola degli affari pubblici sarebbe stata la parola di Dio: la Bibbia diventava cos il libro degli statuti di New-Haven! Ogni nuova comunit sorta in seguito nel suo territorio fu considerata essa pure una Casa di saggezza, sostenuta dai suoi sette pilastri ed aspirante ad essere illuminata dall'eterno lume! I mistici coloni ai preparavano per tal modo alla seconda venuta del Cristo, in cui fermamente credevano, mentre il lavoro positivo delle lor braccia dissodava sempre nuove terre ed estendeva di fronte a Long Island la colonizzazione inglese!
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5. L'ESTREMO NORD ED IL NEW HAMPSHIRE.
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Origini alquanto diverse ebbe la colonizzazione inglese nella parte pi settentrionale della N. Inghilterra. Dopo i primi infruttuosi tentativi da parte della societ di Plymouth, la quale come vedemmo nel 1607 vi fond uno stabilimento di ben poca durata, e dei Francesi, ivi stanziati per esercitare la pesca ma ben presto scacciati dai coloni della Virginia, si susseguirono intrepidi avventurieri, attratti pi che altro dai ricchi proventi della caccia e della pesca, senza che sorgessero vere colonie: erano gruppi di capanne sperse qua e l a grandi intervalli, senz'alcun centro comune di attrazione, senza alcuna giurisdizione politica da cui dipendere. Il consiglio di Plymouth, proprietario come vedemmo del paese, emanava dal 1629 al 1631 una serie di lettere patenti, che dividevano fra diversi concessionari tutto il territorio dal Piscataqua al Penobscot.
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La poca precisione per di queste patenti era tale da presagire infinite discordie fra essi; mentre l'indeterminatezza dei confini colla Nuova Francia doveva produrre inevitabili contese tra i coloni delle due nazioni. S'aggiunga a ci la condotta dei proprietari, i quali intendevano di trarre un provento da quelle terre pi che di colonizzarle, e la natura del paese sfavorevole alla fondazione di colonie agricole. La caccia, la pesca, la foresta offrivano agli abitanti mezzi di vita pi immediati e sicuri che non l'agricoltura; dispensandoli per di pi dal comperare dai concessionari un palmo di suolo.
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I membri del Gran consiglio di Plymouth, ridotti all'inazione dopo aver concesse tutte le terre situate tra il Penobscot e Long Island, si risolvevano alla fine a rassegnare la loro carta, destituita oramai del minimo valore. Parecchi membri di esso per, volendo diventare individualmente proprietari d'immensi territori, fecero prima annullare le concessioni anteriori; quindi, convocata nel 1635 una riunione dei lords, tutta la costa a partire dall'Acadia fino di l dall'Hudson fu divisa in lotti e sorteggiata fra essi: provincie intere divennero cos propriet privata in virt d'una lotteria, bench la difficolt maggiore dovesse consistere nell'entrare in possesso di questi lotti, occupati qua e l dalle nascenti colonie.
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Ferdinando Gorges inviava un nipote a rappresentarlo nella porzione americana di sua pertinenza; e Saco, villaggio allora di 15 abitanti, vedeva cos nel 1636 un primo tribunale, una prima parvenza di governo nel paese, che in onore a quanto pare della francese Enrichetta Maria, regina d'Inghilterra, si chiam Maine. Riconosciuto poi lord proprietario del territorio in virt d'una carta regia del 1639, il Gorges si diede con pi lena ad escogitare fantastici piani di governo con deputati, consiglieri, marescialli, maestri d'artiglieria e via di questo passo, bench tutte le prerogative regie, che il suo rappresentante pot trovare nel principato, fossero appena sufficienti ad ammobigliare meschinamente una capanna! Morto lui, e non essendosi alcuno curato di raccogliere la sua poco proficua eredit americana, i commissari europei, che ripetevano i loro poteri dal proprietario, si ritiravano; ed i coloni abbandonati a s medesimi di loro libero ed unanime consenso si costituivano nel 1649 in una associazione politica autonoma, seguendo l'esempio oramai comune nella Nuova Inghilterra.
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Ben presto per il Mass. avanz delle pretese su quel territorio, basandole sulla sua carta, e se l'aggreg: i diritti di propriet furono scrupolosamente salvaguardati; la libert di coscienza fu garantita a tutti gli abitanti, gli episcopali compresi; il diritto di cittadinanza esteso a tutti i coloni. Il Maine godette cos nel campo politico, nonostante l'unione, quella libert, che era imposta del resto dalle stesse condizioni sociali d'una popolazione rara, disseminata su vasto territorio, e data pi alla pesca e alla caccia che all'agricoltura, e divenne esso pure un luogo di rifugio pei perseguitati a motivo di religione. Cos quando i proprietari residenti in Inghilterra vollero far valere presso Cromwell i loro diritti, degli abitanti del Maine protestavano dicendo che separarli dal Mass. sarebbe stato per essi "il rovesciamento d'ogni ordine civile".
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N solo sul vecchio possesso del Gorges, che non gli sfuggir sino al 1820, ma anche su quello del Mason il Mass. elevava pretese appoggiandosi alla sua carta. Era esso il New Hampshire, cos denominato dalla contea inglese da cui erano partiti alcuni dei primi coloni. La sua colonizzazione aveva avuto origini non molto dissimili da quella del Maine e non molto pi rapido ne era stato lo sviluppo; giacch i suoi stabilimenti, fra cui Portsmouth e Dover s'erano fondati gi nel 1623, avevano per scopo pi che altro la pesca. Narrasi anzi che ad un predicatore, il quale pretendeva che la religione fosse stata il fine della loro venuta in quei luoghi, i coloni rispondessero: "sbagliate, signore; credete forse di discorrere colla gente della baja di Mass.? il nostro fine principale  stato quello di prendere i pesci".
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Rimasti dopo la morte del Mason in balia di se stessi fra le contese dei pretendenti, gli abitanti del New Hampshire ad evitare i pericoli dell'anarchia avevano pensato bene di cercare un rimedio nell'esercizio dei loro diritti naturali e con un atto da parte loro spontaneo s'unirono ai potenti vicini del Mass., non come provincia ma sul piede d'uguaglianza, come parte integrante della colonia.
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Le rive del Piscataqua non erano per abitate da puritani, e l'organizzazione del Mass. mal poteva convenire ai nuovi acquisti. L'assemblea generale di esso adottava cos nel 1642 una risoluzione prescritta dalla giustizia, non esigendo n che gli uomini liberi n i deputati del New Hampshire fossero membri della chiesa. Nel 1680 il New Hampshire veniva staccato dal Massachusetts e posto sotto un governatore regio; e pi tardi ancora al cadere del secolo seguente dal seno di esso usciva un nuovo Stato della Unione Americana, il Vermont (o Monte Verde) , esplorato per la prima volta dal Champlain nel 1609 ma rimasto per lungo tempo pressoch disabitato.
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6. SVOLGIMENTO DELLA Nuova Inghilterra.
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Fratellanza etnica, conformit d'ideali politici e religiosi, identit di origini, affinit di vita e di costumi, uniformit di clima e di suolo, comunanza di pericoli prepararono cos nella Nuova Inghilterra una societ compatta, facendo delle sue colonie un tutto pressoch omogeneo, per quanto separato fosse il governo e la storia interna di ciascuna di esse. Ed a rinsaldare quasi queste affinit interveniva alle origini della sua storia una lega fra le varie colonie. Bisognosi d'aiuto contro le ostilit degli Olandesi i coloni del Connecticut ne avevano slanciata la prima idea fino dal 1637, e nel 1643 le "colonie unite della Nuova Inghilterra" non "formavano pi che un sol corpo".
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Protezione contro le usurpazioni degli Olandesi e dei Francesi, sicurezza di fronte alle trib indiane, libert d'insegnare in perfetta pace il Vangelo nella sua pienezza, ecco i motivi di questa confederazione, che non abbracciava per tutte le colonie della Nuova Inghilterra: non vi si ammisero infatti gli abitanti situati di l dal Piscataqua perch "seguivano una via diversa" dai puritani "cos negli affari del culto come nell'amministrazione civile"; n tanto meno i piantatori di Providence quantunque desiderassero d'entrarvi, e neppure quelli di Rhode Island, perch non intendevano di aderire alla clausola di esser incorporati nella giurisdizione di Plymouth. I singoli governi dell'unione si riservavano intatta la loro rispettiva giurisdizione locale: le questioni d'interesse comune, prime fra tutte quelle attinenti alla pace ed alla guerra ed alle relazioni cogli Indiani, spettavano ad una commissione composta di due delegati per ogni colonia, quali che ne fossero la importanza e la popolazione, e la sola condizione richiesta per esercitare tale carica era quella di membro della chiesa; la commissione non possedeva alcun potere esecutivo, spettando ai singoli governi di eseguire le sue deliberazioni: le spese comuni dovevano essere ripartite secondo la popolazione.
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Sentimento d'indipendenza, spirito democratico, gelosia di selfgovernment, ascetismo religioso, i fondamenti in una parola delle singole colonie, diventavano cos la base di questo primo governo federale, che nonostante la sua organizzazione semplicissima fece della Nuova Inghilterra un'unione, la quale si mantenne per circa quarant'anni ed anche rovesciata rimase un precedente storico destinato a risorgere anzich a tramontare nella coscienza del popolo americano.
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 nella lotta coll'elemento indigeno specialmente che questa unione dimostra la sua utilit. I rapporti dei bianchi cogli indigeni nella Nuova Inghilterra erano stati in sulle prime cordiali. Massasoit, sachem dei Wampanoag, trib un giorno potentissima ma allora indebolita dalle epidemie, aveva stretto coi Pellegrini un trattato di alleanza religiosamente rispettato dal capo indiano. Tanto nella colonia di Plymouth che in quella del Mass. nessuno doveva prender nulla dagli Indiani senza dar loro un equivalente convenuto; nel 1631 il tribunale del Mass. decretava che "Giosu Plastone, per aver rubato quattro panieri di granturco agl'Indiani dovesse renderne loro otto; poi che dovesse pagare cinque sterline di multa e che d'allora in poi fosse chiamato semplicemente Giosu invece di signor Giosu come lo chiamavano prima". Tali scrupoli giuridici salvavano per la legalit pi che l'equit; i poveri Indiani andavano spogliandosi delle loro terre migliori, cedendole dietro regolari trattati o vendendole per un nonnulla, per una coperta per un coltello per un gingillo qualunque, senza che lo stretto diritto naturalmente trovasse in tali casi nulla a ridire.
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Ben pi sincero invece era lo zelo dei primi ministri puritani, i quali, desiderando ardentemente di salvare "questi naufraghi dell'umanit", fecero gli sforzi maggiori per convertirli e ridurli al lavoro metodico della vita civile, riunendoli in villaggi permanenti: John Eliot, l'apostolo degli Indiani, si acquistava in quest'opera una fama ben meritata traducendo in indiano il Vangelo e raccogliendo nella citt di Natick, Mass. i convertiti alla fede ed alla civilt; e l'esempio suo seguito da altri portava alla fondazione d'una trentina di chiese dei cos detti "Indiani preganti".
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Ma l'elemento indiano nel suo complesso era troppo refrattario alla nuova vita civile, troppo fiero per lasciarsi spogliare in un modo o in un altro delle sue terre migliori senza reagire. Ed allora i coloni stretti dalle necessit della vita ricorrevano di fronte alle trib pi bellicose a quei mezzi di sterminio, di cui la civilt li forniva, a quelle armi da fuoco di fronte cui ben poco potevano le misere freccie indiane per quanto avvelenate: cos al capo dei Narraganset, che mandava in atto di sfida al governatore Bradford un fascio di freccie avvolte in una pelle di serpente a sonagli, questi rinviava la pelle piena di polvere e palle, gettando lo scoramento nella trib; cos i coloni del Connecticut, come vedemmo, minacciati nella loro esistenza dai bellicosi Pequod li avevano, aiutati dagli abitanti delle altre colonie, addirittura distrutti in breve guerra, infliggendo un cos salutare terrore agli indigeni, che per circa quaranta anni la pace fra le due razze non fu turbata. Fossero cos pacifici o belligeri i rapporti fra le due razze, il risultato di essi era sempre lo stesso: l'accrescimento costante dei Bianchi toglieva ogni giorno pi ai Pellirosse i mezzi ordinari di sussistenza, limitando il campo delle loro cacce, le acque delle loro pesche, il suolo della loro grama e sporadica coltivazione.
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Verso il 1675 gli Indiani potevano elevarsi ad un 30.000 in tutta la Nuova Inghilterra ad ovest del fiume Santa Croce; il forte di essi era specialmente nel Connecticut e Rhode Island, dove a differenza del Mass. non v'erano state negli ultimi tempi epidemie devastatrici: in essi le forti trib dei Narragansetts, dei Pokanokets, dei Mohegans ed altre. Prendendo quindi per linea di divisione il Piscataqua verso il 1675 si sarebbero trovate all'ovest 50.000 bianchi ed appena 25.000 Indiani; all'est circa 4000 bianchi e forse qualche cosa di pi di Pellirosse.
Preoccupato del triste avvenire della sua razza il sachem indiano Filippo, figlio di quel Massasoit amico fedele dei primi coloni, risolveva in quell'anno di riunire in uno sforzo disperato tutte le varie trib per scacciare i bianchi dal paese e dal Maine al Connecticut riusciva a stringere insieme le sparse trib, preparando il suo piano con tanta sagacia che la guerra scoppiava quasi repentina su una linea larga un duecento miglia. Fu questa la guerra indiana detta "del re Filippo", terribile per gli incendi, le distruzioni, i saccheggi, gli improvvisi attacchi notturni, in cui tutta consisteva la tattica degli Indiani, troppo deboli per misurarsi in campo aperto coi bene armati coloni.
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Ebbe a soffrire specialmente di essa il Mass. occidentale, che vide l'una dopo l'altra incendiate le sue citt; n d'altra parte stettero meglio gli Indiani, una delle cui trib, quella dei Narragansetts, veniva pressoch sterminata. Filippo, risoluto nonostante i disastri dei suoi di tener testa fino all'ultimo, si batteva disperatamente per un paio d'anni, uccidendo perfino, a quanto dicesi, un suo guerriero che gli consigliava la pace: solo quando gli catturarono la donna ed il figlio, rimaneva infranta la fibra dell'eroe nazionale, che poteva essere finalmente schiacciato: "ho il cuore spezzato, esclamava egli, ora son pronto a morire". Preso cadeva sotto i colpi di coloro, che gli davano la caccia, ed il figlio suo, ultimo rampollo d'una stirpe potente, veniva venduto come schiavo alla Bermuda. Il primo sforzo collettivo degli Indiani contro gli usurpatori bianchi veniva cos infranto miseramente e colla rovina di esso era rimosso nella Nuova Inghilterra il maggior ostacolo al diffondersi della colonizzazione bianca, fino allora ristretta di preferenza alla costa, nell'interno del paese.
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N solo la lotta per la conquista cruenta del suolo ma anche quella per la difesa della libert trovava nella lega neoinglese un valido istrumento: su essa la Nuova Inghilterra poteva fidare per tener testa alle malfidenze del Lungo Parlamento, per strappare il favore del Protettore, per resistere alla censura degli Stuart dopo la Restaurazione. Gli avvenimenti interni della madrepatria, i torbidi, i lutti, le agitazioni di essa si risolvevano cos in un vantaggio inestimabile per le colonie settentrionali, permettendo loro di godere per lunghi decenni d'una effettiva indipendenza, durante la quale i germi importati si sviluppavano in una fiorente societ democratica. Gi Carlo I, non sordo ai consigli di chi gli sussurrava all'orecchio che questi emigranti "avevano in vista non solo una nuova disciplina ecclesiastica ma la potenza sovrana", aveva in animo di ritirare le patenti concesse; ma il covenant nazionale degli Scozzesi ed il precipitare degli avvenimenti dietro ad esso gliene toglievano il tempo e la voglia. Salvate cos miracolosamente dalla rivoluzione contro il monarca, le libert della Nuova Inghilterra venivano per minacciate dal Lungo Parlamento, il quale intendeva di limitarle, pretendendo il diritto di riformare le decisioni delle corti di giustizia coloniali e di esercitare la sua vigilanza sui governi locali; ma il Massachusetts, che era il pi minacciato, risolveva nel 1646 in mezzo alla generale agitazione degli animi di non restituire l'antica carta "regia", n di accettare quella nuova, gi presa in esame dal Parlamento, e cos grazie al suo atteggiamento risoluto lo statu quo, dopo lungo battagliare da ambo le parti, rimaneva inalterato nella Nuova Inghilterra.
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Il protettorato del Cromwell lasci pur esso la Nuova Inghilterra godere dei benefici del selfgovernment e della libert del commercio, ancor pi radicando cos alla terra quel popolo, che, invitato, rifiutava di stabilirsi nonch in Irlanda, sotto il cielo ridente delle Bahama, sul fertile suolo della Giamaica o della Trinit.
La restaurazione incominci essa pure sotto buoni auspici: Carlo II, che una caricatura del tempo rappresentava ballando, con un'amante per braccio, mentre ghignanti cortigiani gli rubavano di tasca le provincie, se regalava a parenti ed amici con incosciente generosit le terre d'America, senza curarsi di chi oramai le aveva fatte sua patria, inaugurava d'altra parte il suo governo con segni di benevolenza verso alcune delle colonie americane. Cos il governatore Winthrop il giovane otteneva pel Connecticut una carta, che univa insieme gli stabilimenti di Hartford e Newhaven in una sola colonia, estendendone i confini sino al Pacifico, e le concedeva tali franchigie da costituirla anche di diritto libera e come indipendente quale era stata fino allora di fatto. Ed una consimile patente riceveva nel 1663 la colonia di Rhode Island.
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Solo faceva il viso dell'armi tra il giubilo pressoch generale il ferreo Massachusetts, il quale si rifiutava di consegnare tre degli stessi giudici del decapitato Carlo I rifugiatisi in esso: un anno dopo la restaurazione soltanto il nuovo governo inglese veniva riconosciuto in questa colonia, la quale per approffittava di tale occasione per riaffermare i suoi diritti. Gli Stuart alla loro volta vi mandavano dei commissari inglesi, coll'incarico di regolarsi a seconda delle circostanze, nell'intento di limitare le libert della colonia, e li portava in Boston la stessa flotta che doveva conquistare la Nuova Olanda: la popolazione assumeva per un atteggiamento minaccioso; si mandava al re un indirizzo pel ritiro dei commissari, e la questione pel momento rimaneva sospesa in seguito anche a vicende interne dell'Inghilterra. Il disegno di diminuire il territorio e l'influenza del Mass. e d'annullarne infine la patente non veniva con ci abbandonato: dapprima veniva sottratto alla sua giurisdizione il New Hampshire, che nel 1680 diventava una colonia regia, la prima della Nuova Inghilterra; e poi nel 1684 si revocava la carta della colonia, senza che questa potesse colla forza opporsi al colpo di lunga mano preparato. L'ostacolo maggiore era cos tolto di mezzo a quel disegno d'unificazione delle colonie settentrionali e centrali, che il governo sognava e di cui era incaricato l'energico sir Edmondo Andros, mandato in America come governatore di Nuova Jork nel 1674. L'opera sua non assecondata abbastanza dal debole Carlo Secondo pel momento non trionfava; ma veniva ripresa con maggior fortuna sotto gli auspici dell'assolutista Giacomo PrimoI, che procedette in essa senza il minimo scrupolo dei diritti acquisiti delle colonie in possesso di carte regie. L'Andros nel 1686 si recava a Boston quale governatore regio di tutte le colonie settentrionali, il che era a dire distruttore delle loro immunit. I puritani del Mass. videro profanato il loro ritiro dall'introduzione della chiesa episcopale; i cittadini di Rhode Island si videro spogliati della loro patente; quelli del Connecticut la conservavano materialmente per l'ardire di Giuseppe Wadsworth, che, sottrattala di soppiatto dalla sala dell'assemblea, la nascondeva nel tronco d'un albero rimasto storico per secoli col nome di "quercia della carta", ma la videro conculcata nel fatto dall'Andros, che di suo pugno apponeva irritato la parola finis in fondo al libro dei protocolli delle sessioni.
La rivoluzione inglese del 1688 salvava per ancora una volta il libero reggimento della Nuova Inghilterra: Boston insorgeva alla notizia di essa, il governatore regio veniva gettato in carcere; e tutto il paese, rivendicando le antiche sue carte, ripristinava di fatto le sue repubbliche democratiche, dipendenti di nome dal re d'Inghilterra, governate in realt dalla sola rappresentanza popolare.
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7. LA SOCIET DELLA NUOVA INGHILTERRA E LA SUA FORZA D'ESPANSIONE.
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All'epoca della seconda rivoluzione inglese circa 75.000 bianchi, che rappresentavano in buona parte una vera selezione morale della razza inglese, abitavano la Nuova Inghilterra ed avevano iniziato la trasformazione del deserto con tale successo da destare l'ammirazione del mondo contemporaneo: pi della met di questa popolazione apparteneva alla colonia del Massachusetts, il quale comprendendovi il Maine e la prima colonia dei Pellegrini, la gloriosa per quanto poco sviluppata Nuova Plymouth che nel 1692 entrer a far parte di esso, annoverava un 44.000 anime; il Rhode Island e Providence un 6.000; altrettante New Hampshire; da 17 a 20.000 il Connecticut.
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La libert aveva portato i suoi frutti, permettendo al paese di sviluppare senza alcun ostacolo tutte le sue energie: gli atti di navigazione della metropoli non erano stati rispettati; nessuna dogana era stata stabilita. Alla penuria dei primi tempi era successa l'abbondanza: la produzione era ormai superiore al consumo, e s'esportavano pelli, legname, pesce e grano, quest'ultimo nelle Indie Occidentali: l'industria navale, la quale gi prima del 1643 dava bastimenti di 400 tonnellate, era quanto mai progredita e con essa la navigazione, monopolizzata pu dirsi dal Massachusetts, che faceva il trasporto delle mercanzie per tutte quasi le colonie e mandava i suoi navigli sotto tutti i climi del mondo, mentre la rada di Boston vedeva gi bastimenti di Spagna e d'Italia, di Francia e d'Olanda: la stessa industria vi aveva gi da un pezzo fatto il suo ingresso, fino cio dal 1643 in cui erano sorte le prime fabbriche per la lavorazione del cotone fatto venire dalle Barbados.
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Scarsa era invece la moneta, giacch dall'Inghilterra ben poca ne veniva, mentre le colonie dovevano mandarne per le loro provvigioni: nei primi tempi anzi al difetto di essa si era sopperito con lo scambio dei generi e l'uso dei wampun, delle pelli di castoro, del granturco, delle palle di piombo; ma col 1653 s'era impiantata nel Mass. una prima zecca.
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La vita degli abitanti era ancora semplicissima, per quanto generale fosse la prosperit, la mendicit ignota e rarissimo il furto. Gli stabilimenti consistevano essenzialmente in comunit d'agricoltori, situate presso la riva del mare: al nord del Piscataqua erano villaggi che dovevano la loro origine al commercio delle pelli di castoro pi ancora che al traffico dei legnami ed alla pesca; pi al sud citt isolate in riva all'Oceano ed ai fiumi necessari pei molini; nell'interno del paese la colonizzazione incominciava appena allora a penetrare. .
Le case per lo pi erano in legno e mattoni, pi rare quelle in pietra; dimessi gli abiti; gli uomini in calzoni corti, casacca, bavero, manopole bianche, mantello corto e cappello alto a larga tesa, nelle solennit una fusciacca a colori smaglianti, bottoni di oro o d'argento e stivaloni colla rivolta; le donne un modesto abito di panno tessuto in casa e alla domenica il cappuccio di seta, le maniche e le cuffie ricamate; frugali i pasti consistenti in granturco bollito nel latte, carni di maiale, legumi, erbaggi, pane di segala, sidro e birra.
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Data la parit di condizione dei primi coloni pi o meno mantenuta grazie alla povert del suolo ed alla divisione dell'eredit in parti uguali, che non permettevano un troppo rapido formarsi ed accumularsi della ricchezza colla sua conseguenza inevitabile, il riflettersi cio delle disuguaglianze economiche nella costituzione politica e sociale, regnava in quella societ, cui erano ignote le ingenti fortune, una grande uguaglianza. N questa era una convinzione filosofica, ma la constatazione d'un fatto evidente e palpabile: goodman, goodwife (buon uomo, buona donna) si chiamavano famigliarmente fra loro, riservando per ben pochi il mister o mistress (signore o signora) , per gli ecclesiastici ed i magistrati pi che altro. Lo sviluppo d'una coltura largamente diffusa per quanto elementare favoriva poi ancor pi questa eguaglianza, togliendo di mezzo quell'abisso intellettuale, che ordinariamente separa le classi abbienti da quelle non abbienti.
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Costume alle origini era diventata ben presto legge nei codici della Nuova Inghilterra che "nessuno dei fratelli dovesse soffrire nella sua famiglia una grossolanit spinta al punto di non dare ai figliuoli ed ai dipendenti l'istruzione necessaria per metterli in stato di leggere perfettamente la lingua inglese". Cos fino dal 1647 i legislatori del Mass. stabilivano che in ogni luogo, dove abitassero cinquanta proprietari d'immobili, dovesse esservi un maestro "affinch la cultura dei nostri progenitori non rimanga sotterrata nelle loro tombe" ed ogni ragazzo crescesse sapendo leggere e scrivere la propria lingua; in ogni centro, dove vivessero cento o pi famiglie, una scuola di grado superiore o di "grammatica" che desse poi l'adito all'universit. Il bisogno d'una elevata cultura era infatti tanto vivo fra i primi Puritani, molti dei quali erano stati allevati nelle universit inglesi, che fino dai primi tempi avevano pensato alla fondazione d'una universit: Harvard College rimonta infatti al 1636 e si ricollega al ricco emigrato Giovanni Harvard, che morendo nel 1638 legava al collegio la sua biblioteca oltre alla met dei suoi beni; ulteriori donazioni di privati e perfino regolari contributi dei cittadini assicuravano in seguito la floridezza dell'istituto. Questo del resto come gli altri stabilimenti congeneri, pi che vere universit nel senso moderno della parola erano scuole medie, paragonabili ed anzi inferiori, se ne eccettui per certi studi professionali, ai nostri licei. .
Se gli alti studi facevano per difetto, l'istruzione media ed elementare era pi diffusa che in alcun altro paese. La favoriva oltre delle scuole la lettura, che in una societ, dove nei primi tempi in ispecie ballo, teatro, giochi d'azzardo ed altri divertimenti del genere erano severamente proibiti, costituiva uno dei rari passatempi concessi agli abitanti in quelle lunghe e monotone veglie d'inverno, ch'essi passavano bloccati dalla neve nelle lor case; la favoriva ancor pi la stampa locale, che gi dal 1639 s'era introdotta nella Nuova Inghilterra: dei racconti di viaggi, dei pamphlet politici, i classici pi noti, le opere dei moralisti formavano pu dirsi tutta la cultura del paese.
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Pi ancora dell'istruzione poi era curata la morale, posta essa pure sotto l'egida della legge, che s'intrometteva nella vita privata, proibendo ad esempio come nel 1634 "mode nuove ed immodeste, maniche cos corte da potersi vedere il braccio ignudo, maniche e calzoni smisuratamente ampi etc.", obbligando ciascuno a vestire a seconda della sua condizione, e cos via. Santa la famiglia, la cui purezza era gelosamente custodita dalla legge: la donna adultera e il suo complice erano condannati a morte; mentre il seduttore d'una fanciulla era obbligato a sposarla: di divorzio mancano esempi nei primi tempi, ma una clausola di uno degli statuti riconosceva la possibilit di tale avvenimento, mentre respinta affatto era la separazione di corpo e di beni, l'anomalia della legislazione moderna per la quale il colpevole  bene spesso premiato, l'innocente punito. Considerata delitto pubblico la crudelt verso gli animali; ritenuta peste del paese gli uomini di cattivi costumi, ai quali bene spesso era interdetto il soggiorno e tolti i diritti civili. Si poteva vivere l pi anni senza vedere un ubbriaco, senza udire un giuramento, senza imbattersi in un mendicante.
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Mite relativamente all'epoca la legislazione, se ne eccettui nelle cose di religione: un gran numero di misfatti puniti altrove di morte erano stati quivi cancellati dalla lista dei delitti capitali; la protezione della propriet non arriv mai al sacrificio della vita umana; le pene inflitte pel furto e pel brigantaggio erano meno severe di quelle della stessa legislazione americana del secolo diciannovesimo. .
Feroce invece la legge nei suoi rapporti col culto, nei primi tempi in ispecie, quando nessuno poteva sottrarsi senza plausibile motivo alle pratiche religiose, che obbligavano a rimanere in chiesa per ore ed ore, e chi non vi si faceva vedere per un mese intero veniva messo al palo od esposto al pubblico per ludibrio in una gabbia di legno! Ancora nel 1692, in seguito al triste influsso esercitato sullo spirito pubblico da un libro del fanatico pastore Cotton Mather sulla stregoneria, scoppier una vera follia religiosa contro le supposte streghe: una ventina di persone verranno in breve regolarmente giustiziate ed oltre una cinquantina tormentate e martoriate sino alle pi strane confessioni, finch l'orrore per questi veri assassini metter un alt all'infame follia, gettando il discredito sulla feroce bacchettoneria dei pastori.
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Austero e spirituale quanto mai il culto puritano; ch i Puritani, liberandosi di tutte le inutili formalit, non invocavano santi, non elevavano altari, non adoravano crocefissi, non baciavano libri e pile, non veneravano reliquie, non chiedevano assoluzioni, non pagavano decime, non vedevano nel matrimonio un atto religioso n un essere sacro nel ministro del culto, il quale veniva confermato dai fratelli o dagli altri ministri. E mentre nel campo religioso il puritanesimo spiritualizzava ogni giorno pi il calvinismo, da cui era derivato, nel campo sociale lo umanizzava ogni giorno pi.
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Cessando infatti sul democratico suolo della Nuova Inghilterra, dove non c'erano caste ereditarie da rovesciare, di fare la sua idea dominante di quel principio della predestinazione, con cui il fondatore plebeo del calvinesimo aveva opposto all'aristocrazia feudale la nobilt senza macchia degli eletti predestinati dal principio del mondo, il puritanesimo s'imprimeva a poco a poco un carattere proprio, arrivando ad adottare la carit come base del suo insegnamento morale. Dio sar per esso l'"essere universale", la natura in tutta la sua complessit null'altro che "una emanazione della pienezza infinita di Dio"; cosicch l'amore del creatore comprender l'amore per quanto esiste, si ridurr cio nell'attaccamento per tutti, in una benevolenza universale, e la gloria di Dio implicher la salute e la gloria dell'umanit. Combattere per la salute di essa, lottare cio per una giusta causa, sar il modo migliore di eseguire la volont del Signore, sar farsi strumento addirittura dei suoi decreti ab eterno.
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Cos la Nuova Inghilterra per una sublime inconseguenza concilier il fatalismo panteistico, incarnato nella sovranit assolata di Dio, con la libert umana e, rifuggendo da ogni ozioso ascetismo, riporr nell'energia del volere, nell'agire per un nobile fine l'ideale pratico della sua vita pubblica e privata. Individuo e societ venivano cos ad imbeversi di questo spirito religioso, ed il rigore straordinario d'una credenza austera, la forte disciplina ecclesiastica dei primi nuclei scolpivano il tipo morale del paese. Il fanciullo venendo al mondo era allevato al genio del paese; nel suo cervello non entravano pu dirsi nozioni che non fossero marcate d'una impronta cristiana: il suo primo ed in molti casi ultimo libro, il suo vademecum per la vita oltrecch per la scuola elementare, sar quel New England primer, il quale redatto da un'assemblea di 120 ministri conterr il Credo, delle preghiere, dei piccoli inni o delle canzoni religiose in versi corti, delle massime tolte dai libri santi o da opere teologiche, delle esortazioni morali, ed alla fine il dialogo fra Cristo, la giovent ed il diavolo: se oltrepasser poi la cultura inferiore, trover nella grama letteratura del paese la stessa impronta morale.
In perfetta corrispondenza con lo stato materiale e morale del paese, la letteratura infatti della Nuova Inghilterra, iniziata pu dirsi dal governatore Bradstreet con una storia della colonia di Plymouth, sar necessariamente ben povera, mentre altre e pi urgenti occupazioni assorbivano gli animi ed impiegavano i corpi, si riduceva pi che altro a qualche traduzione, a qualche libro di morale e di teologia, a qualche noioso poema epico o religioso: cos Riccardo Mather insieme col Welde e l'Eliot dava una traduzione dei Salmi, elegante nella sua fedelt e semplicit; Beniamino Thomson dettava un lungo poema epico sulla celebre lotta del 1675-76 dal titolo "Crisi della Nuova Inghilterra"; Michele Wigglesworth ne componeva uno assai pi popolare intitolato "Il giorno del Giudizio". Era insomma una letteratura antimondana per eccellenza, la quale, frutto dell'ambiente, contribuiva alla sua volta a plasmare le nuove generazioni sullo stampo di esso.
La severa concezione della vita individuale si convertiva in una non meno severa della vita sociale; la missione morale dell'uomo si integrava in quella politica del cittadino, compenetrando di s tutta la vita di quello stato, che era una cosa sola con la religione. Le istituzioni della Nuova Inghilterra non sono altro che calvinesimo in azione: la sua teocrazia  tale solo in apparenza, riducendosi in sostanza ad una perfetta democrazia; giacch, se i ministri della chiesa governavano lo Stato, essi venivano per eletti dai membri di quella chiesa, cui tutti potevano anzi dovevano partecipare. Il principio puritano la "voce della maggioranza essere la voce di Dio" portava infatti per conseguenza necessaria la sovranit del popolo.
Dalla convinzione profonda che fede indipendenza e prosperit pubblica erano aspetti diversi d'una cosa stessa, che non si poteva disinteressarsi di una senza metter in pericolo le altre, si generava quel patriottismo fervente, quella potente unit morale e sociale della Nuova Inghilterra che ne faranno l'antesignana della libert. Quando infatti lo spirito calvinista avr perduto per forza di tempi, di esigenze sociali, di contatti diversi quella sua rigidit primitiva, quell'intolleranza fanatica che non si limitava a predicare contro l'uso dei veli e dei capelli lunghi, ad imporre nomi biblici ai neonati, a togliere la croce dalla bandiera inglese, ma arrivava pur troppo a stringer capestri al collo di quaccheri e ad abbruciare povere donne accusate di stregoneria, rimarr pur sempre l'essenza di esso: l'intolleranza della legge disarmer, ma per essere supplita da quella dell'opinione, fortificata dall'abitudine e divenuta un istinto; la tolleranza trionfer, ma se potr menomare la vivacit e la spontaneit della fede negli spiriti non potr indebolire il vigore della disciplina nei costumi; il fanatismo della libert tramonter, ma dopo aver creato una societ, cui sar ignota ogni autorit che non sia quella razionale della libera convinzione dello spirito pubblico.
Come l'intolleranza fu il sale che conserv pura la moralit del paese (prova non dubbia quel Rhode Island il quale, fatto rifugio oltrecch delle coscienze perseguitate delle eccentricit insofferenti d'ogni freno e della gente irrequieta o viziosa bandita da altre sedi, si trover al cadere del periodo coloniale in uno stato di vera demoralizzazione pubblica e privata, con scuole miserabili, indietro di pi che cent'anni rispetto a quelle del Massachusetts) ; cos l'ordinamento amministrativo fu la garanzia pi valida di quelle libert, che i primi coloni avevano inaugurato.  merito infatti della democrazia di villaggio inaugurata nei primi tempi e fedelmente mantenuta in seguito, se pot svilupparsi nella Nuova Inghilterra quella rigogliosissima vita politica, ch'era integrazione ultima della sua prosperit economica e della sua elevatezza intellettuale e morale.
Se all'occhio di un osservatore superficiale la Nuova Inghilterra risulta composta dalle quattro colonie di Massachusetts, Rhode Island, Connecticut e New Hamphire, essa si presenta a chi penetri nella sua storia come un aggregato di tante piccole democrazie, quanti erano i suoi stabilimenti, i suoi comuni. Il township infatti era stata ed era la cellula di quell'uniforme tessuto sociale. Per una specie di covenant tra gli abitanti, frutto da un lato dell'abitudine di vivere e governarsi in congregazioni religiose indipendenti, tendenza dall'altro innata nella razza pel selfgovernment, il township della Nuova Inghilterra s'era costituito, come vedemmo, in organismo politico completo: pi tardi i township si erano avvicinati, obbedendo alla necessit d'una cooperazione contro gli Indiani ed anche d'una intesa comune per difendere e godere dei diritti e privilegi dichiarati comuni da una carta a tutti gli abitanti di quel dato territorio; e cos era sorta la colonia, la quale per non aveva distrutto il town primitivo. Nel Rhode Island ad esempio a termini della carta del 1647, primo patto segnato fra i 4 towns indipendenti, l'assemblea non era chiamata a decider su progetti di legge se non dopo che ciascun town per conto suo li aveva votati: il governo coloniale non aveva che un potere di ratifica e di revisione; l'iniziativa continuava ad appartenere alla localit. Il patto stesso perfino non era intangibile, ma si allentava o si scindeva, come avvenne nello stesso Rhode Island nel 1651, quando si ritorn a due confederazioni particolari di due towns ciascuna, e pi ancora nel 1686 quando l'assemblea si disciolse dopo aver reso a ciascun town la cura di governarsi da s isolatamente.
Cos mentre presso la maggior parte delle nazioni moderne l'esistenza politica cominci nelle classi pi elevate, allargandosi successivamente ed incompletamente alle inferiori, mentre lo stato non fu che lo strumento della dominazione dei vincitori sui vinti; nella Nuova Inghilterra invece l'esistenza politica fu dagli inizi della prima colonizzazione a tutti comune, e la colonia non fu che l'aggregato di organismi autonomi ed indipendenti. Il comune, ecco la pietra angolare del grande edificio politico futuro; l'indipendenza comunale, ecco il principio vitale della libert americana.
Nel comune regna una vera vita politica, attiva ed essenzialmente democratica e repubblicana. La colonia riconosce il primato della metropoli; ma, se la monarchia inglese detta leggi allo stato, nella vita municipale vive gi la repubblica. Il comune nomina i suoi magistrati, fissa le imposte, le riparte, le riscuote, arma i cittadini in caso di bisogno, pensa alla loro istruzione, soddisfa ai bisogni generali della popolazione: suo cardine  la sovranit popolare con tutte le sue conseguenze, cio universalit del suffragio, libero voto dell'imposta, responsabilit ed eleggibilit di tutti i funzionari pubblici, libert personale, giudizio per giuria, governo infine diretto. Al pari delle piccole repubbliche della Grecia, nel comune neoinglese i cittadini trattano essi stessi gli affari pubblici. Come tutti gli uomini al di sopra dei 16 anni erano soldati ed una volta al mese venivano chiamati a raccolta per le necessarie esercitazioni; cos tutti, ricchi o poveri, saggi od ignoranti, erano membri dell'assemblea di villaggio, di quella minuscola legislatura, dove si fissavano le imposte e si decretavano i ponti, le strade e le scuole, dove con la scelta dei magistrati locali e dei ministri del culto si davano pure le istruzioni opportune ai rappresentanti mandati all'assemblea dello stato. A questa scuola si formava l'educazione politica del popolo; in essa si acquistava quella pratica degli affari, che sar tanto preziosa per il paese. Di mano in mano che il progresso della societ esiger degli sforzi su un campo pi vasto, lo spirito pubblico si far pi maturo a sopportarli, sapr portare nella politica generale dello stato prima, della confederazione in seguito la sagacia e la saggezza, che s'era svolta nel regolare gli affari del villaggio. Il selfgovernment, esercitato da tutti sino al punto di divenire seconda natura, presso una societ d'agricoltori, cui avanza del tempo per pensare ed istruirsi, che sono pieni di sollecitudine per l'educazione, che non hanno fra loro n nobilt n popolaccio, ecco insieme con la scuola e la milizia locale il segreto, che fece la grandezza della Nuova Inghilterra, come fu la linfa vitale della sua rigogliosa democrazia.
Linfa vitale, dicemmo, non gi causa essenziale di questa democrazia, come fecero e fanno molti pensatori, i quali scambiando gli effetti per le cause attribuiscono nel caso nostro speciale come in quello generale un dato tipo di societ a quelle istituzioni politiche, che sono esse stesse il frutto di quell'ambiente sociale. La democrazia di villaggio fu infatti, come vedemmo, il risultato naturale delle condizioni originarie, nelle quali incominci la colonizzazione neoinglese. Ed allora che cosa pi naturale che ascrivere, come fecero altri, alle origini soltanto, al punto di partenza della societ neoinglese il suo sviluppo ulteriore? Delle vecchie istituzioni europee, fu osservato, nessuna, pu dirsi, emigr nella Nuova Inghilterra: non la monarchia, la quale  presente nelle colonie come un'ombra; non l'aristocrazia feudale, la quale, gi fiaccata sul vecchio continente, non poteva certo assurgere a nuova vita nel deserto in mezzo agli stenti ed alle privazioni cui tutti erano sottoposti i coloni; non la dominazione del clero, troppo solidamente attaccata al vecchio edificio dalla catena dell'interesse; non le ghilde, le maestranze, le consorterie, le mille corporazioni in una parola sorte in Europa per reazione ai castelli baronali o per soddisfare bisogni sociali ignoti all'America. Vi immigrava solo un popolo libero, che, affrancatosi da tutti gli elementi inceppanti della civilt lasciata, poteva crearne una nuova basata su principi pi conformi al diritto di natura. Erano uomini per di pi appartenenti a quella razza germanica cos gelosa della sua indipendenza personale da farle attribuire, per quanto a torto, da alcuni quale caratteristica massima l'individualismo: uomini infine che uscivano dalle classi inferiori, dove pi puro s'era conservato il sangue sassone, senza mistura con quello normanno, ed univano cos alla purezza della razza l'umilt dell'origine, eccitamento maggiore a forme sociali pi largamente democratiche. Erano infine cristiani, che dello spirito pi puro e pi umano del cristianesimo pascevano l'anima loro, e per di pi protestanti, seguaci cio di quella Riforma, che aveva rappresentato il risveglio della libert intellettuale nella massa del popolo. Nessuno pu certo mettere in dubbio l'influenza straordinaria di tale genesi sullo sviluppo della democrazia neoinglese: ma non da essa soltanto essa ripete sua vita.
Le colonie meridionali, nonostante origini non molto dissimili, nonostante il primo assetto, che vedremo democratico, terminavano col plasmare una societ affatto diversa. Ed allora si cercher la spiegazione del fenomeno in qualche cosa di esclusivo alla Nuova Inghilterra, al calvinesimo, meglio ancora al puritanesimo. Ora nessuno pu certo negare l'influenza democratica del calvinesimo, visibile dovunque esso si affermi, a Ginevra, in Olanda, in Francia come in America; n tanto meno quella ancor pi potente del puritanesimo, che tutto inform di s la societ della Nuova Inghilterra. Ma non per questo tale societ fu il frutto del puritanesimo e tanto meno del calvinesimo: il calvinesimo si trova pure in qualche colonia centrale diversa socialmente dalla Nuova Inghilterra; il puritanesimo stesso non sa impedire sul democratico suolo della Nuova Inghilterra l'introduzione e peggio ancora la consacrazione del pi antidemocratico degli istituti, d'un istituto, che trionfando avrebbe soffocato sul nascere ogni democrazia dando un indirizzo totalmente opposto a quella societ, voglio dire la schiavit dei negri. Nel 1641 il Massachusetts, retto fin'allora da magistrati elettivi senza alcun codice scritto, adottava un corpo di leggi fondamentali, il famoso "Body of Liberties", ed appunto questa "magna charta" della libert puritana ha il triste vanto, ironia della storia, d'esser il primo statuto americano che sancisca la schiavit: cos il codice dei Pellegrini, fuggiti in America per difendere tra le foreste la propria libert, anticipava di parecchi anni quelli della Virginia e del Maryland nell'istituzione pi disumana e liberticida!((8) ) E per trovare un appoggio di essa, per mettere in pace la coscienza coll'utile il legislatore puritano ricorrer al Vecchio Testamento, al rigore della legge mosaica strettamente nazionale, anzich al Nuovo Testamento dallo spirito pi largo ed umano: il diritto della schiavit si baser infatti sulla differenza di religione, sul paganesimo dei negri. Cos nel cristianissimo Massachusetts, infiammato dal pi ardente zelo religioso che mai abbia conosciuto una collettivit umana, si vedranno dei cristiani negare ai propr schiavi il battesimo, perch questo avrebbe reso insostenibile di fronte alla coscienza puritana la condizione servile.
Gli  che le origini dei popoli, come delle istituzioni, conservano la loro purezza solo quando trovino un ambiente favorevole al loro sviluppo, perch solo allora i fattori iniziali si associano ai successivi, traendone nuova forza e vigore, anzich venire elisi da questi: il cristianesimo si tuffa nel sangue dei Borgia e tramonta nei baccanali di Leone X; dalle pi democratiche origini sorger, come vedremo, nelle colonie meridionali dello stesso Nord-America una societ a ritroso dei tempi, che rinnova superandole le infamie peggiori del mondo romano a base di conquista e di schiavit.
Per fortuna della pia ed egalitaria coscienza puritana le condizioni climatiche e territoriali, pi forti della volont umana individuale e collettiva, s'incaricavano esse di metterla d'accordo con l'interesse. Gli schiavi negri costavano quattro o cinque volte pi dei servi bianchi: gli schiavi negri non erano adatti come i servi bianchi alla costruzione dei navigli, industria che arricchiva il paese assai pi dell'importazione negra; i negri emancipati da molti zelanti antischiavisti costituivano un pericolo ed un aggravio per la colonia, mentre i bianchi ritornati liberi dopo il periodo fissato di loro servit divenivano cittadini preziosi per essa; gli schiavi negri infine erano soggetti per ragione del clima rigidissimo ad una mortalit, ignota alle altre colonie, donde le perdite notevoli dei loro proprietari. Tutto questo non sarebbe forse bastato a determinare quella corrente antischiavista, cui la coscienza puritana e la societ democratica ad essa informata preparava il terreno migliore, se, cagione questa principalissima, non fosse stata affatto contraria alla schiavit dei negri l'economia agricola del paese, determinata dalle sue condizioni climatico-territoriali: era questa la causa fondamentale per cui, mentre la schiavit negra nasceva morta pu dirsi sul suolo della Nuova Inghilterra, vi si salvavano gli ottimi germi importati dai coloni, sviluppandosi nel pi florido organismo democratico. La democrazia della Nuova Inghilterra s'assideva per essa sulla base meno bugiarda e pi sicura, che la storia conosca, l'eguaglianza cio delle condizioni economiche.
Se ne eccettui lungo la costa del paese, che ricca di porti invitava alla pesca, alla navigazione ed alle industrie a questa annesse, le quali costituivano infatti le forme quasi esclusive di vita economica delle citt litoranee, l'agricoltura era col taglio dei boschi l'industria predominante della Nuova Inghilterra. Il suolo ed il clima non permettevano per la cultura su vasta scala di articoli d'esportazione; sicch l'agricoltura doveva limitarsi a produrre quanto bastasse ai bisogni locali, cio maiz, frumento, avena e orzo, prodotti per di pi che, data la sterilit del suolo e la mancanza delle risorse meccaniche del giorno d'oggi, rendevano impossibile la coesistenza, grazie al provento d'uno stesso fondo, di proprietario e fittavolo, di padrone e schiavi. Nonch allignarvi il latifondo, la stessa piccola propriet dissociata dal lavoro era impossibile in tali condizioni, di mano in mano specialmente che i bisogni sociali cresciuti spingevano l'agricoltura su terre di qualit inferiori: il farm, cio il pezzo di terra coltivato direttamente dal proprietario, rimaneva pertanto come ai primi giorni la base dell'agricoltura e su di essa sorgeva una classe di proprietari agricoltori, di sua natura democratica e repubblicana. Nella lotta quotidiana per strappare di che vivere al suolo ingrato sotto un cielo inclemente, nella piena libert della natura, nella semplicit della vita operosa e devota dei campi coltivati con le mani proprie e dei figli, si manteneva cos intatta quella democrazia rurale, che abbracciava la grande maggioranza della popolazione: ancora al 1797 gli agricoltori staranno al resto degli abitanti come 100 ad 11. A differenza pertanto degli altri paesi, dove le campagne coltivate ma non possedute da una plebe analfabeta rappresentano la palla di piombo d'ogni progresso sociale e politico, il ceto agricolo della Nuova Inghilterra costituir il vero nerbo della democrazia neoinglese, rinforzo anzich pericolo per quella democrazia mercantile, che le industrie navali ed i traffici marinari vanno sviluppando in Boston e sugli altri punti della costa.
Cos le forme economiche, imposte alla Nuova Inghilterra nell'ambiente storico del secolo diciassettesimo dalle sue condizioni climatico-territoriali, assicurando al paese per lungo tempo una certa eguaglianza economica ed intellettuale, impedivano di tralignare alla democrazia puritana importata dai primi coloni e svoltasi rigogliosa nel township. La societ creata da essa, una volta affermatasi, potr durare per coesistenza sua propria anche senza la dottrina confessionale, da cui era proceduta: quando l'arco troppo teso del puritanesimo si distender, quando le ultime traccie della costituzione teocratica dei primi tempi saranno sparite dalla Nuova Inghilterra, vi sopravviver pur sempre la razza da quelle forze modellata.
Il rigoroso cristianesimo e l'idea democratica si perpetueranno allo stato di forte suggestione ereditaria, sottomettendo il primo alla sua norma tutte le attivit superiori dello spirito, informando la seconda di s tutta quanta la vita sociale; e dal loro connubio uscir quel tipo yankee((9) ) , dalla veduta limitata e bassa ma tenace e forte delle cose, che con la sua energia informer alla sua volta di s l'intero popolo americano. Grazie ai germi straordinariamente vivaci del secolo diciassettesimo, ad un primo movimento di concentrazione seguir infatti un moto d'espansione tanto pi notevole quanto pi densa diventer la popolazione della Nuova Inghilterra, la quale al 1754 conter gi un 436.000 abitanti, di cui soli 11.000 schiavi negri. Cos, mentre l'Est ed il Nord-Ovest dei futuri Stati Uniti saranno figli diretti della N. Inghilterra, l'elemento neoinglese guadagner o materialmente coll'immigrazione o moralmente col suo influsso le popolazioni del Centro e dello stesso Sud, condannate le prime dalla poca coesione ed omogeneit, le seconde dalla mancanza assoluta d'istruzione e di lumi a subire l'ascendente d'una superiorit intellettuale e sociale. Non  pertanto esagerazione l'affermare che l'yankee far l'Americano, tanto  il peso del solido nucleo democratico della Nuova Inghilterra sui destini sociali dell'intera gente anglo-americana.
 CAPITOLO III
 L'aristocrazia fondiaria nelle colonie meridionali.
1. Virginia - 2. Maryland - 3. Caroline - 4. Georgia - 5. La societ meridionale: suoi elementi e sua coesione.

1. VIRGINIA. - Una chiesa rovinata ed un paesello chiamato Jamestown indicano oggi il luogo, dove il 13 maggio 1607 sbarcavano dalle tre navi mandate dalla compagnia di Londra i 105 emigranti iniziatori della colonizzazione inglese nell'"Antico Dominio".
Erano essi avventurieri della peggior specie, la maggior parte gentlemen andati in rovina, qualche antico recluso, qualche raro mercante, e pi raro operaio, tutta gente attirata nel Nuovo Mondo chi dall'ingordigia dell'oro, chi dall'illusione puerile di trovarvi una ricca esistenza senza faticare, chi dalla speranza di arrivare al Pacifico, creduto molto vicino alla costa atlantica: comandava quest'accozzaglia irrequita; e turbolenta, animata da desideri insoddisfatti, non sorretta da alcun ideale, il bravo capitano Newport; ma chi esercitava su tutti la maggiore influenza per l'ingegno, l'energia, la sagacia e sovratutto la conoscenza profonda delle cose e degli uomini, era il capitano Giovanni Smith, la cui vita venturosa dal giorno in cui a 13 anni vendeva i libri di scuola per far danari e poter cos mettersi in mare, alla sua prigionia in mezzo ai Turchi, al suo imbarco per l'America, era stata tutta un romanzo, di cui l'approdo nella Virginia non doveva segnare l'ultima pagina. A rendere ancora pi vivo il contrasto collo sbarco dei Pellegrini, il paese, dove approdavano questi avventurieri, era tale per clima e per suolo da sembrare in quel maggio ridente un paradiso, di cui lo Smith poteva scrivere "che il cielo e la terra non eransi mai trovati cos bene d'accordo nel formare un luogo tanto adatto all'abitazione dell'uomo".
La terra li invitava fertilissima ad un lavoro fecondo, garanzia d'un lieto avvenire; ma non per questo avevano essi lasciato il paese nativo: chi si dava alla ricerca dell'oro, chi del Pacifico, supposto in comunicazione con la baia di Chesapeake; mentre la delusione pi amara, l'apatia, l'anarchia s'impadronivano dello stabilimento, specie dopo la partenza del Newport, e gli stenti e la malaria riducevano gi nell'autunno alla met i malaugurati coloni. Li salvava da un'ecatombe completa la fermezza e l'abilit del capitano Smith, l'unico che in una sana concezione coloniale trovasse i requisiti indispensabili a ben superare la prima prova: lungi dal cercare un oro chimerico, egli s'industriava a procurarsi i mezzi primi di vita per s e la colonia, stringendo cogli indigeni ostili tali rapporti d'amicizia da averne spontaneamente mas e cacciagione, mentre insegnava egli stesso ai compagni ad abbattere gli alberi ed a costruirsi delle rudimentali capanne. Poi nell'inverno iniziava un viaggio di ardita esplorazione nella baia di Chesapeake, risalendo alcuni dei fiumi sboccanti in essa: preso dagli Indiani ed ammazzatigli i compagni, egli riusciva con le sue risorse a meravigliare e divertire quegli uomini primitivi, sfuggendo cos a certa morte non solo ma accaparrando anche amici preziosi alla nascente colonia, ch'egli al ritorno trovava per ridotta ad una quarantina d'uomini miseri e scoraggiati.
Ritornava  vero ben presto il Newport con altri 120 emigranti; ma l'arrivo di costoro, in gran parte sullo stampo dei primi, non migliorava per nulla lo stato delle cose: il loro aiuto si riduceva a sterrare, lavare ed epurare una terra brillante dei dintorni, scambiata per oro dall'accesa fantasia degli orefici venuti a tal fine in America. Lo stesso Newport, deluso nella speranza di trovare il Pacifico di l dalle cateratte del fiume James, se ne tornava in Inghilterra con un vascello carico di terra senza valore; mentre lo Smith, disgustato di tanta follia, ripigliava i suoi viaggi di esplorazione, risalendo per lungo tratto il Potomac ed il Susquehannah, e costruendo una carta di quelle sconosciute regioni. Ritornato nello stabilimento, veniva nominato nel 1609 presidente del consiglio coloniale; e la sua energica amministrazione incominciava a far rifiorire l'ordine ed il lavoro, quando il Newport entrava nel fiume con un secondo rinforzo di settanta emigranti. Erano anche questi per della stessa risma degli altri, bench, buon preludio, vi si trovassero anche due donne; tanto che lo Smith era obbligato a scrivere in Inghilterra: "se organizzate una nuova spedizione vi scongiuro di non inviarci che una trentina di falegnami, agricoltori, giardinieri, pescatori, fabbri, manuali, e gente capace di sradicar alberi, piuttosto che delle migliaia d'individui simili a quelli che abbiamo gi".
La compagnia di Londra per era in un ordine di idee ben diverse da quelle del bravo organizzatore coloniale; essa, stanca di spender senza guadagnare un quattrino, illusa di poter col colpo di bacchetta magica dei suoi ordini trasformare la terra in oro, dischiudere il continente, far risuscitare i morti, esigeva che si mandasse un mucchio d'oro, o che si scoprisse un passaggio certo al mare del Sud, od almeno si ritrovasse uno dei compatriotti perduti della spedizione del Raleigh, pena in caso diverso l'abbandono della colonia al suo destino. Lo Smith per tutta risposta si dava con pi ardore ad organizzare la demoralizzata colonia, costringendo tutti gli immigranti, i gentlemen della city non meno degli altri, a lavorare sei ore al giorno, giacch era sua massima "chi non lavora non mangia". Anche l'opinione pubblica inglese cominci a sospettare che la delusione delle speranze dorate non dovesse forse ascriversi se non ad una politica troppo impaziente di immediati profitti; cosicch l'entusiasmo coloniale lungi dall'affievolirsi s'accrebbe, la compagnia della Virginia s'arricchiva di nuovi capitali e di nuovi soci, ed otteneva per di pi nel 1607 una seconda patente, che le attribuiva molte prerogative prima riservate al re. Per essa il consiglio coloniale residente in Inghilterra doveva d'allora in poi venire eletto dai soci, essere indipendente dal monarca nell'esercizio del potere legislativo ed amministrativo, e venir rappresentato nella colonia da un governatore di sua fiducia. Lord De la Warr o Delaware fu nominato governatore a vita e capitano generale della Virginia, alla cui volta lo precedevano suoi rappresentati seguiti da centinaia d'emigranti. Lo Smith, esautorato, incapace di tener a freno il riottoso elemento, era costretto per salvare la sua stessa vita a riparare nel 1609 in Inghilterra. Mancato lui, la fame e le malattie facevano strage nella colonia, che in sei mesi vedeva ridotti da 490 a 60 i suoi abitanti: maledicendo il lor fato, i superstiti abbandonavano Jamestown, di cui senza l'energia del Gates rappresentante del Delaware avrebbero perfino bruciate le costruzioni, per ritornarsene in Inghilterra, quando alla foce del James incontravano il governatore, che arrivava con nuovi coloni e ricche provvigioni. Tornarono indietro e le sorti della Virginia non corsero d'allora in poi altro pericolo capitale, nonostante le immancabili difficolt straordinarie dei primi anni: le cure di lord Delaware, l'energia del successore sir Tommaso Dale, che ricorreva alla legge marziale, e l'abilit infine del Gates ne assicuravano l'avvenire.
La introduzione della propriet privata del suolo, di cui ad ogni singolo colono venivano assegnati alcuni acri almeno per proprio uso e consumo, avvantaggiava di molto le condizioni degli emigranti e della colonia stessa, migliorando il lavoro fatto fino allora di malavoglia; mentre una terza patente, la quale trasferiva tutti i poteri dal consiglio coloniale all'intera compagnia, se non migliorava per nulla lo stato politico dei coloni, veniva per lo meno a trasformare nel 1612 in senso democratico la corporazione, facendo delle sedute di questa un teatro di ardite discussioni non inutili per l'avvenire degli stessi coloni. Anche le relazioni colle trib indigene, a qualcuna delle quali gli emigranti avevano preso non solo le terre ma le stesse capanne ed i magri depositi di viveri, si facevano molto pi cordiali e rassicuranti, dopo specialmente il primo matrimonio anglo-indiano suggerito al giovane Rolfe da misticismo religioso.
La colonia, che nel 1612 contava gi 100 abitanti, andava sviluppandosi, e nuovi stabilimenti si fondavano grazie specialmente alle leggi territoriali, che l'energico governatore Dale vi andava introducendo con grande vantaggio della cultura. Per esse l'assetto della propriet variava coll'origine dei coloni: quelli inviati e mantenuti a spese della compagnia ne rimanevano servi e, quantunque ottenessero in propriet individuale tre acri di terra, dovevano lavorare per essa 11 mesi all'anno, riservandone uno per s, condizione questa per rappresentata da un numero sempre minore di persone, che si riducevano nel 1617 a sole 54, donne e fanciulli compresi: quelli non mantenuti dalla compagnia divenivano livellari, dovendo come tali pagare al deposito comune un tributo annuo di due staia e mezzo di grano e consacrare alla compagnia un mese all'anno di lavoro, esclusa l'epoca della mietitura e della semina: quelli venuti del tutto a proprie spese ricevevano cento acri di terra, limitati pi tardi a 50 subito e 50 dopo la coltivazione dei primi: chi sborsava 12 sterline e mezza otteneva ugualmente 100 acri di terra subito ed altri 100 in seguito: proibita infine una propriet d'oltre 2000 acri nelle mani d'un solo individuo. E mentre tali leggi permettevano il costituirsi d'una vigorosa propriet fondiaria, s'introduceva nella Virginia e vi attecchiva splendidamente una cultura tanto ricca, da imprimere alla colonia uno slancio neppure supposto. L'oro era stato una chimera, il costoso tabacco una realt: il partito dei cercatori d'oro era ormai tramontato; ed i campi, i giardini, le piazze pubbliche, le vie stesse di Jamestown si coprivano di tabacco, mentre i coloni si disperdevano su un'area sempre pi vasta, trascurando nella smania del guadagno la stessa sicurezza personale.
Il tabacco risvegliava tutte le energie degli abitanti, diventando ad un tempo il pegno della durata della colonia ed il prodotto pressoch esclusivo di essa; la popolazione grazie ad esso cresceva, prosperava, cominciava a sentire per un processo storico inevitabile i primi desideri di libert: come sempre, dal miglioramento delle condizioni economiche si svolgeva, quale superbo riflesso ideale, la vita politica. Le estorsioni e il dispotismo del violento e truce governatore Argall sollevavano le proteste dei coloni, e l'amministrazione dell'ottimo Yeardley, destinato a succedergli, apriva per essi una nuova era. L'autorit del governatore veniva limitata da un consiglio locale, ed i coloni erano ammessi alla formazione delle leggi: nel mese di giugno del 1619 si radunava in Jamestown la prima assemblea coloniale della Virginia, composta del governatore, del consiglio coloniale allora nominato e di due rappresentanti per ciascuno degli undici borghi esistenti. Era il primo corpo rappresentativo, che si riunisse nell'emisfero occidentale; era l'aurora luminosa della libert americana. Coloro, che fino allora avevano dipeso dal beneplacito d'un governatore, reclamavano i loro privilegi di cittadini inglesi e domandavano un codice basato sulle leggi inglesi.
Due anni dopo nel luglio 1621, la compagnia di Londra, la quale democratizzata dall'ultima carta aveva rivendicato i suoi diritti, nominando a tesoriere il conte di Southampton contrariamente ai desideri del re, ed aveva pensato sul serio ad assicurare i benefici della libert alla colonia, dava a questa una costituzione scritta modellata su quella inglese e destinata a diventare con poche varianti il modello dei sistemi introdotti pi tardi nelle altre provincie regie. Un governatore nominato dalla compagnia, un consiglio locale permanente pure da essa nominato, un'assemblea generale da riunirsi tutti gli anni, composta del consiglio e di due deputati per ogni piantagione scelti dagli abitanti; piena autorit legislativa all'assemblea, salvo il veto del governatore e la ratifica della compagnia; ratifica degli ordini della compagnia da parte dell'assemblea per entrare in vigore; conformit delle corti di giustizia alle leggi ed alla procedura inglese: tale nelle sue linee generali questa costituzione, per la quale i coloni, cessando di essere i servi d'una corporazione mercantile, diventavano liberi cittadini. Fu questa la base sulla quale la Virginia innalz l'edificio delle sue libert, l'atto, che fece dello stabilimento nascente un semenzaio di uomini liberi.
N l'influenza sua si limit alla Virginia, ma si estese a tutto il Sud: quando nuove colonie si formarono, i loro proprietari non poterono sperare d'attirarvi degli emigranti se non accordando loro franchigie non meno ampie di quelle concesse alla rivale Virginia.
Nel 1625 la compagnia, lacerata da interne fazioni, odiata da re Giacomo "quale scuola d'un parlamento sedizioso", com'ebbe a definirne le sedute un inviato spagnuolo, veniva sciolta, e, revocatane la patente, la Virginia diventava una colonia regia; ma ci non portava alcun mutamento immediato nel governo interno e nelle franchigie della colonia. N il successore Carlo I, pure cercando di ritrarre dal monopolio del tabacco il maggior vantaggio possibile, attent alla libert della Virginia, la quale abitata da episcopali rimase altrettanto fedele a lui quanto attaccata alla sua effettiva indipendenza, che pot conservare anche durante il protettorato di Cromwell, pure assoggettandosi all'"atto di navigazione".
Nata dalla prosperit, la libert diveniva di questa alla sua volta la fonte maggiore: nascevano per essa i motivi d'attaccamento al suolo, e la Virginia, i cui coloni erano immigrati coll'intenzione di farvi fortuna non gi di stabilirvisi definitivamente, vedeva ormai sbarcare migliaia d'emigranti, che coll'aratro iniziavano la conquista della terra e col matrimonio il suo popolamento, accasandosi con donne fatte venire appositamente dall'Inghilterra dietro un compenso in tabacco pagato alla compagnia: nei soli tre anni dal 1619 al 1621 ben 3500 persone si dirigevano alla sua volta: nel 1648 gli abitanti salivano a 20.000.
I coloni erano andati disperdendosi lungo il fiume James e verso il Potomac, dovunque la ricchezza del terreno permettesse di coltivare il tabacco con successo: gli stessi luoghi pi solitari e pi esposti quindi alle ostilit degli indigeni non erano stati dimenticati, perch in essi minore era la concorrenza per l'appropriazione della terra. Gl'indigeni, privati del loro suolo, incapaci per la debolezza e scarsit loro (un 8000 circa verso il 1620 in un territorio di 8000 miglia2) di scacciare in guerra aperta gli usurpatori, avevano covato in segreto il loro odio ed organizzato un complotto, che nel 1622 era scoppiato in un feroce macello, in cui sarebbero periti ben pi dei 347 bianchi massacrati se Jamestown e gli stabilimenti vicini non fossero stati preavvertiti da un indiano convertito. Da allora in poi i coloni non ebbero pi ritegno e, mentre si intraprendevano tratto tratto spedizioni di sterminio contro gli indigeni, se ne occupavano senza il minimo scrupolo i campi ed i villaggi, situati nelle migliori posizioni, in riva alle acque pi limpide e sulle terre pi fertili.
Il paese invitava all'agricoltura in tutti i modi con la fertilit del suolo, coll'abbondanza dei fiumi, che dagli Allegany al mare costituivano ottime vie naturali pel trasporto delle merci, colla mitezza del clima; la terra si estendeva libera davanti agli emigranti e ad essa si chiedeva pi che grano, la cui coltivazione da qualche governatore fu imposta perfino sotto ammende penali, tabacco, vale a dire un prodotto idoneo quanto mai al grande commercio. Nel 1621 un'altra coltivazione dello stesso genere vi si era introdotta, il cotone, bench la grande era cotonifera dovesse iniziarsi quasi due secoli dopo. La richiesta continua di tabacco importava seco un allargamento sempre maggiore della coltivazione e con esso l'ampliamento delle propriet individuali, il costituirsi cio del latifondo, imposto dalla cultura esauriente del tabacco, cui necessitano sempre nuovi terreni, e reso possibile dalla sconfinata estensione di terre disponibili. La stessa esistenza per d'una terra libera e fertilissima minacciava di rendere pressoch inutile al proprietario l'ampiezza di terre messe a sua disposizione, sottraendogli le braccia necessarie al lavoro: egli non pu trattenere ai suoi servigi il libero lavoratore, che trova nelle terre inoccupate un fondo suo proprio e nella feracit di esso la possibilit di coltivarlo quasi senza capitale, mentre l'abbondanza di selvaggina lo dispensa da un'anteriore accumulazione di sussistenza. Si ricorre,  vero, alla servit del bianco, ma l'offerta di braccia  pur sempre troppo inferiore al bisogno, mentre non c' da contare sulla scarsa e fiera popolazione indigena per coltivare le terre. Ed allora, determinata dalla necessit sociale di instaurare una forma di lavoro corrispondente ai bisogni dell'agricoltura ed all'avidit dei latifondisti, prende piede sul libero suolo della Virginia un'istituzione nefanda, che giunta ormai al suo tramonto in Europa era sorta a vita nuova e pi tenace nelle colonie americane, quella schiavit, che i coloni vedevano applicata con successo da un secolo nei vicini possedimenti spagnoli ed incoraggiata dalla stessa madrepatria, dove il governo nel 1618 concedeva a sir Roberto Rick un privilegio speciale pel trasporto di negri nelle colonie inglesi e nel 1631 autorizzava ad esso una compagnia appositamente istituita.
Nel 1619((10) ) era approdato a Jamestown per difetto di provvigioni un vascello negriero olandese, ed i coloni ne avevano comperato di buon grado il carico umano, lieti di aver trovato una sorgente inesauribile di braccia schiave, di lavoratori su cui la terra libera non avrebbe esercitato alcun influsso. Si ebbe cos fin d'allora di fatto se non di diritto la schiavit negra, bench solo nel 1662 essa riceva la sua sanzione giuridica in un atto statutario, che la riconosceva legale e la rendeva ereditaria, basandola sulla vecchia massima "partus sequitur ventrem". La popolazione negra, il che vale a dire schiava, si diffonder per lentamente nella colonia: nel 1622 v'erano solo 22 negri, nel 1634 solo 300; ma coll'estendersi della coltura a nuove terre, coll'aumento della popolazione bianca e della ricchezza del paese cresce rapidamente anche il numero dei negri, i quali nel 1671 saranno gi 2000, 23.000 nel 1715 di fronte a 72.000 bianchi, nel 1754 non meno di 116.000 di fronte a 168.000 bianchi.
Mentre il latifondo coltivato a tabacco d origine e mette su solide basi la schiavit dei negri, con tutte le sue piaghe e tutti i suoi pericoli, esso uccide pure la eguaglianza dei bianchi, distrugge la societ democratica dei primi tempi per sostituirvene una aristocratica. I primi coloni non avevano portato nel nuovo mondo altra fortuna che il loro spirito d'intrapresa, altra dignit che quella d'uomo, altri privilegi che quelli di inglesi. N'era uscita cos una societ nei primi tempi strettamente egalitaria, una democrazia pressoch indipendente con un governo organizzato sulla base del suffragio universale goduto da tutti i liberi indistintamente: nel suo seno non industrie, non manifatture ma solo la coltura del tabacco, venendo tutto il resto importato d'Inghilterra; il commercio stesso era esercitato da mercanti forestieri. L'abbondanza e la fertilit delle terre facevano della Virginia "il miglior paese del mondo per il povero", il quale del resto anche senza lavorare trovava di che vivere nell'abbondanza della cacciagione e della pesca, nelle mandrie erranti di porci, nei prodotti insomma spontanei del suolo.
Dispersi su vasto territorio, il che permetteva loro di sottrarsi all'influenza diretta della chiesa ufficiale e del governo, acuendone l'avversione istintiva per ogni freno politico, i suoi abitanti, veri figli della foresta, crescevano nella libert della solitudine: non citt, non stampa, non scuole, non giornali soltanto, ma neppure strade e ponti; dei sentieri appena segnati attraversavano i boschi; le visite si facevano in barca od a cavallo; il colono col suo sacco di tabacco in luogo di moneta attraversava a cavallo le foreste, a nuoto le acque, quando non era possibile farlo a guado od in barca. Le case di legno e ad un piano erano sparse sulle due rive della Chesapeake, dal Potomac alle frontiere della Carolina: era raro di scorgere tre case raggruppate insieme; Jamestown stessa non era che un miserabile villaggio, composto dell'edificio del governo, d'una chiesa e di 18 case. Solo i maggiori piantatori vivevano pi comodamente nelle loro vaste tenute, circondati dai loro servi e dai loro schiavi, primo nucleo d'una casta tra la patriarcale e la feudale, che in breve avrebbe dominato il paese.
Per quanto infatti mancasse ancora all'epoca della Restaurazione una classe privilegiata, giacch universale era il suffragio e di nomina direttamente o indirettamente popolare tutti i funzionari, la disuguaglianza fra chi possedeva molto e chi possedeva poco o nulla andava accentuandosi ogni giorno pi con lo svilupparsi del latifondo.
Veniva questo imposto, come vedemmo, dal genere delle colture e favorito oltrecch dal diritto fondiario e dalle leggi contrarie ad uno sminuzzamento soverchio della propriet, dal fatto che i guadagni del tabacco, il cui consumo in Europa and sempre aumentando nei secolo diciassettesimo e XVIII, venivano impiegati nell'ampliamento della cultura stessa, mentre i terreni depauperati si lasciavano a pascolo. Il piccolo fondo invece coltivato direttamente dal proprietario comincia a non essere pi rimunerativo col trionfare della cultura estensiva esercitata da schiavi; e cos al di sotto della classe latifondista va sorgendo una classe di bianchi nullatenenti, cui, se il vergine suolo e la scarsit dei bisogni assicurano la vita,  chiusa nondimeno in un paese esclusivamente agricolo ogni fonte di guadagno, che derivi da un lavoro metodico, sistematico, continuo delle proprie braccia. I servi liberati allo spirare del loro termine, i nuovi coloni sbarcati senza mezzi ingrossano questa classe, cui la mancanza assoluta di scuole pubbliche toglie per di pi ogni mezzo d'istruirsi. La cultura diviene pertanto un privilegio dei ricchi, che possono procurare ai loro figli un maestro o mandarli all'estero; e cos la disuguaglianza economica va traducendosi in disuguaglianza sociale, tanto pi che fra i grandi proprietari di terre, circostanza questa del maggior rilievo, non sono rari i figli della superba nobilt inglese, i cavalieri rifugiatisi nella monarchica Virginia dopo la sconfitta subita in patria.
Una classe siffatta, che sola possiede ogni capitale e sola ogni istruzione, che nel suo latifondo impera dispoticamente su una mandra di schiavi, non pu non aspirare al governo del paese: nel suo seno infatti si recluta il consiglio della colonia, di essa sono membri o candidati gli eletti alla legislatura e creature i magistrati, essa ottiene i brevetti d'ufficiale nella milizia. La dispersione degli abitanti e la conseguente divisione del paese in contee, spesso assai vaste, cui  ignota col concentramento urbano l'attivit politica del town settentrionale, favorisce ancor pi la potenza politica di questa classe, giacch i magistrati esercitano qui poteri ben pi ampi che nella Nuova Inghilterra: i giudici di pace ad esempio fissano essi l'ammontare delle tasse nella contea, ne hanno la percezione e ne sorvegliano l'impiego. Ogni potere giudiziario, amministrativo, militare, la direzione tutta in una parola degli affari pubblici, si trova cos direttamente o indirettamente nelle mani di un numero ristretto di uomini, i quali possessori della terra, padroni di un gran numero di servi e signori di schiavi, cominciano gi a presentare i primi indizi d'un'aristocrazia costituita. All'epoca della Restaurazione le due classi dei latifondisti e dei nullatenenti sono gi chiaramente delineate in quella societ sorta sotto auspici tanto democratici, e la nascente aristocrazia aspira a scolpire nel diritto un predominio, che ormai esercita nel fatto.
La aiuta nell'intento quel potere regio, il quale dopo un'eclissi, che aveva lasciato la Virginia nella pi completa indipendenza, ricompariva nella colonia come alleato naturale del latifondo. I Virginiani, devoti agli Stuart per quanto gelosi della loro autonomia, s'affrettavano a riconoscere il risorto governo; ed il Berkeley da governatore eletto popolarmente diventava governatore di nomina regia. La nuova assemblea, convocata in nome del re nel marzo 1661 e composta di proprietari e di cavalieri, smascherava fino dai primi atti i suoi sentimenti politici, destituendo un magistrato popolare "a causa della sua condotta faziosa e scismatica", e quindi si dava a modificare il carattere della costituzione in senso aristocratico e favorevole alla supremazia della corona. Il governatore e gli altri ufficiali regi venivano sottratti del tutto alla dipendenza della legislatura coloniale, imponendosi per il loro mantenimento un'imposta fissa sul tabacco esportato; l'ordinamento giudiziario veniva del pari sottratto al controllo popolare, affidandosi esso ad un tribunale coloniale supremo, costituito dal governatore e dai membri del consiglio, e ad otto giudici di pace per ogni contea, nominati dal governatore ed incaricati oltrecch degli affari giudiziari di fissare e riscuotere le tasse della contea; si emanava un codice, dove le norme fino allora vigenti erano inasprite a dismisura; si dichiarava chiesa di Stato quella ufficiale della madre patria, imponendosi a ciascuno di contribuire alle spese del culto, quantunque la dispersione degli abitanti fosse tale da impedire a non pochi di approfittare di esso, e conculcandosi ogni libert di coscienza colle pene severe comunicate contro i quakeri ed i non conformisti in genere.
Quasi tutto ci non bastasse, l'assemblea eletta per due anni non deponeva allo spirare del termine i suoi poteri, ma ad immagine di quanto avveniva nella madrepatria rimaneva in carica un sedici anni, durante i quali non solo decretava pei suoi membri emolumenti esorbitanti a spalle dei coloni, ma, degno coronamento all'edificio, colpiva alle radici stesse la democrazia, limitando il suffragio universale. Sotto il pretesto comune ad ogni classe conservatrice che "il modo ordinario di scegliere i borghesi (rappresentanti) per mezzo del voto di tutti gli uomini liberi" produceva "dei disordini e dei torbidi", che non tutti gli elettori erano in grado "di scegliere delle persone sufficientemente adatte ad esercitare una missione s alta", si decretava nel 1670 che "nessuno, se ne eccettui i liberi proprietari del suolo ed i capi di famiglia, avrebbe d'ora in avanti il voto per l'elezione dei borghesi". La maggioranza del popolo si vedeva cos spogliata di quelle franchigie elettorali, di cui era gelosa come del privilegio pi prezioso e pi caro. Assemblea senza limite di tempo, governo regio indipendente perfino nello stipendio dalla colonia, sistema elettorale ristretto ed indebolito, libert religiosa soffocata, magistrati di contea irresponsabili e padroni di levar tasse a loro beneplacito, ostilit manifesta ad ogni elevamento intellettuale del popolo, ecco quanto il latifondo alleato al potere regio dava in pochi decenni ad una colonia, che era sorta su basi diametralmente opposte.
Gli stessi latifondisti per non avevano troppo da lodarsi di quel governo regio, cui s'erano alleati solo per consolidare il loro potere politico: mentre Carlo II, sempre prodigo di quello d'altri, dispensava a larghe mani le terre della Virginia ai suoi cortigiani, senza nessun riguardo ai diritti acquisiti, i produttori di tabacco si vedevano danneggiati oltremodo dalla politica coloniale della madre patria, che stabiliva un monopolio commerciale altrettanto rovinoso per la Virginia quanto poco sentito nei primi tempi dalle colonie settentrionali. Da una parte i prodotti coloniali dovevano essere trasportati solo in Inghilterra o nei possessi inglesi e per di pi su navi inglesi; dall'altra i coloni non potevano ricevere da navi estere le mercanzie loro necessarie, arrivandosi nel 1672 ad ostacolare con dogane interne lo stesso traffico intercoloniale. Mentre le colonie settentrionali per la facilit del contrabbando esercitato su vasta scala, per le incipienti industrie locali e sopratutto per il genere dei loro prodotti agricoli non risentivano gran danno da tali disposizioni; queste, fatte osservare scrupolosamente nel mezzogiorno, unico produttore dei generi d'esportazione, colpivano in pieno petto la societ virginiana, la cui vita economica si riduceva tutta alla cultura del tabacco. Sottratto alla concorrenza mondiale, l'unico prodotto del paese veniva venduto a prezzi pi bassi sul ristretto mercato inglese; mentre da questo solo ed a prezzi quindi pi alti potevano i Virginiani fornirsi degli oggetti alla vita indispensabili. Agli atti di navigazione s'era aggiunta poi la guerra anglo-olandese a danneggiare maggiormente la colonia, le cui poco floride condizioni venivano inasprite ancor pi dal dispotismo e dalla rapacit del governatore Berkeley.
Il malcontento per tante cause diffuso nella popolazione, nella bassa in ispecie privata delle sue franchigie, non aspettava pi che un'occasione per divampare in un incendio, che le condizioni demografiche del paese rendevano ancor pi temibile. Una guerra cogli Indiani, che invano tentavano colle armi nel 1675 la difesa del proprio paese da ulteriori usurpazioni bianche, guerra condotta come il solito ferocemente da ambo le parti, dai Pellirosse come dai coloni, che moschettavano perfino i messaggeri di pace, ne forn il pretesto: un giovane e ricco piantatore d'idee liberali, Nathaniel Bacon, nato in Inghilterra durante le lotte del Parlamento contro il re, si metteva alla testa dei coloni nella lotta contro gli Indiani massacratori nonostante le proibizioni del governatore, geloso di lui e timoroso d'una levata in armi della popolazione. Bacone dietro le istigazioni della fazione pi aristocratica veniva dichiarato dal Berkeley ribelle, ed i ricchi coloni lo abbandonavano; ma egli continuava la sua spedizione alla testa dei pochi rimastigli fedeli, mentre una rivoluzione popolare obbligava il governatore a sciogliere la vecchia assemblea. La nuova assemblea, di cui era eletto membro anche Bacone ritornato vittorioso, abrogava tutte le restrizioni imposte dall'altra alle libert del paese, ed una completa amnistia veniva concessa. Era questa per violata dall'orgoglioso governatore, il quale dichiarando una seconda volta traditore Bacone, ripartito contro gli Indiani, scatenava sulla colonia con la rivoluzione popolare una guerra civile, nella quale la Virginia rivelava gi quell'ardire e quell'entusiasmo per la libert, di cui dar prova un secolo dopo. Contro il popolo il Berkeley radunava una massa di servi affrancati per l'occasione, di Indiani reclutati, di mercenari, di soldati inglesi dei vascelli ancorati in quelle acque; ma i coloni, presa Jamestown, la bruciavano per non lasciarla al nemico: due delle case migliori appartenevano a Laurence ed a Drummond, e i due patriotti per primi vi appiccavano il fuoco. La Virginia offriva cos il suo unico villaggio in olocausto alla libert! Bacone per moriva di febbri malariche durante la lotta, ed i suoi partigiani privi del loro energico capo venivano ben presto domati: vent'uno fra essi, tra cui il Drummond, aprivano il martirologio della libert americana. La reazione fu cos stolta e sanguinaria, che lo stesso Carlo Secondo la sconfessava, dicendo: "il vecchio folle ha sacrificato pi vite in quel paese deserto, che non io stesso per l'assassinio di mio padre".
Non per questo per i principii sostenuti da Bacone venivano riconosciuti dalla metropoli, troppo gelosa della sua supremazia assoluta sulla colonia. Il Berkeley ritornava in Inghilterra per scolparsi e vi moriva appena arrivato; ma l'antico ordine di cose economico e politico veniva ristabilito, le misure prese dall'assemblea di Bacone abrogate, e la legislazione, conforme alle istruzioni regie, le quali raccomandavano "d'aver cura che i membri dell'assemblea non fossero eletti che dai liberi proprietari", conservava tutti gli elementi aristocratici introdotti in essa anteriormente.
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2. MARYLAND.
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Come il Massachusetts nel Nord, cos la Virginia nel Sud fu per ragioni cronologiche e pi ancora sociali la madre d'un gruppo di colonie, affini per clima, per suolo, per ordinamento politico. Prima tra queste fu il Maryland((11) ) uscito pu dirsi dalle sue viscere, giacch il territorio, che sotto tal nome venne ad aggiungersi quale colonia autonoma all'Antico Dominio, era compreso nei limiti assegnati alla Virginia nella seconda sua carta (1609) . Un inglese intraprendente e risoluto, mandato in America nel 1621 dalla compagnia di Londra per costruire la carta del paese e diventato in seguito membro del consiglio virginiano, Guglielmo Clayborne, aveva esplorato il paese al nord del Potomac, avviato il primo commercio in pelli cogli indigeni, creato per esercitarlo una compagnia munita di regia patente ed infine fondati alcuni stabilimenti sull'isola di Kant, nel cuore della futura colonia, e presso la foce della Susquehannah; quando il cattolico sir Giorgio Calvert, lord di Baltimore, che, partecipe fin da giovine dell'entusiasmo generale per le piantagioni americane, aveva tentato senza successo di fondarne una in Terra Nuova, gettava gli occhi sulla Virginia come paese pi adatto ai suoi disegni. Vi si recava infatti personalmente per dar corpo ai suoi sogni, ma l'intolleranza religiosa gli faceva capire subito che a lui, convertito nel 1624 al cattolicesimo, mal sarebbe stato possibile fondare pacificamente una colonia in terra di episcopali. Egli si rivolgeva allora direttamente al re, di cui nonostante la conversione aveva conservato il favore per le doti eminenti, i servigi prestati, la moderazione, il credito ampio presso tutti i partiti; ed una carta gli concedeva come propriet privata assoluta e trasmissibile quel paese di l dal Potomac, su cui gi fissavano cupido l'occhio e Francesi ed Olandesi e Svedesi: cos nel 1632 veniva staccata dalla Virginia e costituita in provincia autonoma col nome di Maryland, in onore della regina inglese, il paese dal 40 grado di latitudine al Potomac e dalle sorgenti di questo all'Atlantico.
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Accanto ai diritti del proprietario, cui la corona cedeva ogni sua prerogativa, salvo il giuramento di fedelt, l'omaggio di due freccie indiane all'anno, ed il tributo d'un quinto dell'oro e dell'argento da scavare, questa carta contrariamente alle altre garantiva sufficienti libert ai coloni, stabilendo non solo che l'autorit del proprietario non potesse estendersi sulla vita, sulla libert, sui beni di alcun emigrante, ma che i coloni partecipassero essi stessi alla legislazione della provincia, che nessun statuto fosse valido senza l'approvazione della maggioranza degli uomini liberi o dei loro deputati. Il governo rappresentativo andava cos indissolubilmente attaccato alla carta fondamentale del Maryland, la quale per di pi, riconoscendo religione del paese il cristianesimo in generale e non gi una data confessione di esso, assicurava l'eguaglianza religiosa come quella civile e faceva della nuova colonia un asilo, che lo spirito illuminato del saggio e buono colonizzatore voleva rifugio sicuro ai dissenzienti religiosi d'ogni chiesa cristiana, ai perseguitati "papisti" in prima linea.
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Giorgio Calvert moriva nello stesso anno 1632 prima di poter realizzare il bel sogno, ma il figlio Cecilio col patrimonio ed il grado ereditava pure le idee del padre e s'accingeva a compierne i disegni in America, fondandovi con spese ingenti una colonia rimasta poi per parecchie generazioni alla sua famiglia. Nel 1633 suo fratello Leonardo Calvert conduceva sull'"Arca e Colomba" un duecento emigranti, che fondavano l'anno dopo un primo stabilimento non lungi dalla confluenza della St. Mary col Potomac, su un territorio coltivato, che gli indigeni disposti gi prima ad emigrare regalavano dietro compenso di tela, coltelli, penne ed altro. Tutto sembrava cospirare alla fortuna d'un paese prediletto dalla natura: dolcezza di clima, fertilit di suolo, tolleranza religiosa, munificenza del proprietario, attaccamento devoto al suo liberale governo da parte dei coloni garantivano un prospero svolgimento a quella colonia, la quale in sei mesi fece pi progressi della Virginia in molti anni, senza conoscerne le ansie ed i stenti dei primi tempi. Subordinata ad un capo ereditario, la sua popolazione non dimostrava meno per questo la coscienza profonda della propria missione, l'attitudine straordinaria al selfgovernment: sin dalle prime sessioni l'assemblea popolare, composta di tutti gli uomini liberi, rivelava lo spirito del popolo nascente, formulando una dichiarazione di diritti, che, mentre riconosceva l'obbligo di fedelt al re e garantiva le prerogative di lord Baltimore, confermava agli abitanti tutte le libert godute in pratica dagli Inglesi: si stabiliva un sistema di governo rappresentativo, in cui erano attribuite all'assemblea generale tutti quasi i poteri spettanti in Inghilterra alla camera dei Comuni. I torbidi sollevati in seguito dalle pretese del Clayborne sul territorio, pretese sostenute anche ma invano a mano armata e con effusione di sangue, la lotta fra cattolici e puritani, i quali combattendo durante il protettorato del Cromwell il diritto del proprietario volevano togliere agli avversari la stessa libert di religione, lungi dal far naufragare le franchigie degli abitanti, le consolidarono ancor pi dando alla libert salde radici negli animi: i suoi abitanti amavano la libert anche se turbolenta, ed in essa cercavano gli eterni rimedi dei mali passeggeri da essa prodotti.
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E l'attaccamento alla libert si manifesta pi vivo che mai nei rapporti della colonia col suo proprietario. Mentre qui infatti, come nelle altre colonie di proprietari, la potenza del popolo non correva nessun rischio da parte della corona, che non si era riservata altro diritto se non di annullare le leggi che fossero contrarie a quelle dell'Inghilterra, altra ingerenza che quella di imporre gli ufficiali delle dogane e delle corti dell'ammiragliato, essa veniva ristretta dall'autorit del proprietario. Questi invero s'era riservato un triplice veto sulle decisioni dell'assemblea, veto da esercitarsi dal suo consiglio, dal suo luogotenente o da lui stesso; istituiva le corti di giustizia e ne designava i membri; nominava tutti i funzionari della colonia e delle singole contee; possedeva in propriet assoluta le terre ancora vacanti e ricavava un tributo dalle altre, tenendo cos la popolazione intera come sua livellaria non solo ma ottenendo anche ad ogni concessione nel dominio inculto una cauzione in denaro, e traendo altri proventi di origine feudale o giudiziaria o commerciale.
Pi ostico poi d'ogni altro riusciva ai coloni il potere del proprietario di imporre esso e riscuotere le imposte nelle contee. A cancellare tale odiosa prerogativa, negli ultimi anni di vita di Cecilio Calvert si concludeva tra il proprietario ed i rappresentanti del popolo una serie di patti costituenti un compromesso, conosciuto col nome di "atto di riconoscenza", in virt del quale il potere del primo di levare imposte fu ristretto, applicandosi in compenso un dazio di esportazione sul tabacco, il cui provento dovea per met esser consacrato alle spese della colonia, per met costituire la rendita del proprietario. Con ci per l'assemblea si privava del principale suo strumento per imporsi al proprietario, al governatore ed agli altri funzionari, i quali non dovevano pi aspettare da essa anno per anno l'assegnamento delle somme occorrenti. La successione di Carlo Calvert al padre, morto nel 1675, dava un forte colpo all'autorit del proprietario, basata sul rispetto e la riconoscenza, ma contraria allo spirito democratico della colonia, presso cui la rivolta di Bacone trovava un'eco profonda di simpatia.
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Ad evitare allora che il dissidio ormai manifesto scoppiasse in aperta rivolta, il nuovo lord proprietario limitava arbitrariamente nel 1681 il suffragio, restringendolo agli uomini liberi possessori d'un feudo di 50 acri od aventi una fortuna personale di 40 sterline. Ma al principio della sovranit popolare si intrecciava allora il fanatismo religioso: il protestantesimo si trasformava, come altrove, in setta politica, e l'opposizione a lord Baltimore come sovrano feudale fece causa comune col fanatismo degli anglicani, i quali ricevuti nella colonia sul piede della pi completa eguaglianza, coi cattolici volevano monopolizzare per s la libert di coscienza e di culto.
Nel 1689, approfittando del trionfo di Guglielmo e Maria, il partito protestante si impadroniva del governo, che nel 1691 veniva sottratto del tutto al proprietario colla revoca della sua carta e la trasformazione del Maryland in colonia della corona: l'episcopato diventato religione predominante confiscava la libert religiosa dei cattolici in una colonia fondata da cattolici, in un paese dove gli stessi papisti avevano dato esempio allora sublime di tolleranza! Solo quando il figlio del proprietario, Benedetto Calvert, si convertiva alla chiesa anglicana, i Baltimore venivano ristabiliti nel loro diritto di propriet sulla colonia, nel 1715.
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Le dissensioni intestine e le vicende esterne non avevano impedito intanto lo sviluppo progressivo del paese: il Maryland divenuto ricco e fiorente annoverava gi nel 1660 un 12.000 persone; al 1688 un 25.000 circa; nel 1754 quasi 150.000 di cui oltre 40.000 schiavi negri. Come la Virginia anche il Maryland era una colonia di piantatori, di cui il tabacco costituiva il prodotto principale, la servit temporanea dei servi e la schiavit a vita dei negri la forma di lavoro predominante, il monopolio economico della madre patria incarnato negli atti di navigazione il cancro roditore: qui pure gli abitanti erano dispersi in mezzo ai boschi e lungo i fiumi; rarissime e tali di nome pi che di fatto le citt, che invano la legislatura dei primi tempi aveva perfino cercato di creare con decreti; un piccolo mondo a s ogni piantagione; trascurata affatto l'istruzione popolare. Tabacco e schiavit avevano plasmato insomma nel Maryland una societ non molto dissimile nelle linee generali da quelle della Virginia.
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Ben pi della carta fondamentale del Maryland, che aveva concesso al proprietario il diritto di creare nella colonia tutta una gerarchia feudale, ben pi di questo principio feudale che, dove morto dove morente nel suo paese di origine, non avrebbe potuto certo ringiovanire trapiantato sul vergine suolo, la grande propriet fondiaria, determinata dal genere delle culture, e la schiavit dei negri creavano anche nel Maryland, come gi in Virginia, come in tutte le altre colonie meridionali, una potente aristocrazia, anacronismo imposto dal clima, dal suolo, dal momento storico all'egalitaria societ anglo-americana.
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Accanto al tabacco per andava qui sviluppandosi anche qualche altra cultura, tra cui principalissima quella del lino e della canapa con le industrie tessili relative; cosicch il Maryland coi suoi lavoratori bianchi pi numerosi non offrir l'uniformit di vita economica e sociale della Virginia: posto al confine tra le colonie meridionali e le centrali, esso parteciper fino ad un certo punto della vita di queste oltrecch di quelle. Dove invece clima e suolo cospireranno insieme a portare alle ultime conseguenze il sistema sociale basato sul latifondo e sulla schiavit, sar nelle colonie poste a mezzogiorno della Virginia, nella parte bassa cio delle Caroline, nella Georgia, e pi tardi nell'ulteriore sud.
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3. LE CAROLINE.
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Se il Maryland usc dalle viscere, pu dirsi, dell'Antico Dominio, da figli di questo ricevette i primi stabili colonizzatori il paese chiamato gi nel secolo precedente Carolina dagli ugonotti francesi del Ribault, i quali dal nome in fuori null'altro vi avevano lasciato di duraturo dopo lo scempio fattone dagli Spagnuoli. Gi dal 1622 degli intraprendenti Virginiani facevano una prima ricognizione nel paese al sud del fiume Chowan, e dal 1642 in poi si ripetevano con insistenza sempre maggiore incursioni ed esplorazioni nel territorio compreso tra il capo Hatteras ed il capo Fear col fine di colonizzarlo, tentativi incoraggiati dalla legislatura virginiana mediante vaste concessioni di terre.
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A questa spontanea immigrazione dovevano loro vita i primi stabilimenti sul fiume Albemarle; mentre 160 miglia a sud-ovest di questo, sulla costa del capo Fear, sbarcavano a fondarvi una piccola colonia di pastori, su un suolo fattosi loro cedere dagli indigeni, degli arditi emigranti della Nuova Inghilterra: ad essi venivano ad aggiungersi subito dopo dei piantatori delle Barbados, desiderosi di fondare uno stabilimento proprio, e la nuova colonia prendeva un certo sviluppo sino a contare gi nel 1666 un ottocento abitanti. Oltre ai Virginiani, agli emigranti della Nuova Inghilterra ed a quelli delle Barbados vantavano diritti su questo territorio gli Spagnuoli, che dalla loro fortezza di Sant'Agostino nella Florida potevano illudersi di possedere un paese bagnato di sangue castigliano e macchiato vergognosamente di sangue francese ma non fecondato del loro sudore. Ad una terra per, che per la sua posizione subtropicale prometteva le derrate pi preziose, avevano gi rivolto i cupidi sguardi dei rapaci cortigiani di Carlo II; e questi munifico come al solito, senza punto curarsi nonch degli altri pretendenti della stessa concessione fatta gi dal padre Carlo I nel 1629 a sir Roberto Heath ed eredi, concedeva nel 1663 ad otto nobili inglesi, che l'avevano chiesta di nome "per la propagazione del Vangelo", di fatto per accrescere la loro fortuna, la provincia della Carolina, il territorio cio compreso fra il 36 grado di lat. ed il fiume S. Matteo: due anni dopo, nel 1665, una nuova carta ne ampliava ancor pi i confini, per includervi dentro i nuovi stabilimenti d'origine virginiana, dandole per limite il 36 30' parallelo al nord, il 29 al sud, l'Atlantico all'est, il Pacifico all'ovest!
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Lo storico Clarendon, avido per quanto sagace ministro, il generale Monk gi compensato dei suoi servigi col titolo di duca d'Albemarle, lord Craven vecchio soldato, lord Ashley Cooper pi tardi conte di Shaftesbury, sir Giovanni Colleton, lord Giovanni Berkeley, il fratello sir Guglielmo, governatore della Virginia, e sir Giorgio Carteret diventavano cos proprietari e sovrani immediati d'un paese, che doveva abbracciare i futuri stati della Carolina settentrionale, della Carolina meridionale, Georgia, Tennessee, Alabama, Mississippi, Louisiana, Arkansas, gran parte della Florida e del Missouri, quasi tutto il Texas e porzione notevole del Messico!
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Il loro diritto di propriet dovea essere illimitato e la loro autorit sovrana assoluta, non essendosi il re riservato che una sterile sovranit; ma ai coloni era nella carta garantita, cosa allora notevole, piena libert di coscienza e riservata, cosa non meno importante, una certa partecipazione alla legislazione locale, cui doveano concorrere le assemblee dei liberi proprietari. Uno splendido impero feudale ricco di tutti i prodotti dei tropici gi balenava alla mente dei proprietari, i quali incaricavano di redigerne una costituzione, una costituzione perfetta, degna di attraversare i secoli, il pi capace ed attivo della compagnia, quel Shaftesbury ch'era il rappresentante pi genuino e cosciente dell'aristocrazia territoriale inglese, il campione pi formidabile delle sue libert, vale a dire dei suoi privilegi, da lui scambiati con la stessa grandezza e prosperit della nazione, e si trovava allora all'apogeo della vita, in tutta la maturit del suo genio speculatore, della sua eloquenza, della sua ambizione. Spirito penetrante, costui aveva scoperto i tesori d'intelligenza d'un filosofo ancora sconosciuto, Giovanni Locke, entusiasta pur esso di quelli che si chiamavano i "principi inglesi", convinto lui pure esser l'aristocrazia il baluardo pi sicuro contro ogni dispotismo monarchico come oclocratico, l'aveva fatto suo amico e lo prendeva ora a consigliere e collaboratore nella grande opera.
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Quale legislazione dovessero dare alla Carolina il futuro prototipo della rivoluzione del 1688, il conservatore geniale in cui sembrava incarnarsi tutta la classe aristocratica e rivivere tanti secoli di lotta a difesa del privilegio, ed il filosofo che nella rigidezza del suo sistema, tutto cervello e niente cuore, definiva con brutale sincerit il potere politico "il diritto di fare le leggi per regolare e conservare la propriet",  facile immaginarlo: ne salt fuori un sistema politico nonch ridicolo inattuabile, date le condizioni reali del paese cui doveva applicarsi! Il governo doveva risieder nelle mani d'un'aristocrazia territoriale, alla cui testa stavano gli otto proprietari presieduti dal pi anziano, intitolato Palatino. Il paese dovea dividersi in contee di 480.000 acri (12), divisa ciascuna in cinque parti, di cui una propriet inalienabile dei proprietari, una patrimonio inalienabile ed indivisibile della nobilt, costituita d'un langravio o conte e di due cacicchi o baroni, e tre infine riservate al popolo o possedute da signori feudali insieme col potere giudiziario: grado e feudo erano ereditabili ma inalienabili. Al di sotto della feudalit una classe ristretta di piccoli agricoltori; pi sotto ancora una di servi della gleba, provvisti dietro annuo compenso di 10 acri di terreno e non solo privati d'ogni diritto politico ma attaccati al suolo, essi ed i loro figli, di generazione in generazione; all'ultimo grado infine di abbiezione una classe di schiavi negri, su cui era riservata al padrone autorit e potere assoluto.
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Il potere esecutivo e giudiziario sarebbe spettato ai proprietari, che l'avrebbero esercitato mediante una gerarchia di funzionari, Palatino, cancelliere, giudice supremo, connestabile, ammiraglio, tesoriere, gran maggiordomo, ciambellano, coadiuvati ciascuno dalla loro corte scelta tra i langravi, i cacicchi, i popolani liberi: proprietari o loro deputati, funzionari e rispettive corti doveano costituire il Gran consiglio. Il potere legislativo sarebbe affidato ad un parlamento composto di quattro stati, dei proprietari o loro deputati, dei langravi, dei cacicchi, dei comuni o rappresentanza di liberi possidenti per i quali occorreva un possesso di 50 iugeri per l'elettorato e di 500 per l'eleggibilit: per maggior garanzia per le proposte di legge doveano partire dal Gran consiglio, ogni stato poteva opporvi il suo veto nel caso di incostituzionalit, ed infine i proprietari si riservavano il diritto di rigettare gli atti del Parlamento!
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Tutte le chiese venivano tollerate in questa costituzione col patto per che riconoscessero l'esistenza di Dio, l'obbligo del servizio divino, la necessit del giuramento, e che nelle loro adunanze non si attaccasse il governo e l'ordine costituito: una sola religione vera ed ortodossa veniva riconosciuta, l'anglicana, proclamata contrariamente al desiderio del Locke religione nazionale nella Carolina. Interesse dei proprietari, desiderio di fondare un governo di pieno aggradimento della corona, timore d'una potente democrazia erano i moventi di questa costituzione modello, per la quale tutto doveva cristallizzarsi, tutto venire minutamente regolato, non solo la stampa sottomessa alla sorveglianza d'una corte aristocratica ma perfino i gusti delle donne e dei fanciulli, che cadevano sotto il controllo d'una corte speciale, cui spettava tra le altre conoscere "delle cerimonie e delle genealogie, dei divertimenti e delle mode"!
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CAROLINA SETTENTRIONALE.
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Mentre politica e filosofia stendevano sulla carta dei piani mirabolanti di legislazione grettamente aristocratica, farneticando di palatini e langravi, di baroni e feudatari, di ammiragli e corti araldiche da introdurre fra povere capanne disperse nel deserto e pei boschi della Carolina; gli abitanti della parte settentrionale di questa, porgendo ascolto soltanto alla voce della natura, ispirandosi semplicemente ai loro bisogni ed alle loro condizioni reali, si davano un ordinamento certo meno smagliante ma senza confronto pi sapiente: un governatore di piena fiducia, un consiglio di dodici membri, di cui sei eletti dai proprietari e sei dall'assemblea, un'assemblea composta del governatore, del consiglio e di dodici delegati dei liberi possidenti, ecco il governo semplicissimo, ma rispondente al suo fine, di Albemarle, il primo nucleo della futura Carolina del Nord. Le leggi emanate da questo governo locale convenivano in tutto e per tutto alla rozza societ agricola del paese, lasciavano ad essa piena libert di coscienza, accordavano piena garanzia contro ogni tassa non votata dalla legislatura coloniale, ne assicuravano lo svolgimento colla legge sui debiti, per cui nessuno poteva durante cinque anni venir perseguitato per debiti contratti fuori della colonia, colla parificazione del matrimonio ad un puro e semplice contratto civile davanti ad un magistrato e a due testimoni, coll'esenzione da ogni imposta per un anno ai nuovi coloni, cui dopo due anni di residenza si assegnavano terre in propriet.
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Queste leggi corrispondenti ai bisogni del paese venivano confermate nel 1670, ratificate di nuovo nel 1715 e restavano in vigore per pi d'un mezzo secolo nella parte settentrionale della Carolina; mentre la legislazione del Locke rimaneva lettera morta, nonostante i tentativi ripetuti di applicazione, che a nulla riuscivano se non a produrre malcontento ed anarchia nel paese, tratto tratto veniva modificata tra l'indifferenza generale, e nel 1698 terminava coll'esser abolita quasi tutta anche formalmente, riducendosi il potere dei proprietari alla scelta del governatore. La realt aveva, come sempre, trionfato sui piani chimerici di assetti sociali: le condizioni territoriali da una parte, dall'altra l'amore innato pel selfgovernment, pi ancora l'olimpico disprezzo per ogni autorit esteriore in uomini quivi riparati in cerca di fortuna, l'avevano vinta sui sogni dei dottrinari.
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Se v'era infatti paese nord-americano, dove tutto favorisse la pi sconfinata indipendenza, questo era appunto la parte settentrionale della Carolina. Cattivi i porti e pressoch impossibile quindi ogni sviluppo commerciale, impraticabili le foreste, ghiaioso e sterile il suolo, occupato inoltre per tratti vastissimi da paludi: la popolazione era composta di emigranti riottosi ad ogni freno, spesso violenti, energici sempre, i quali, incoraggiati dalla legislazione della colonia, capitavano l da ogni parte, dalla Virginia come dalla Nuova Inghilterra, dalle Barbados come dall'Europa: erano avventurieri, che cercavano vita e libert, erano quackeri o "rinnegati" che sfuggivano la persecuzione religiosa.
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Il taglio dei boschi, la caccia all'orso ed al castoro, la preparazione della pece e della trementina, le frotte di maiali che inselvatichiti andavano errando, offrivano loro di che vivere: abitavano dispersi per la foresta, senza altro guardiano che un cane vegliante intorno al solitario asilo, senz'altra compagnia che la moglie, i figli, qualche schiavo negro, senz'altri spettacoli che quelli della natura, senz'altro godimento che quello dell'eterna primavera e della pi sconfinata libert. Non citt, non villaggi, non ponti, non scuole, non chiese, non industrie; unica strada fra i boschi le tacche incise sugli alberi a guidare il cammino: prima del 1703 non vi fu nella colonia alcun stabile ministro del culto, non alcuna chiesa prima del 1705, non una stamperia prima del 1754!
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In siffatto paese l'azione del governo si trova naturalmente paralizzata dallo spirito d'indipendenza degli abitanti, che si fa ogni giorno pi selvaggio: il dominio dei proprietors si riduce ad un'ombra, ed il malaugurato governatore, che si azzarda di far riconoscere tale potere, od intende di far sentire la propria autorit, od impone tasse gravose od altro, vede il popolo ribellarsi, come nel 1678, nel 1688, nel 1711, e ristabilire la sua selvaggia libert: dal punto di vista politico questa rozza societ viveva allo stato pu dirsi di natura ancora un mezzo secolo dopo la fondazione della colonia, senza curarsi minimamente dei poteri costituiti, senza dar nulla n a Dio n a Cesare:

"De tributo Csaris nemo cogitabat
Omnes erant Csarea nemo censum dabat".

Se un'Arcadia "di bricconi e di ribelli", come pretendevano i realisti, la Carolina settentrionale era pure il paradiso dei quackeri, e ci basta a chiarirci come un soffio d'umanit non cessasse d'alitare in questa societ primitiva, la quale pi che un'accozzaglia di delinquenti era una raccolta di uomini sciolti da ogni legame politico e religioso: alla rivoluzione essi non erano trascinati da vendetta o da odio, ma da geloso furore di quella libert, che volevano intera, come senza garanzie cos senza inquietitudini. Solo la schiavit dei negri, che qui del resto non prendeva nei primi tempi molto sviluppo date le condizioni economiche del paese, faceva un doloroso contrasto con quella sconfinata libert, di cui i coloni bianchi volevano fruire.
Nel 1729 anche l'ombra del governo dei proprietors svaniva, ed il paese diventava una colonia della corona col nome di Carolina settentrionale, colonia che nel 1754 annoverava gi un 90.000 abitanti, di cui un 20.000 schiavi negri, limitati di preferenza alle parti del paese pi favorevoli alle colture tropicali.
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CAROLINA MERIDIONALE.
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Diverso affatto sin dagli inizi fu invece lo svolgimento della parte meridionale della Carolina, del paese di cui gli emigranti del capo Fear avevano iniziato la colonizzazione, qualche anno innanzi che questa fosse oggetto dei profondi studi del Locke. 1 primi coloni mandati dai proprietors della Carolina, quando le sorti dello stabilimento precedente volgevano gi a rovina, vi arrivarono su tre bastimenti nel 1670 ed, esplorati i luoghi dove gi gli Ugonotti un secolo prima avevano inciso i gigli di Francia, prendevano lor stanza presso il fiume Ashley in un punto che sembrava "favorevole alla coltivazione ed alla pastura", su una costa che le epidemie e le guerre di trib contro trib avevano pressoch spopolata di indigeni. Prima di congedarli pel nuovo mondo, i proprietari li avevano muniti d'una copia imperfetta delle costituzioni fondamentali, non ancora ultimate; ma fino dal primo sbarco riusciva evidente qui pure, come nella Carolina settentrionale, l'impossibilit di "dar esecuzione al grande modello". Si tenne dagli emigranti una convenzione parlamentare, e ne usc un governo rappresentativo, di cui costituivano gli elementi semplicissimi un governatore, un Gran consiglio formato da cinque membri nominati dai proprietors c da altri cinque eletti dai coloni ed avente diritto di veto sugli atti del potere esecutivo, una legislatura costituita dal governatore, dal consiglio e da venti delegati scelti dal popolo.
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L'anno dopo veniva inviata nella colonia una copia completa delle costituzioni-modello, accompagnata da tutto un assortimento di regole e d'istruzioni; ma, se il consiglio aristocratico riconosceva la loro validit, i rappresentanti del popolo vi si opposero risolutamente. Cos la nuova colonia racchiudeva gi in sul nascere elementi di divisione politica: in essa si troveranno di fronte due partiti, quello del popolo e quello dei proprietari, lotta pro e contro la libert cui i dissensi religiosi imprimevano maggior accanimento, schierandosi i partigiani della chiesa anglicana sempre in minoranza dal lato dei proprietari, facendo i dissidenti di tutte le categorie causa comune col partito popolare. La gran maggioranza degli abitanti intender di darsi le istituzioni, che ad essa pi convengono; i lords proprietari, troppo deboli per affermare il loro potere, saranno abbastanza forti per intralciare ed ostacolare mediante il loro partito, costituente una vera oligarchia, ed i governatori da essi eletti il selfgovernment dei coloni; donde l'anarchia che di tratto in tratto funesta il paese.
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 su questa trama, che si intesse infatti per un mezzo secolo l'agitata vita politica della Carolina meridionale, in cui le frequenti rivoluzioni contro i proprietari ed i loro rappresentanti, famosa quella del 1681 contro il Colleton, attestano il fervore d'indipendenza, il desiderio di selfgovernment degli abitanti. Ed intanto la colonia va rapidamente sviluppandosi, mentre la capitale Charleston estende larghe e regolari le sue strade, mentre nuovi elementi etnici vengono a fondersi nella sua popolazione: sono emigranti dei Nuovi Paesi Bassi, che sperano di far fortuna impiegando le loro braccia ed i loro capitali in terre di fertilit leggendaria; sono europei, che vengono a tentarvi le culture pi ricche del Mediterraneo; sono sovratutto perseguitati per motivi di coscienza, che trovano in essa un rifugio altrettanto sicuro ma molto pi ridente e grato della Carolina settentrionale, dissidenti inglesi del Sommersetshire, cattolici irlandesi, presbiteriani scozzesi avanzi della cospirazione di Monmouth, ugonotti francesi infine sbattuti dalla raffica della reazione religiosa dopo la revoca dell'editto di Nantes, uomini onesti, laboriosi, intraprendenti che possedevano tutte le virt dei puritani inglesi senza averne il fanatismo. La Carolina meridionale ci presenta cos un aumento di popolazione ben pi rapido della settentrionale: ne  causa fondamentale la ricchezza del suolo, il proficuo sfruttamento di esso col lavoro di schiavi negri.
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Coeva delle prime piantagioni, giacch gli emigranti delle Barbados avevano portato seco i loro schiavi, la schiavit negra aveva trovato qui il terreno pi adatto a svilupparsi. Nel Maryland e nella Virginia, favorevolissime pel loro clima al lavoratore bianco, prevalse a lungo la servit dei bianchi, e la classe dei lavoratori bianchi non venne mai a sparire; nella Carolina settentrionale il suolo era troppo ingrato per imporre d'un colpo coi suoi prodotti il lavoro dei negri; della meridionale invece e clima e suolo fecero sin dall'origine uno stato piantatore sulla base della schiavit. I coloni s'accorgevano subito che il clima non solo conveniva agli Africani assai meglio di quello delle colonie pi settentrionali, ma era pei bianchi ingrato nei lavori faticosi dei campi. N basta. La fertilit del suolo, il caldo clima avevano fatto vedere nella Carolina meridionale il paese pi adatto alle colture del mezzogiorno d'Europa; ed emigranti olandesi, e proprietari, e lo stesso Carlo Secondo in un momento di tenerezza, si affannavano nei primi anni di essa ad introdurvi la coltura dell'olivo, della vite, degli agrumi, la coltivazione del gelso e l'allevamento del baco da seta. Altri prodotti pi facili e pi proficui, pi adatti sopratutto a quel suolo avevano soffocato per quei tentativi e con la loro completa riuscita preparato un avvenire agricolo e sociale affatto diverso al paese, il cotone e pi ancora il riso, considerato quest'ultimo il migliore del mondo e coltivato in cos vasta scala, che gi nel 1691 la legislatura metteva a premio la scoperta di nuovi processi per mondarlo.
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La coltivazione di essi, possibile solo coi negri sotto quel clima cos caldo, in quelle paludi cos micidiali, dava alla schiavit uno sviluppo quale non s'era veduto fino allora che nelle Indie occidentali: "acquistare schiavi negri, senza i quali un piantatore non pu mai fare gran cosa" divenne da allora in poi la grande preoccupazione degli emigrati; e la tratta dei negri, esercitata in quel tempo sulla pi vasta scala da mercanti europei ed americani, da commercianti olandesi di New York e da schiavisti puritani di Boston, ne forn in tanta copia al paese che nel 1754 essi erano circa 40.000 di fronte ad altrettanti bianchi, proporzione la quale salir in seguito a 22 schiavi contro 12 liberi, nonostante la distruzione dei negri operata dal clima e dal lavoro! E con tutto ci il prodotto era pur sempre inferiore alla richiesta d'un mercato ogni giorno pi vasto; cosicch, non bastando i negri all'avidit dei coloni, che con febbre crescente allargavano le colture sul vergine suolo, anche gli indigeni, com'era avvenuto nei possessi spagnoli, furono sottoposti alla schiavit.
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Da ci nuove ragioni di ostilit da parte degli Indiani spogliati del loro suolo e lotte fierissime tra bianchi e Pelli Rosse, i quali trovavano non di raro un ausiglio potente in quegli Spagnuoli, che pretendevano essi pure al possesso del paese. Malcontenti dello sviluppo della Carolina, adirati che in Charleston trovassero rifugio i pirati dei loro possessi, gli Spagnuoli gi nel 1686 armavano da S. Agostino una spedizione che saccheggiava e distruggeva lo stabilimento scozzese di Edisto: nei primi anni del secolo seguente i Caroliniani prendevano la rivincita saccheggiando Sant'Agostino, donde pi tardi un nuovo attacco spagnuolo contro la stessa Charleston, andato per a vuoto.
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In queste lotte la Carolina doveva difendersi da s, ch i "proprietors" non solo mancavano di forza sufficiente a salvaguardarla, ma bene spesso le impedivano per fini politici o personali di condurre con troppo vigore la lotta; donde il dilagare del malcontento nei coloni, insofferenti della supremazia ed irritati della politica finanziaria per loro gravosa di quei "proprietors", che "non davano alcun aiuto nel momento del bisogno e si ricordavano d'aver solo dei diritti, ma per nessun dovere", malcontento della colonia, cui faceva eco, spalleggiandola, il Parlamento inglese avido di estendere anche sopra di essa il suo dominio. Nel 1719 una generale per quanto pacifica insurrezione poneva fine al sistema dei proprietari, ed il governatore della Virginia prendeva le redini del governo in nome della corona inglese: dieci anni dopo i "proprietors" rinunciavano dietro compenso di 17.500 sterline ad ogni loro diritto. Il paese costituiva cos una nuova colonia autonoma, col nome di Carolina del Sud, una colonia che meglio ancora della Virginia era destinata ad offrire il vero tipo d'una societ a schiavi. Mentre infatti nella Virginia i piantatori sono costretti a far istruire i loro figli all'estero, in un ambiente cio diverso e sotto l'impulso quindi di altre idee, quelli della Carolina trovano in Charleston, dove passano una parte dell'anno, la vera capitale del loro mondo ristretto, la citt dove possono con tutta sicurezza educare alle idee schiaviste i propri figli. Nella Carolina meridionale si vedeva cos la schiavit divenire la pietra angolare del sistema sociale, il fattore capitale della sua storia.
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4. GEORGIA.
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L'esperimento politico del Locke era svanito come bolla di sapone prima ancora d'esser iniziato, ma non per questo l'America cessava d'esser il campo di nuovi esperimenti sociali, destinati essi pure a naufragare contro gli scogli di quella realt, che non si svolge sulla trama segnata dalla mente individuale ma su quella preparata dai precedenti storici e geografici.
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Quando anche l'ultima ombra di dominio spariva pei proprietari della Carolina, gi si pensava nell'Inghilterra di tentare nell'estrema zona meridionale di essa un "santo esperimento". Lo concepiva un ardito e tenace generale inglese, Giacomo Oglethorpe, nel quale il mestiere dell'armi non aveva soffocato i sensi pi generosi del cuore, l'amore sentito per l'umanit sofferente. La ferocia della legislazione dell'epoca, di quella in ispecie contro i debitori insolventi, di cui ben 4000 all'anno venivano condannati al lento martirio di crudo carcere, non pochi per non uscirne mai pi, aveva richiamato l'attenzione del generoso filantropo, il quale cercando i rimedi di tanto male, ideava un salvataggio per questi infelici nella creazione d'una colonia, di cui facevasi apostolo caldissimo presso il parlamento, presso la corte, presso il pubblico. La sua propaganda aveva luogo in un'epoca in cui l'Inghilterra mirava ad estendere i suoi possessi, proprio negli anni che lo stabilimento di nuove piantagioni al sud della Carolina meridionale diventava oggetto di ripetuti progetti, cui solo il timore degli Spagnuoli pretendenti a quel paese impediva di dare pratica attuazione; cosicch non riusc difficile all'influente uomo politico di ottenere da Giorgio Secondo nel 1732 una patente, che gli accordava per 21 anni il paese compreso tra i fiumi Savannah ed Alatamaha, fra l'Atlantico ed il Pacifico, per tentare il suo "santo esperimento" di colonizzazione in quel disputato territorio. la definizione di "deposito fiduciario pei poveri" ed il sigillo portante un gruppo di bachi da seta col motto "non sibi sed aliis" indicano che doveva essere materialmente e moralmente nell'animo del suo fondatore la futura colonia, la quale veniva aperta a tutti, anche agli ebrei, meno che ai papisti, col nome di Georgia Augusta in onore del re.
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Salpato l'anno stesso con 120 emigranti alla volta d'America, l'Oglethorpe drizzava la sua tenda all'ombra di quattro pini sulla riva collinosa del fiume Savannah, l dove sorge la citt omonima. La fama l'aveva preceduto in quelle solitudini ed al "bianco grande e buono" si presentava un capo indiano, offrendogli una pelle di bufalo, sul cui interno erano dipinte rozzamente la testa e le penne d'un'aquila: "le penne dell'aquila, diceva l'indiano, sono morbide e significano amore; la pelle del bufalo  calda ed  il simbolo della protezione. Quindi ama e proteggi le nostre famiglie". Ed il saggio accoglieva con amore quei poveri diseredati della natura, pagava loro il territorio da occupare e rimaneva tutta la vita l'amico fedele della razza conculcata; mentre gl'infelici ed i perseguitati della razza conculcatrice venivano essi pure a cercare un rifugio nella sua colonia. Erano sopratutto fratelli moravi, che perseguitati ferocemente nell'Austria fondavano nel 1734 in Ebenezer nella Georgia un florido stabilimento, dato alla frutticultura, alla produzione dell'indaco, e con successo ancor maggiore all'allevamento dei bachi da seta, che rimase fiorente in Georgia fino alla Rivoluzione. N meno prosperi furono gli stabilimenti fondati nel paese da Higlanders scozzesi e dati allo stesso genere di colture.
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L'istruzione, trascurata o non voluta addirittura nelle altre colonie meridionali, era qui in pregio, cospirando con le intenzioni dell'Oglethorpe, colla coltura intensiva del suolo e coll'origine dei coloni alla riuscita del "santo esperimento". Minacciavano,  vero, di farlo abortire gli Spagnuoli della Florida, i quali durante la guerra anglo-ispana attaccavano la nascente colonia, ma senza alcun risultato; ch, se l'Oglethorpe doveva rinunciare nel 1740 al tentato assalto di S. Agostino, gli Spagnuoli invasori dovevano essi pure ritirarsi dopo avere impinguato di loro cadaveri le zolle della Georgia. Ben diverso era il nemico, che dovea qui pure annientare in brevi decenni l'opera dell'Oglethorpe, un nemico impersonale e perci invincibile: nel 1736 alcuni cittadini di Savannah avevano fatto una petizione per l'introduzione di schiavi negri, ma la proposta aveva naufragato contro la tenacia dell'Oglethorpe, il quale, coerente ai princip della sua filantropia ignara di ogni distinzione di razza, dichiarava che "se gli schiavi vi fossero stati introdotti, egli non si sarebbe pi occupato della colonia".
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Partito per l'Oglethorpe nel 1743 alla volta dell'Europa per non ritornare mai pi nella sua colonia, la schiavit dei negri non tardava ad introdursi nella Georgia insieme coi figli dei piantatori della Carolina e della Virginia: latifondo e schiavit soppiantavano in breve quella coltura intensiva, su cui riposava il trionfo della filantropia del fondatore, e coi prodotti della vicina Carolina s'iniziava anche nella Georgia un tipo di societ da quella non dissimile, una societ in cui sulla base infame della schiavit aumentava rapidamente la popolazione e la ricchezza: da 3000 anime, ch tante ne contava al 1755, la Georgia salir nel 1783 a ben 80.000! E come nella forma sociale cos in quella politica la Georgia terminava coll'uguagliare la Carolina, ch i "fiduciari" investiti di essa insieme con l'Oglethorpe, divenuti impopolari per la loro legislazione vessatoria, terminavano col rinunciare alla carta; e la Georgia si trasformava cos in colonia regia.
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5. LA SOCIET MERIDIONALE: SUOI ELEMENTI E SUA COESIONE.
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Dalle frontiere settentrionali del Maryland a quelle meridionali della Georgia noi vediamo dunque, nonostante la diversit d'origine, d'abitanti, di tradizioni, costituirsi sotto l'influsso degli stessi fattori economici una societ, che offre tratti comuni, che presenta una grande conformit di vita, una perfetta omogeneit d'interessi e di tendenze. La schiavit  il cemento che unifica socialmente queste colonie, lo stampo comune in cui si plasma la loro vita. Introdotta senza distinzione in tutte quante le colonie, nel settentrione e nel centro come nel mezzogiorno, qui sola essa trova quel complesso di condizioni, che ne fanno la forma di lavoro predominante dapprima, esclusiva in seguito, elaborando una societ in cui i rapporti economici, politici, intellettuali e morali si fondano su di essa. Nelle altre parti del paese invece, per quanto largamente rappresentata, la schiavit rimane sempre una forma di lavoro sussidiaria, tale cio da non impedire lo sviluppo del lavoro libero con tutte le sue conseguenze economiche e sociali.
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Laddove infatti nelle colonie settentrionali e centrali i prodotti pi adatti al suolo ed al clima sono i cereali, nelle meridionali sono il tabacco, il riso, lo zucchero, il cotone, tutti prodotti cio, la cui cultura a differenza dei primi richiede come condizione essenziale associazione ed organizzazione di lavoro su vasta scala, unitamente a concentrazione di lavoratori su un piccolo spazio di terreno, ed  possibile solo dove abbonda un suolo fertile e nella pratica illimitato. Questo secondo requisito non mancava certo nel Sud: al primo, alla grande richiesta cio di braccia, si cercava di soddisfare in sulle prime con la servit dei bianchi. Malfattori, che commutavano la galera inglese col lavoro obbligatorio della piantagione americana, debitori insolventi, emigranti che doveano pagare col proprio lavoro le spese del viaggio, servi per contratto legale, prigionieri di guerra scozzesi ed irlandesi, avanzi della ribellione scozzese del 1666, della cospirazione di Monmouth del 1685, dell'insurrezione giacobina del 1715, malviventi reclutati nella madrepatria in una specie di razzie amministrative, costituivano l'elemento servile, a fornire il quale non pensava solamente il governo inglese ma era sorto un vero commercio regolare di carne umana, che, per quanto si macchiasse di furti di ragazzi rubati alle case, alle officine ed ai campi, procurava pur sempre buoni guadagni ai negozianti di Bristol. Questa stessa immigrazione servile non offriva per braccia sufficienti ai piantatori per allargare successivamente le culture in modo adeguato alla richiesta di prodotti ogni giorno maggiore. Al poco abbondante mercato bianco si sostituiva cos quello negro: l'Africa era un serbatoio inesauribile di lavoratori, che avevano su quelli europei il vantaggio di poter essere tenuti a vita, di esser pi adatti alle fatiche nelle calde pianure della Virginia e pi ancora fra i miasmi delle paludi caroliniane coltivate a riso, di costare assai meno pel mantenimento, di riuscire infine un perfetto automa incapace di ribellione, uno strumento agricolo e nulla pi. Esisteva,  vero, il danno economico d'un lavoro meno intelligente e meno produttivo per esser dato di mala voglia, ma la terra era cos fertile e cos vasta che il danno riusciva insensibile di fronte ai grandi vantaggi. Il vantaggio individuale dei coloni collima per di pi con quello nazionale della madrepatria, che, ingaggiatasi nell'infame commercio dei negri sin dai tempi di Elisabetta, nei sec. 17 e 18 vi si slanciava a capofitto tanto da riportarne il primato su tutte le nazioni. Nel 1662 si fondava la "regia compagnia africana" alla cui testa stava il duca di York, ed in cui era impegnato lo stesso re; il libro degli statuti inglesi del 1695 dichiarava esser la tratta, secondo l'opinione del re e del Parlamento "altamente benefica e vantaggiosa al reame ed alle colonie"; nel 1698 e nel 1711 delle commissioni dei Comuni peroravano la libert della tratta, dichiarando "doversi provvedere di negri le piantagioni ad un prezzo ragionevole"; la regina Anna raccomandava ai governatori americani "di prestar il debito incoraggiamento ai mercatanti di schiavi ed in particolare alla regia Compagnia Africana"; nel 1739, abolito ogni monopolio in tale ramo di commercio, la tratta si lasciava libera a tutti i sudditi inglesi e le colonie americane, inglesi e spagnole, venivano talmente inondate di schiavi che nel solo anno 1771 i cento e pi negrieri della sola Liverpool scaricavano nel Nuovo Mondo ben 28.600 schiavi negri!! Mercanti di schiavi, armatori, capitani marittimi, marinai, agenti speciali sulle coste d'Africa e d'America, banchieri e cos via, tutti trovavano lavoro e lucro in questo infame commercio, pel quale militavano s potenti interessi, che non fa meraviglia se nel secolo 18 si os affermare, e non una volta, nel parlamento inglese che la tratta era una faccenda decisamente "nazionale".
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Vantaggio economico immediato da parte del piantatore, eccitamento da parte della madrepatria spiegano quindi come la schiavit dovesse svilupparsi tanto rapidamente, da diventare in breve la forma di lavoro esclusiva dovunque le condizioni territoriali lo permettessero. Legata infatti alla madre terra non meno di quello che lo fosse il lavoro libero nel Nord, essa  propria della pianura costiera e dei terreni paludosi del Sud, andando le sue sorti di pari passo con quelle del tabacco, dello zucchero, del riso, del cotone; laddove essa s'arresta anche nel Sud davanti alle alture della Virginia, della Nuova Carolina, della stessa Sud Carolina e della Georgia, nelle quali pu mantenersi nell'et coloniale come in seguito la piccola agricoltura esercitata esclusivamente o quasi da bianchi.  questa per l'eccezione, che non altera per nulla nelle linee generali la vita del paese, dove il latifondo coltivato a schiavi costituisce la pietra angolare di tutto il sistema sociale.
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Alla base di questo sta la casta degradata ed oppressa degli schiavi, cui  patria d'origine l'Africa tenebrosa, dove vanno a comperarli lungo la costa per un raggio di circa 40 gradi, dal capo Bianco al capo Negro, nella Senegambia, Sierra Leone, Liberia, Alta e Bassa Guinea, gli infami mercanti di carne umana. Centinaia e centinaia di trib, appartenenti nella grande maggioranza al tipo negro, il meno sviluppato socialmente ed intellettualmente delle razze africane, ma diverse fra loro per lingua usi e costumi, costituivano la grande riserva della schiavit coloniale: il loro stato sociale passava per tutte le pi insensibili sfumature da una semibarbarie, ad una vita puramente vegetativa; l'assolutismo pi feroce, il feticismo, i sacrifici umani, la poligamia, spesso il cannibalismo erano e sono tutt'oggi il retaggio di tali trib, non uscite ancora per la massima parte da quella fase, che il Letourneau chiamerebbe della "morale bestiale".
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Condotti al mare dopo una marcia spesso penosissima e di lunga durata, i poveri schiavi venivano stipati nella stiva d'un negriero ed ivi senz'aria, senza luce privi di cibo e d'acqua sufficiente, esposti ai tormenti ineffabili del tragitto transoceanico; al minimo cenno di ribellione si massacravano senza piet, spesso in caso di burrasca si gettavano ai pescicani per alleggerire il vascello.
Per quanto aspra fosse la condizione dei negri durante la cattura ed il tragitto transoceanico, la sorte, che li attendeva nelle colonie meridionali, era forse peggiore. Quivi il negro diventava oggetto della legge, anzich soggetto, cessava di esser persona e diventava cosa. Come cosa egli non poteva posseder nulla in proprio: il padrone poteva o no rispettare il peculio dello schiavo, il quale non riceveva alcuna sanzione nel giure coloniale, dove mancano quelle minute disposizioni sul peculium che si riscontrano invece nel giure romano; cos lo schiavo non poteva impegnarsi per una somma, sia pure inferiore al suo peculio, senza il consenso del padrone, n poteva col suo peculio emanciparsi. Gli oggetti, atti a facilitare la fuga o la ribellione degli schiavi, come cavalli, bestiame, barche, veicoli, armi etc., venivano rigorosamente esclusi per legge dal peculio, il quale consisteva d'ordinario nel piccolo pezzo di terra assegnato allo schiavo, perch vi conducesse a proprio vantaggio la coltivazione che pi gli piaceva. Ci nelle piccole piantagioni costituiva un vantaggio pel padrone, giacch lo schiavo ricavava talora dal suo peculio gran parte dei mezzi di sussistenza: dove invece i viveri erano a buon mercato o la piantagione ne provvedeva in abbondanza pel consumo di tutti gli schiavi, il padrone trovava pi conveniente negare allo schiavo anche questo pezzo di terra, per sfruttare cos a proprio vantaggio esclusivo tutta la sua forza di lavoro. Quanto al trattamento dello schiavo nelle piantagioni del Sud troviamo orrori e miserie senza nome: dall'alba al tramonto un lavoro faticoso, che dura le 16 e perfino le 18 ore, sotto la sferza del sole e lo scudiscio del sorvegliante, un alimento ed un vestito appena sufficienti alla vita, una lurida capanna di assi mal connesse fra loro, ecco in breve la vita fisica dello schiavo, vita per che non ha raggiunto ancora quel maximum d'orrore, che raggiunger coll'aprirsi dell'era cotonifera.
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N migliore  la condizione morale dello schiavo: come cosa anzich persona egli non ha alcun diritto riconosciuto dalla legge, neppure quello del matrimonio; i suoi rapporti famigliari sono ridotti ad una crudele ironia, la sua famiglia minacciata continuamente di separazione. Condannato dalla nascita all'ultimo grado dell'abbiezione sociale, il negro non pu rialzarsi neppure in seguito al battesimo, giacch su questo punto  avvenuto un tacito accordo fra proprietari e chiesa: molti padroni del resto sia per uno scrupolo di coscienza, sia pel timore che il cristianesimo diventi nella mente del negro avvilito un fomite di ribellione, vietano addirittura ai loro schiavi il battesimo. Lo stesso timore impedisce nella massima parte dei casi l'insegnamento religioso agli schiavi, come pure ogni forma d'istruzione, contro la quale non mancano delle leggi positive. Quando poi si concede l'insegnamento religioso, questo viene dato in una forma molto grossolana e diretto a rafforzare col suggello ecclesiastico la schiavit pi degradante per la natura umana: in una raccolta di prediche stampate nel 1749, per servire di modello a ministri della religione cristiana,  detto chiaramente che Dio ha fatto gli uomini alcuni per dominare, come i mercanti ed i piantatori, altri per lavorare e servire, e che nulla pu mutarsi della volont divina; che se i servi avessero obbedito ai padroni, avrebbero lavorato per la propria felicit in cielo, dove ognuno sarebbe diventato un libero ed agiato fannullone ed avrebbe trovato quelle ricchezze e quei piaceri, che aveva desiderato in vita; che il dovere infine degli schiavi era di lavorare durante la settimana, pregare la domenica, perch solo a questo modo sarebbero giunti alla beatitudine. (13)
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Se questa turba senza nome di negri abbrutiti costituisce la base della piramide sociale, il vertice ne  dato dai proprietari di essa, dai latifondisti, i quali possedendo le terre pi fertili e l'unico capitale del paese, gli schiavi, formano l'aristocrazia, la classe dominante anche nel campo politico. Essa sola vive nell'agiatezza o nella ricchezza, essa sola ha modo di istruirsi. Esonerata dalla necessit di impiegare l'intelligenza e l'opera nell'impresa privata pel processo automatico di produzione proprio della schiavit, la vita pubblica diventa il fine pressoch unico della sua attivit; ed in essa porta tutti quegli istinti d'orgoglio, d'ambizione, d'arbitrio, di dispotismo, che va innestandole nell'animo fra le mura domestiche il potere assoluto sullo schiavo: "ogni proprietario di schiavi, diceva il Mason,  nato tiranno". N solo la direzione politica del paese, ma quella stessa spirituale  riservata a tale classe, giacch il clero della chiesa dominante, la episcopale, si compone generalmente di piantatori. Non mossi per lo pi che dal desiderio d'impinguare le loro rendite nell'assumere il sacro ufficio, questi ministri del culto penseranno bene spesso alla caccia, al giuoco ed alla bibita pi che alla cura delle anime, mutando in tante occasioni d'orgia i matrimoni, i battesimi ed i funerali. Non mancher fra essi chi al momento della comunione grider al sacrestano "ohi Giorgio, questo pane non  buono nemmeno pei cani"; n chi si batter in duello nel cimitero attiguo alla chiesa; n chi alla festa si far portare a casa su un seggiolone, ubbriaco fradicio.
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Fra l'incudine ed il martello, fra la classe degli schiavi negri e quella dei latifondisti, sta la classe dei bianchi senza possesso, dei futuri "mean whites", la quale per quanto vittima della schiavit ha cos poca coscienza di ci da farsi la sostenitrice pi zelante di essa. L'estensione illimitata della terra fertile e l'alto prezzo dei suoi prodotti, l'inesauribilit delle braccia schiave fanno dell'agricoltura l'impiego pi proficuo e pi facile del capitale, cosicch questa per la legge psicologica del minimo sforzo bandisce dal mezzogiorno ogni forma d'attivit economica, che non sia l'agricola. In esso quindi nessuna industria, nessuna manifattura: perfino gli oggetti di legno verranno importati dal di fuori. Anche il commercio d'esportazione ed importazione non sar fatto per il vasto paese che da tre o quattro centri, da Baltimora per il Maryland e la Virginia, da Charleston per le Caroline, da Savannah per la Georgia.
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L'unica industria del paese rimane dunque l'agricoltura, ma anche da questa  esclusa la popolazione bianca senza capitali, giacch per una legge economica troppo nota il lavoro schiavo soppianta il libero, tanto pi che il lavoro manuale, retaggio dello schiavo, sembra una vergogna agli occhi del bianco povero. Questi si mette quindi ai servigi del latifondista, come soprintendente, amministratore, maestro, cliente in una parola; e quando non trova come occuparsi si d alla vita semiselvaggia, pago ai prodotti della caccia e della pesca. La schiavit infatti, mentre condanna i bianchi poveri all'inazione, offre pur loro i mezzi di vivere senza lavorare. Il carattere capitale dell'agricoltura a schiavi  invero l'esaurimento rapidissimo della terra, dovuto all'impossibilit delle rotazioni agrarie con lavoratori cos poco versatili quali gli schiavi negri. Col mancare della fertilit del terreno per il lavoro schiavo, dato l'enorme suo costo, diventa addirittura passivo, donde la necessit pel piantatore d'aver alla mano sempre nuove terre feconde da sostituire a quelle gi sfruttate, donde insieme col latifondo la presenza di lande deserte, caratteristica delle stesse regioni popolate del Sud. Queste lande appunto divengono il rifugio dei bianchi poveri disoccupati, i quali possono condurvi la loro vita errabonda: ad essi i dominatori del paese possono ricorrere per salvare i loro possessi dalle scorrerie degli Indiani, per ispegnere il minimo tentativo d'insurrezione servile.
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Da qualunque lato insomma si consideri, da quello economico come da quello politico, la piantagione si presenta come la cellula fondamentale di questa societ composta di piantatori e di schiavi. Con la sua unica abitazione centrale, col suo sbocco sul fiume in riva a cui per lo pi siede, col suo signore attorniato da schiavi e da clienti, la piantagione circondata bene spesso dal deserto  un mondo a s e basta a s stessa; le piantagioni vicine si aggruppano per gli interessi comuni nella contea, i cui affari vengono amministrati da pochi piantatori col titolo di "giudici di pace". La vita collettiva dei centri abitati, palestra di educazione politica, intellettuale e morale,  ignota pu dirsi a questo paese, dove i piantatori vivono isolati gli uni dagli altri nei loro immensi domin senz'altro commercio quotidiano che coi loro schiavi, dove mancano nonch le citt le abitazioni in vista ed a portata l'una dell'altra, dove la popolazione  tanto dispersa che vi sono parrocchiani distanti talora decine di miglia dalla loro chiesa!
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L'ignoranza estrema del popolo sarebbe, insieme con l'assenza completa di ogni attivit politica presso di esso, la conseguenza necessaria di tale stato di cose, quand'anche i latifondisti non fossero gelosi di ogni istruzione impartita alle masse. "Io ringrazio Dio, diceva nel 1671 il dispotico governatore virginiano William Berkeley, che non esista nella colonia n stampa, n scuole libere, e spero che non ne avremo da qui a cent'anni, perch la scienza ha generato l'insubordinazione, l'eresia e le sette che desolano il mondo; la stampa le ha propagate;  essa che ha divulgato cos i libelli contro il migliore dei governi. Che Dio ci preservi da tutte e due!". La stampa s'introdurr pi tardi, nonostante questo scongiuro, nella colonia; ma fino al 1776 la Virginia non avr che una sola stamperia interamente sotto la mano del governatore. Lo stesso "Collegio di Guglielmo e Maria", una specie di universit virginiana inaugurata nel 1700, non sembra che esercitasse troppa influenza intellettuale sulla colonia, a giudicare almeno da quanto scriveva uno studente nel 1730: "abbiamo qui un collegio senza oratorio e senza statuti, una biblioteca senza libri ed un preside senza autorit".
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Gli stessi figli dei proprietari minori, che non potevano recarsi all'estero n frequentare il mediocre istituto superiore della colonia, venivano educati da precettori presi bene spesso in mancanza di meglio fra gli ex-galeotti. Nel Maryland buona parte della stessa classe dirigente era analfabeta! Le due Caroline prese insieme non avevano pi di cinque scuole al cadere del periodo coloniale. In nessuna di queste colonie esisteva ancora al 1749 una bottega da libraio. Prese tutte insieme ed aggiuntavi la Georgia, avevano un numero di giornali pari a quello del solo Connecticut!
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In questa specie di vuoto intellettuale, di deserto sociale gli uomini non intendevano e seguivano pi che la voce dei loro istinti. L'isolamento, la mancanza di lumi, il potere arbitrario sugli schiavi, la lotta cogli Indiani alle frontiere, sviluppavano in essi una specie d'individualismo violento e feroce, che produceva come regola dei semibarbari, allo stato d'eccezione degli uomini superiori, nati per comandare, penetrati d'una specie di coscienza ingenita del loro diritto ad esser presi per capi: da questi usciranno e Washington e Jefferson e Monroe e Madison, tutti uomini che non dovranno la loro superiorit politica ai pochi o punto studi fatti, ma a quella fecondissima scuola dell'azione, in cui tutta quanta pu dirsi si riduceva la societ del loro paese. Senz'averne le attrattive cavalleresche, la societ meridionale aveva cos i tratti caratteristici di quella feudale del Medio evo: la servit della gleba, la facile ospitalit, il lusso ostentato, le lunghe giornate d'ozio rotte sole da duelli, da risse brutali, da giuochi, da combattimenti di galli, da caccie alla selvaggina od agl'indiani, ricordavano i costumi dell'Europa feudale; mentre l'allegria sensuale, la franca mondanit, la nota satirica, la grazia signorile alternata con la ruvidezza scherzosa davano alla letteratura spontanea del Maryland e della Virginia una lontana analogia con l'arte del menestrello non solo ma anche con quella pi raffinata del trovatore occitanico.
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Mentre cos nella Nuova Inghilterra sulla base della piccola propriet lavoratrice e del township si sviluppa una societ eminentemente progressiva, attivamente politica, veracemente democratica ed egalitaria; nelle colonie meridionali sulla base del latifondo coltivato a schiavi negri si sviluppa una societ stazionaria, in cui l'agricoltura soltanto viene esercitata, in cui le classi sociali terminano col ridursi in sostanza a due sole, padroni e schiavi, caste pi che classi per l'abisso che le separa, in cui la dispersione degli abitanti impedisce ogni istruzione, ogni progresso del viver civile, in cui il carattere e l'ignoranza della classe lavoratrice impedisce ogni perfezionamento tecnico, in cui sopratutto l'originaria uguaglianza politica dei bianchi viene necessariamente distrutta dalla prevalenza economica, intellettuale, sociale in una parola del latifondista sui bianchi nullatenenti. Ecco perch il principio democratico, comune agli inizii ad ambedue i paesi, intristisce e muore nel secondo cedendo il campo a quello aristocratico, che si svolge in una aristocrazia fondiaria.
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In questa la forza politica, la grande coesione della societ meridionale: l'organizzazione strettamente gerarchica  per essa quello che la disciplina ecclesiastica per la societ della Nuova Inghilterra, la forza che, irregimentandoli, tiene avvinti insieme gli individui in un paese, dove tutto tenderebbe a dissociarli, l'unica forza centripeta, che si opponga vittoriosamente alle mille altre centrifughe di questa societ.  questa coesione mirabile, che nella mancanza d'ogni altro ascendente intellettuale e morale far pesar tanto nella bilancia politica della futura nazione l'aristocrazia fondiaria del Sud.
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CAPITOLO 4.  La societ commerciale del centro.
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1. LA NUOVA OLANDA E NEW YORK.
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Mentre la Nuova Inghilterra ed il mezzogiorno sotto l'azione di fattori conformi vengono a costituire due societ omogenee, viventi della stessa vita e pervase dalle stesse idee, nonostante la divisione politica delle loro singole colonie, manca al centro dei futuri Stati Uniti quell'uniformit di origini, quella identit di vita economica, che ne faccia un tutto omogeneo nel campo sociale per quanto diviso in quello politico. L'elemento anglosassone termina qui pure col prevalere su quello olandese e svedese, cui si riconnette la prima colonizzazione della contrada, ma rimangono le caratteristiche sociali ed intellettuali, che diversit di origini hanno creato e attivit economiche diverse sviluppato.
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Come la colonizzazione neoinglese si riattacca alla storia della Riforma inglese, cos quella, per cui i Paesi Bassi si dividono coll'Inghilterra la gloria d'aver fondato i primi stabilimenti dei futuri Stati Uniti, si riattacca in ultima analisi alla storia della Riforma olandese, dalla quale procede in via diretta il grande movimento d'espansione neerlandese.
Determinata dalle usurpazioni degli Absburgo di Spagna, i quali avevano tentato di abbattere le antiche libert degli Stati fiamminghi, le vecchie franchigie municipali del paese, la rivoluzione olandese si era mutata ben presto di fronte all'assolutismo ed al fanatismo di Filippo Secondo da una lotta in difesa di privilegi e consuetudini feudali in una lotta per la religione e l'indipendenza.
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Il mare, fonte prima di vita economica pel paese, era stato il grande alleato degli Olandesi nella loro crociata nazionale contro la Spagna: sul mare s'erano dati convegno i patriotti, sul mare avevano combattuto e vinto i nemici della religione e della libert. Natura del paese, tradizioni economiche ed origini politiche portavano cos lo stato nascente ad essere una repubblica commerciale per eccellenza; e nella prima moneta di essa infatti si scolpiva come emblema un vascello lottante coi flutti, senza vele n alberi. L'istinto marinaresco innato nell'Olandese per le condizioni del paese riceveva nuovo impulso ad operare da quell'energia nuova infusa in esso dalla lotta per la vita contro la Spagna; e questa guerra santa in difesa della libert era divenuta una fonte insperata di sviluppo economico, una garanzia di non mai veduta prosperit. Il popolo, che prima dell'insurrezione non possedeva quasi di che riparare le sue dighe contro l'imperversar dell'Oceano, si trovava in grado ben presto di armare flotte sopra flotte, di riunire gli emisferi col suo commercio. La bandiera della neonata repubblica sventolava ormai su tutti i mari, dalla punta meridionale dell'Africa al circolo polare artico: i vascelli olandesi sorpassavano in numero, secondo il Raleigh, quelli dell'Inghilterra e di dieci altri reami; Amsterdam, deposito dei prodotti d'Europa e del Levante, soppiantava Lisbona ed Anversa, divenendo il centro del commercio europeo anzi mondiale; mentre l'industria, quella tessile specialmente, riceveva pur essa nuovo impulso da tanto rigoglio di vita economica.
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Sicuri ormai all'interno, floridi i commerci, ripiene le casse dello stato, gli Olandesi passano dalla difesa all'offesa, attaccando la Spagna nelle sue colonie, ruinandone o minandone i commerci in tutti i mari del mondo. Doveva l'America soltanto rimanere indisputata alla corona spagnuola, mentre abbondavano in Olanda i marinai ed i capitali stagnavano? Non pi la semplice spogliazione del commercio spagnuolo, n l'India stessa; ma l'America coi suoi tesori minerali e vegetali, coi suoi enormi territori maldifesi dalle rare cittadelle spagnuole poteva fornire all'intrapresa batava un campo degno di essa e dare alla madrepatria ristretta nuove terre, alla vera religione di Cristo nuovi adepti. Nel 1590 Guglielmo Wesselinx, che aveva vissuto alcuni anni nella Castiglia, nel Portogallo, nelle Azzorre, proponeva la formazione d'una compagnia delle Indie Occidentali; ma il progetto parve allora troppo ardito per la giovane nazione: sette anni dopo, nel 1597, Bikker d'Amsterdam e Leyen di Enkhuysen organizzavano due compagnie private per commerciare con le Indie Occidentali, ed i successi di esse facevano ardere pi viva la discussione sull'opportunit o meno d'una compagnia privilegiata delle Indie Occidentali, per la quale nel 1600 si formulava persino un progetto presentato agli Stati generali per esaminarlo ed approvarlo.
L'America era per un campo nuovo, in cui era pur sempre possibile la sorpresa; i mari dell'Africa meridionale e dell'Asia erano invece in pieno possesso del commercio olandese; e ci spiega come si agisca risolutamente in quanto riguarda il commercio con l'Oriente, mentre per quello coll'Occidente si proceda coi pi di piombo.
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Nel 1602 infatti si costituiva la Compagnia delle Indie Orientali, la cui carta non faceva che attribuire ad una corporazione commerciale i privilegi signorili accordati in Inghilterra ai Caboto ed ai Raleigh, favorendo con ci gli Stati Generali il commercio del paese senza esporlo ad una guerra in Oriente. Alla nuova compagnia si rivolgeva qualche anno dopo l'inglese Enrico Hudson, abbandonato nei suoi disegni dagli armatori di Londra, ai quali nulla fruttavano per quanto gloriose le scoperte nei mari settentrionali d'America, fatte in quegli anni dall'ardito esploratore per trovare il passaggio di nord-ovest. Ascoltato da essa, egli ritentava nel 1609 la ricerca dell'agognato passaggio sulla "Mezzaluna" con un equipaggio per met inglese, per met olandese: costretto dai ghiacci a tornare indietro toccava la costa del Maine, quindi il capo Cod cui dava il nome di Nuova Olanda, credendosene il primo scopritore, ed arrivava sempre costeggiando verso sud sino alla Virginia, donde rivolta la prua a settentrione entrava nella baia superba dell'attuale New York, risalendo primo tra gli Europei lo splendido fiume da lui nominato.
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Pi che per le bellezze naturali della vallata dell'Hudson, paragonato ancor oggi col Reno, pi che per la rigogliosa vegetazione, la regione scoperta dall'inglese era importante per la sua posizione, che la predestinava per secoli a centro del commercio nord-americano. Nei suoi confini le sorgenti di parecchi fiumi, che versano le loro acque nel golfo del Messico, nella baia di Delaware ed in quella di Chesapeake; sulla sua spiaggia dalle rive alte ed in parte scogliose una baia incomparabile, che veniva continuata, a dir cos, nell'interno da un superbo fiume navigabile, pel quale l'Atlantico era messo in comunicazione coi Grandi laghi canadesi. Ben prima che l'Hudson gettasse l'ancora in quelle acque, i selvaggi delle Cinque nazioni s'erano serviti di quei canali naturali nelle loro escursioni a Quebec, sull'Ohio, sulla Susquehannah: la civilt bianca non avrebbe dovuto far altro che imitare con mezzi centuplicati l'iniziativa insegnata dalla natura ai poveri indiani. Tornato in Europa nello stesso anno, l'Hudson presentava una brillante relazione delle sue scoperte ai patroni olandesi, i quali per rinunziarono lo stesso a ricercare pi oltre il passaggio di nord-ovest. Le Provincie Unite reclamavano tuttavia il possesso del paese scoperto dall'agente della compagnia olandese; e l'anno, dopo dei mercanti d'Amsterdam avviavano con esso un primo commercio regolare, mentre l'Hudson tornato su nave inglese alle sue scoperte settentrionali periva miseramente, abbandonato su una fragile scialuppa in bala delle onde dall'insorto equipaggio.
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L'isola di Manhattan divenne il primo rifugio degli Olandesi, i quali con Adriano Block esploravano qualche anno dopo Long Island, scoprivano il Connecticut e costruivano nel 1615 col nome di Orange un fortilizio dove oggi sorge Albany, sentinella avanzata del commercio olandese cogli Indiani. Il commercio infatti pi che la conquista e la colonizzazione era ancora il fine predominante dei Paesi Bassi in quei paraggi, ch la colonizzazione della Nuova Olanda dipendeva dall'esito della lotta civile che dilaniava la madrepatria. L'abbattimento coi mezzi pi violenti del partito ad essa contrario, guidato dal Grotius e da Olden Barneveldt, ne segnava l'inizio. Nel 1621 infatti si costituiva finalmente la compagnia olandese delle Indie Occidentali, cio una corporazione mercantile investita dalle Provincie Unite del privilegio esclusivo di trafficare e stabilire colonie oltrecch sulla costa africana su quella d'America, dallo stretto di Magellano all'estremo limite settentrionale. La societ, che era aperta per la formazione dei suoi capitali agli abitanti di qualsiasi nazione ed annoverava tra i suoi soci gli stessi Stati Generali, era autorizzata da questi a conquistare paesi ed esercitarvi i poteri sovrani, ma tutto a suo rischio e pericolo, giacch il governo non le garantiva affatto i possessi, considerandosi in caso di guerra come semplice alleato o protettore. Quanto ai futuri coloni essi venivano lasciati in piena bala della Compagnia coll'unica restrizione, che gli atti di questa dovessero sottostare all'approvazione degli Stati Generali. Lo sviluppo del commercio olandese in America ben pi della colonizzazione era nondimeno l'obbietto principale della Compagnia; il che non toglie per che il sorgere di essa non segni l'inizio della colonizzazione per le rive dell'Hudson.
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Nel 1626 infatti si comperava dagli Indiani al prezzo di 60 fiorini olandesi l'isola di Manhattan, e nel 1628 la colonia di Nuova Amsterdam contava gi 270 abitanti ed esportava per ben 57.000 fiorini di pelli, che salivano a 130.000 tre anni dopo. Nel 1629 anzi la Compagnia per favorirne lo sviluppo adottava una carta di privilegi pei patroni, che volessero fondare colonie nei Nuovi Paesi Bassi. Chiunque nello spazio di 4 anni fosse pervenuto a fondare uno stabilimento di 50 persone, ne diventava il patrono; il manor, di cui il patrono era signore assoluto, poteva avere una lunghezza di 16 miglia o di 8 miglia per ciascuna riva se posto su un fiume, ed una larghezza limitata solo dalle esigenze del luogo, col patto per di comperare dagli Indiani il terreno; le citt che sorgessero in esso doveano dipendere per l'organizzazione del governo dal patrono, che vi eserciterebbe pure il potere giudiziario, salvo il diritto d'appello alla Compagnia.
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Ai coloni era interdetto di stabilire la pi piccola manifattura di lana, lino o cotone per non danneggiare il monopolio dei fabbricanti olandesi; raccomandata invece l'agricoltura, per la quale la Compagnia s'impegnava di fornire ai manors degli schiavi negri, a condizione per che il traffico ne fosse rimunerativo. La Compagnia si riservava la sola isola di Manhattan, come stazione commerciale della colonia.
Questa carta di privilegi fu fatale agli interessi non solo del paese ma anche della corporazione stessa, i cui direttori ed agenti, i von Rensselaer, i Pauw, i Godyn, i Bloemart non si limitarono ad appropriarsi i terreni pi fertili, ma s'impadronirono pure dei luoghi pi adatti al commercio cogli indigeni. Da ci una serie di contese da un lato fra questi latifondisti e la compagnia, che voleva a s riservato il commercio coloniale, ed un grave impedimento dall'altro allo sviluppo agricolo e sociale del paese, ostacolato da quel sistema feudale di patronato. La dominazione e la colonizzazione olandese andavano nondimeno guadagnando terreno ed occupavano ben presto anche l'odierno stato del Delaware.
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Un rivale le sorgeva per di contro in quegli anni in un popolo, sorto pur esso a nuova vita autonoma colla Riforma e come vivificato allora da uno spirito nuovo. Erano questi gli Svedesi, il cui re Gustavo Adolfo, intravedendo i vantaggi derivanti al suo popolo dalla colonizzazione, porgeva facile orecchio ai consigli e progetti dell'olandese Guglielmo Usselinx passato in Isvezia. Si costituiva allora, nel 1626, una "compagnia svedese del mezzogiorno", rivestita dagli Stati di Svezia del privilegio esclusivo di trafficare oltre lo stretto di Gibilterra e di fondare colonie, il cui governo sarebbe riservato ad un consiglio reale: l'Europa intera poteva contribuire per via di sottoscrizioni alla formazione del capitale sociale, cui il re stesso partecipava per circa due milioni, e da ogni parte d'Europa dovevansi invitare i futuri coloni. Era questa la conseguenza di quello spirito umanitario, che aleggia in tutto il progetto: l'accesa fantasia scandinava vedeva gi fiorire di l dall'Atlantico una nuova Svezia, che avrebbe offerto sicurezza "per l'onore delle donne e delle figlie" dei profughi cacciati di patria dalle guerre e dal fanatismo, che sarebbe diventata un luogo di benedizione "per l'intero mondo protestante" o meglio ancora, per usare le parole stesse del grande eroe svedese, "totius oppressae Christianitatis".
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N la nuova patria si sarebbe macchiata della servit, instaurata nelle altre colonie: "gli schiavi, diceva l'"Argonauta Gustaviana" scritto dell'Usselinx pubblicato nel 1633, costano molto, lavorano con ripugnanza e soccombono ben presto ai cattivi trattamenti. Gli Svedesi sono laboriosi ed intelligenti, e noi ne guadagneremo certo di pi coll'impiego d'uomini liberi accompagnati dalle loro mogli e dai loro figli", parole ispirate oltrecch dalla coerenza ai principi fondamentali del progetto, da una larghezza di vedute, da una intuizione sociale cos profonda da sembrare quasi una profezia. Mentre per si pensava in Isvezia a creare un rifugio per le vittime della persecuzione religiosa, in Germania si combatteva una lotta la quale, per quanto determinata da ragioni molto pi materiali, mirava a render impossibile tale persecuzione; cosicch Gustavo Adolfo, prima di eseguire i seducenti progetti coloniali, vola col suo popolo bravo in difesa degli oppressi fratelli a sostegno della libert di coscienza pericolante, pur senza dimenticare un momento la progettata colonizzazione, ch'egli raccomandava al popolo tedesco pochi giorni prima di morire. Perdeva con lui l'umanit sui campi di Ltzen uno dei suoi pi gloriosi benefattori, ma non cadevano con Gustavo Adolfo i progetti coloniali svedesi affidati alla saggezza del calmo cancelliere Oxenstiern, che interessava ad essi i governi della Germania, ottenendo nel 1633 a Francoforte una promessa di partecipazione all'impresa da parte dei quattro circoli superiori tedeschi.
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Ritornato in Isvezia, il grande statista entrava in trattative col renano Pietro Minnewit, gi direttore generale o governatore di Nuova Amsterdam, che, indicate al sagace cancelliere le rive del Delaware come le pi adatte ad una prospera colonizzazione, partiva sopra due navi alla volta di quelle sul cadere del 1637, seguito da una cinquantina di Svedesi e Finlandesi. Arrivati i nuovi coloni sul principio del 1638 nella baia di Delaware comperavano dagli Indiani il territorio, che va dal capo meridionale, detto da essi nati sotto il freddo cielo settentrionale "Punta del Paradiso", fino alle cateratte del fiume presso l'attuale Trenton, e vi fondavano una colonia. Invano il governatore di Nuova Amsterdam protestava contro l'usurpazione d'un territorio spettante alla compagnia olandese; ch da una parte la fama ed il prestigio delle recenti vittorie proteggevano la bandiera svedese anche nel Nuovo Mondo, e dall'altra l'energia del governatore Minnewit ed il fortilizio di Christiana da esso innalzato sventavano le minacciate ostilit: i limiti olandesi venivano abbattuti e le tavole, poste in loro luogo, colla scritta: "Cristina regina di Svezia" dicevano agli Scandinavi che il sogno del loro eroe era diventato realt. Il racconto infatti dei successi svedesi, la fama della bellezza e ricchezza del paese, vi facevano accorrere svedesi e finlandesi; e la Nuova Svezia, come fu detta, andava ben presto guadagnando terreno anche nell'attuale Pennsylvania, la quale come il Delaware deve le sue origini agli Svedesi che fondarono un sobborgo della futura Filadelfia ben prima che Guglielmo Penn ne divenisse il proprietario.
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La morte del Minnewit avvenuta nel 1641 toglieva per alla Nuova Svezia il suo appoggio pi saldo: ne minacciavano l'esistenza i Nuovi Paesi Bassi, racchiudenti una popolazione dieci volte superiore alla sua, mentre non poteva aiutarla la metropoli spossata dalle lunghe guerre, dilaniata dai partiti, retta da una donna giovane e licenziosa, avida di celebrit letteraria ma priva affatto di capacit politica. La potenza svedese dei tempi pur vicini di Gustavo Adolfo non era pi che un ricordo dopo il ritiro delI'Oxenstiern, e la compagnia olandese poteva senza timore ordinare all'energico governatore di Nuova Amsterdam, Pietro Stuyvesant, di "scacciare gli Svedesi dai loro stabilimenti o di costringerli a sottomettersi". Nel 1655 l'ordine veniva eseguito; la "Nuova Svezia" cessava d'esistere, ritornando a far parte del dominio neolandese.
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Quella tinta cosmopolitica dei Nuovi Paesi Bassi, di cui Nuova Amsterdam, la citt mondiale fin dalle origini, era l'espressione pi genuina, diventava cos ancora pi intensa. Fondati da gente, che proveniva da un paese fatto rifugio dei perseguitati d'ogni nazione, si trovavano sul loro suolo accanto agli Olandesi i figli dei Calvinisti francesi, degli Ussiti boemi, dei Valdesi italiani, dei Luterani tedeschi, degli Zuingliani svizzeri, della proscritta razza ebraica ivi attirata dall'attivit commerciale del Nuovo Mondo: l'antico carattere olandese andava sparendo di fronte a questa immigrazione cosmopolita, che nel decennio 1650-1660 si accentuava con maggior forza di prima, trasformando non solo la fisonomia nazionale dei Nuovi Paesi Bassi ma anche quella economica, col sorgere di fabbriche e di opifici, coll'entrare in gioco di nuove tendenze ed attivit. "Che tutti i cittadini pacifici, raccomandavano allo Stuyvesant i direttori della Compagnia, godano della libert di coscienza; questa regola ha fatto della nostra citt il rifugio degli oppressi di tutti i paesi; continuate nella stessa via e sarete benedetto". Era questa la migliore garanzia d'un rapido sviluppo, la politica pi confacente alle domande dei Nuovi Paesi Bassi, che con larga veduta richiedevano insistentemente "operai ed agricoltori, stranieri e proscritti, uomini induriti al lavoro ed alla povert". E la popolazione infatti andava ogni giorno aumentando, e con essa la prosperit e la ricchezza dovuta all'agricoltura, alle industrie e sovratutto ai commerci, tra cui non ultimo per importanza e lucro quello degli schiavi negri, che essa forniva anche alle colonie meridionali.
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Un pericolo capitale per minacciava il dominio olandese, l'espandersi cio di quell'elemento anglosassone, che chiudeva a nord ed a sud i Nuovi Paesi Bassi e dalla vallata del Connecticut s'infiltrava in essi talmente da riempirne la stessa Manhattan e rendere ivi necessario nelle ordinanze ufficiali l'impiego delle due lingue, olandese ed inglese. Citt intere non erano popolate pi che da emigranti della Nuova Inghilterra, i quali non si limitavano a soppiantare gli Olandesi nella fertile vallata del Connecticut, ma strappavano loro una parte della stessa Long Island. Nella lotta pel suolo tra i farmers della Nuova Inghilterra, interessati direttamente alla vittoria, ed i servi dei grandi "manors" la vittoria non poteva rimaner dubbia. Che se poi le tendenze sociali predestinavano alla vittoria questo elemento invadente, i principi politici di esso rivoluzionavano il paese invaso.
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Il concetto puritano della sovranit popolare dava corpo concreto alle aspirazioni vaghe degli animi, mostrava una meta a quel malcontento, che l'esclusione da ogni diritto politico, la negazione d'ogni diritto di riunione, la mancanza della libert pi elementare per lo sviluppo dell'agricoltura e del commercio, la gravezza dei diritti di dogana avevano gi fatto sorgere nei Nuovi Paesi Bassi, ai quali s'erano concesse solo delle libert municipali, analoghe a quelle della madrepatria, ma non gi dei diritti politici individuali, ai quali s'era assicurata un'aristocrazia commerciale e fondiaria, ma non gi una nazione di liberi ed uguali. Sotto il lievito dell'elemento neoinglese il malcontento popolare si mutava in aperta agitazione, che costringeva il duro governatore Stuyvesant a permettere la riunione di un'assemblea generale, composta di due deputati per ogni villaggio: primo atto di questa era una petizione, dove i Nuovi Paesi Bassi chiedevano in sostanza di dipendere direttamente dall'Olanda anzich dalla Compagnia delle Indie Occidentali a guisa di "popolo soggiogato", di avere gli stessi diritti e privilegi degli abitanti della madrepatria, di non veder introdotta alcuna legge, imposta alcuna tassa, concesso alcun impiego nel paese senza il consenso del popolo. Per tutta risposta lo Stuyvesant, convinto in buona fede dell'incapacit del popolo a governarsi da s, diceva esser queste "idee visionarie degli abitanti della Nuova Inghilterra", dichiarando che il direttore ed il consiglio avrebbero continuato a far leggi come per l'innanzi e non avrebbero mai reso conto della loro amministrazione "ai loro soggetti"; ed alla replica dei deputati, che si appellavano ai diritti inalienabili della natura, rispondeva col disperdere la convenzione, consolandola col messaggio rude quanto sincero ch'egli teneva la sua autorit "da Dio e dalla compagnia delle Indie Occidentali, non gi dal beneplacito di qualche suddito ignorante".
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La compagnia ne approvava l'operato dichiarando che il rifiuto di sottomettersi ad imposte arbitrarie era "opposto alle regole d'ogni governo illuminato" ed incoraggiando lo Stuyvesant a "non far attenzione all'approvazione del popolo", a "non permettere che esso si abbandonasse pi a lungo a questo sogno da visionario"! Ma questo sogno era troppo conficcato nelle menti, era un fatto troppo evidente e di cui era troppo gelosa quella Nuova Inghilterra, donde affluivano ogni giorno pi gli immigranti, per non diventare anche nei N. Paesi Bassi dolce realt: a renderla tale s'incomincia ad accarezzare l'idea di una sottomissione all'Inghilterra. Il vecchio progetto del Cromwell d'impadronirsi dei Nuovi Paesi Bassi trova quindi ausiliari nello stesso campo nemico, e la Restaurazione, che lo riprende, mette alle strette ogni giorno pi i possessi olandesi. Dal Nord come dal Sud, dal Connecticut come dalla Virginia e dal Maryland i coloni inglesi avanzano pretese su quel territorio, spalleggiati dalla madre patria, ed ai negoziatori olandesi, che chiedono impotenti per quanto indignati "dove si trovano dunque i N. Paesi Bassi?", rispondono con aria provocatrice, mentre li occupano, "noi non lo sappiamo". La superiorit delle colonie inglesi, dove liberi ordinamenti avevano fatto sorgere un popolo, su quelle olandesi, dov'erano solo dei sudditi d'una compagnia commerciale, apparve allora manifesta: mentre gli abitanti delle prime nell'ora del pericolo sapevano difendersi da s medesimi, nelle seconde non solo gli Inglesi, vero "cavallo di Troia dentro le mura" come li definiva in quei giorni lo Stuyvesant, ma gli stessi Olandesi rifiutavano di esporre la loro vita per la Compagnia delle Indie Occidentali. N questa d'altra parte poteva arrischiare una bancarotta per la difesa d'un paese, ch'essa nella sua grettezza bottegaia considerava come una semplice "propriet"; cosicch i Nuovi Paesi Bassi, non difesi da alcuno, cadevano senza lottare in mano dell'Inghilterra, la quale, nonostante fosse allora in piena pace coll'Olanda, mandava nel 1664 una squadra navale a rivendicare quel paese tra il Connecticut e la Delaware, di cui il re aveva gi investito il duca d'York. Mentre lo Stuyvesant infuriato metteva in pezzi la lettera dell'ammiraglio inglese, che gl'intimava la resa di Nuova Amsterdam, i notabili di questa nonch difenderla stendevano una protesta contro il governatore; ed al nemico, il quale dichiarava che avrebbe discusso della resa nella stessa Manhattan, la deputazione cittadina mandata alla flotta rispondeva che "gli amici vi erano sempre i benvenuti"! Prevalente dapprima nella lotta etnica pel possesso del suolo, nella lotta politica in seguito tra le libert aristocratiche dell'Olanda e quelle popolari della democrazia puritana, l'elemento inglese coronava ora la sua vittoria col colpo di mano della madrepatria: Nuova Amsterdam diventa New York, Orange si muta in Albany, i Nuovi Paesi Bassi cessano d'esistere, nonostante l'effimera rioccupazione olandese di New York nel 1673-74, durante la guerra anglo-olandese.
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La sottomissione all'Inghilterra, se unificava i possessi inglesi del Nord-America dal Maine alla Georgia, smembrava i Nuovi Paesi Bassi, sulle cui rovine sorgevano col tempo quattro colonie, New York, New Jersey, Pennsylvania e Delaware. Il duca di York riservava per s col nome di New York una parte soltanto dei Nuovi Paesi Bassi, vendendo il resto ai due proprietari della Carolina, lord Berkeley e sir Giorgio Carteret. Il nuovo governo di New York si rivel non meno tirannico ed arbitrario del precedente, cosicch continu anche contro di esso l'opposizione del paese, deluso nelle sue speranze e deciso non meno di prima a far trionfare il diritto di governarsi da s. Nel 1683 finalmente il proprietario inviava un nuovo governatore coll'incarico di convocare un'assemblea legislativa, e questa si dava una "carta di libert", che metteva New York nelle stesse condizioni politiche del Mass. e della Virginia: divenuto sovrano col nome di Giacomo PrimoI, egli violava le concesse franchigie, ma la seconda rivoluzione inglese, sbalzandolo dal trono, assicurava alla provincia pur sotto forma di colonia regia le sue libere istituzioni.
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L'Inghilterra per non posseder giammai l'affezione di questo paese ottenuto con la conquista, colonizzato da repubblicani olandesi, danneggiato dalle leggi commerciali della nuova madrepatria pi che ogni altra colonia, sostenuto nei suoi diritti di fronte all'invadente prerogativa regia da legisti per la pi parte presbiteriani ed allevati nel Connecticut, eccitato alla lotta da quella stessa classe di grandi proprietari, i quali si vedevano limitare dalla potenza inglese gli immensi territori loro concessi senza limiti e senza regola, contestare il loro titolo ai medesimi, pendere infine sul capo la spada di Damocle d'una contribuzione fondiaria per atto del Parlamento. N, mentre fa il viso dell'armi ai nuovi dominatori, la prisca aristocrazia coloniale desiste dalla lotta contro il partito democratico, reclutato nelle classi popolari, fazioni intestine che non impediscono per lo svolgimento della florida vita commerciale del paese ed il rapido incremento della sua popolazione, la quale da 20.000 anime nel 1688 saliva a 96.000 di cui 11.000 negri nel 1754.
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2. PURITANI E QUACCHERI NEL NEW JERSEY.
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A differenza del territorio, che il duca di York aveva riserbato per s, il paese fra le foci dell'Hudson e la Delaware, denominato New Jersey da uno dei nuovi proprietari stato gi governatore dell'isola di Jersey, era ancora al 1664 quasi deserto; cosicch sir Giorgio Carteret, padrone del New Jersey orientale, e lord Berkeley, padrone del New Jersey occidentale, dovevano pensare anzitutto a popolare i loro dominii. Consci per quanto realisti delle seduzioni della libert, essi cercavano perci di attirarvi la maggior copia di immigranti con l'ampiezza delle concezioni. Sicurezza delle persone e delle propriet, assemblea legislativa composta del governatore dei membri del consiglio e d'un numero almeno uguale di rappresentanti del popolo, affrancamento da ogni imposta non approvata da essa, libert di coscienza e di culto per tutti i cittadini, concessione di terre mediante modesto tributo richiamarono subito nel paese i Puritani della Nuova Inghilterra, i quali stamparono le loro impronte sulla colonia nascente. Favorita dal facile accesso del paese, dalla produttivit del suolo, dalla salubrit del clima, dalla vicinanza di stabilimenti pi vecchi, la corrente immigratrice non s'arrest coi Puritani, ch ad essi tennero dietro i perseguitati del vecchio mondo, i presbiteriani scozzesi ed i Quakeri in ispecie.
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Era quest'ultima una setta eminentemente plebea, basata su uno dei principi morali pi democratici, che mai fossero stati predicati, la ferma credenza cio che ad ogni uomo, al contadino analfabeta non meno che al filosofo, la voce interna della coscienza apra la via della verit. L'origine di essa si riattacca a quel movimento schiettamente popolare di emancipazione intellettuale, che dalle teorie di Wickliff e dalla politica di Wat Tyler gi gi sino alla Riforma aveva avuto in Inghilterra tutta una storia di sviluppo ininterrotto. L'avevano predicata uomini semplici, primo fra tutti il fondatore della setta, Giorgio Fox, figlio di un tessitore del Leicestershire, spirito melanconico, portato alla meditazione, il quale giovanetto ancora tra la custodia degli armenti a lui affidati aveva incominciato a meditare angosciato sul destino dell'uomo e non aveva trovato requie finch un giorno del 1646 una gran luce non era discesa ad illuminarlo. Un uomo, gli aveva suggerito la coscienza, pu aver seguito le lezioni d'Oxford e di Cambridge senza essere per questo capace di risolvere quel problema dell'esistenza, che pu risolvere invece l'analfabeta. Era stato questo il filo d'Arianna, che lo aveva condotto passo passo dall'inferno del dubbio alla coscienza tranquilla della verit. Per giungere a questa bisogna ascoltare la voce di Dio nell'anima nostra; nessuna setta, nessuna forza del mondo esteriore pu dare una regola fissa di morale; solo la legge che risiede in fondo del cuore, deve essere accolta senza prevenzioni, adottata senza cangiamenti, obbedita senza timore.
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L'oscuro pastore promoveva cos una rivoluzione morale, affermando la libert assoluta dell'intelligenza come un diritto innato ed inalienabile, proprio nell'epoca in cui la Camera dei Comuni ne compieva una politica abbattendo monarchia e paria. Una mattina che il prete anglicano, nella chiesa di Nottingham, spiegava coll'esistenza delle Sacre Scritture le parole di Pietro "noi d'altra parte abbiamo una parola profetica pi certa", Giorgio Fox lo interrompeva gridando: "No, non sono le Scritture  lo Spirito". L'ultima barriera dogmatica ed ecclesiastica cadeva cos completamente: il Puritano stesso s'arrestava alla parola delle Scritture, pure rivendicandone la pi ampia libert individuale di interpretazione; il Quakero cercher la verit nel cuore dell'uomo, vero tempio della divinit. Presa la "voce interiore", oracolo non menzognero, come guida infallibile, il Fox, che da anglicano era diventato dissidente, termina col rinnegare ogni organizzazione ecclesiastica; mentre nel campo sociale, convinto della assoluta eguaglianza tra gli uomini, corollario inoppugnabile della legge d'amore di Dio, padre comune, rifiuta di levarsi il cappello davanti a chicchessia, al re non meno che al mendicante, ma ama e rispetta del pari tutti gli uomini senza distinzione di grado o di et, di sesso o di razza. Il grande principio veniva cos non solo ad abbattere in piena breccia ogni sorta di compressione, religiosa come politica, intellettuale come sociale, ma perfino a cancellare ogni formalit esterna, ogni distinzione di ceto o di grado.
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Si capisce perci l'opposizione, che si scatena da ogni parte furibonda contro una teoria, la quale sembra sovvertire ogni ordine sociale, e contro l'apostolo di essa, il quale, credendosi destinato da Dio a predicarla agli uomini, trae da questa convinzione la forza per resistere alle persecuzioni, alla prigionia, alla berlina, allo scherno, alla minaccia ripetuta del capestro, ai travagli d'una vita errabonda, come la eloquenza altrettanto semplice quanto formidabile per battere i dottori delle universit e convincere le masse, che dalle campagne in ispecie accorrono a lui e pendono dalle sue labbra. Sorge cos dal seno delle classi inferiori la setta degli Amici o Quakeri i cui membri, veri crociati della libert spirituale e sociale, si spargono per il mondo a predicare il principio sovversivo del "lume interiore", vale a dire della voce di Dio nell'anima, il nuovo vangelo dell'affrancamento universale.
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Libert assoluta di coscienza, abolizione d'ogni gerarchia ecclesiastica sostituita con la semplice comunione dei fedeli, negazione di caste, di classi, di gradi ed eguaglianza di condizioni economiche, orrore per la guerra e rifiuto di prender le armi, resistenza passiva all'oppressione ed al dispotismo, protesta coraggiosa ed aperta contro ogni forma di ingiustizia, fede cieca nel progresso morale quale molla del progresso sociale, nella corrispondenza eterna fra governo e governati, nel trionfo immancabile della verit e della giustizia sociale confuso con quello della democrazia, erano i principi religiosi, sociali e politici di questa specie di filosofia democratica, in cui lo spirito pi liberale dell'epoca s'ammantava dell'entusiasmo della religione. Cos, mentre Pietro il Grande nell'assistere in Inghilterra ad una riunione di Quakeri esclamava "ch' felice una societ governata dai loro principi!"; essi vengono dipinti dagli avversari d'ogni chiesa, di ogni classe, d'ogni colore politico come una "setta abbominevole", i cui "principi non possono conciliarsi con nessuna specie di governo" nonch nella vecchia Europa, nella stessa Nuova Inghilterra. L'odio generale definisce posa di melanconia la loro aria di preoccupazione, presunzione sguaiata la loro fierezza, avarizia la loro frugalit, incredulit la loro indipendenza religiosa; mentre ad estirpare materialmente la setta si ricorre alle carceri, agli esigli, alla frusta, alla servit, alla fame, al patibolo, ai massacri, ai tormenti. Tutto  inutile per contro questi assetati di giustizia, che vanno essi stessi ad aizzare gli avversari, rimproverando loro l'ingiustizia, predicando una legge morale e sociale cos stridente con quella dell'epoca: dal martirio la setta, come sempre avviene, trae nuove forze e si diffonde non solo in Inghilterra e sul continente, ma anche e meglio, per le condizioni sociali pi favorevoli, nelle colonie nord-americane, specialmente dopo il pellegrinaggio attraverso di esse, dal Rhode Island alla Carolina, da parte di Giorgio Fox, che rimaneva entusiasta della loro libert.
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Nel 1674, qualche mese dopo tale pellegrinaggio, una compagnia di Quaccheri comperava per mille sterline dal Berkeley la met occidentale del New Jersey; ed in esso stabilivasi a Salem, sul Delaware, una comunit, le cui leggi fondamentali redatte nel 1677 riconoscevano il principio dell'eguaglianza democratica in un modo altrettanto assoluto ed universale che quello della setta: per esse nessun potere n legislativo, n esecutivo, n giudiziario che non derivasse dall'unica fonte legittima, dalla sovranit popolare esercitata nelle elezioni; per esse n servit, n schiavit, n usurpazione del suolo a danno degli Indiani, n altra forma di oppressione politica ed economica; per esse insomma la nuova societ veniva messa su una base altrettanto semplice quanto ignota al mondo contemporaneo, sui principii cio dell'umanit. Era uno stato ideale, una patria conveniente a Fenelon. Puritani e presbiteriani nella parte orientale, quaccheri in quella occidentale iniziavano la colonizzazione del New Jersey con un idillio di operosa tranquillit e purezza di vita, dandogli insieme quel carattere misto e quel fervore religioso ed intellettuale, che ne forma una delle caratteristiche pi salienti. Unica causa perturbatrice del paese fu nei primi anni la lotta fra i proprietari della colonia, i quali avevano ridotto l'opera loro ad una speculazione sui terreni, lotte che fruttavano al New Jersey orientale per qualche anno, dal 1689 al 1692, l'assenza di qualsiasi governo ufficiale, e terminavano nel 1702 colla cessione d'ogni diritto nelle mani della corona, la quale riuniva i due New Jersey in una sola colonia regia, che verso il 1754 contava gi un 80.000 anime, di cui 6000 negri.
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3. PENNSYLVANIA E DELAWARE.
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Per quanto importante nella colonizzazione del New Jersey, il quaccherismo veniva pur sempre temperato in esso dallo spirito ben diverso del puritanesimo, cui dovevasi tra le altre la rapida introduzione e diffusione di quel sistema delle scuole libere, cos ricco di risultati nella Nuova Inghilterra. Dove invece le idee degli Amici possono svolgersi in tutta la loro pienezza fino al punto che la realt sociale lo permette,  nella vicina Pennsylvania, nella colonia cio fondata da uno dei campioni della setta, da Guglielmo Penn.
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Nato nel 1644 dal grande ammiraglio, che conquist la Giammaica agli Inglesi, e tenuto a battesimo dallo stesso duca di York, questo figlio prediletto della fortuna, che per la nascita, l'ingegno, la raffinatezza dell'animo, l'eleganza dei modi, sembrava destinato a brillare alla corte tra la pompa dell'oro e l'ebbrezza del potere, mostrava invece fino dai primi anni un'indole melanconica, inclinata all'ascetismo ben pi che ai divertimenti della sua et. Giovanetto ancora si faceva scacciare da Oxford per le idee poco ortodosse ed il suo entusiasmo per un predicatore quacchero, che l'aveva tocco nel cuore; e suscitava le collere violente del padre perch'egli, convinto della vanit del mondo, lungi dal frequentare gli splendidi circoli della capitale conduceva una vita da anacoreta, a contatto bene spesso con gente della pi umile condizione. N le sfuriate paterne per, n le seduzioni di Parigi, dove era mandato a convertirsi, n i viaggi per l'Europa, che allargavano le sue cognizioni, n gli studi e la pratica della giurisprudenza, cui si dava con successo al ritorno in Inghilterra, guarivano della malinconica austerit il giovane Penn, il quale veniva confinato dal padre nei suoi possessi d'Irlanda. Ma qui per l'appunto le parole d'un vecchio "amico" sulla fede, che vince il mondo, terminavano col convertire alla setta dei quaccheri l'espulso di Oxford; ed il figlio dell'ammiraglio famigliare del re, proprio nell'et in cui pi gli sorrideva la vita, a ventidue anni, rinunziava alle lusinghe della fortuna per seguire il sentiero della virt: dal carcere, dove era una prima volta gettato per le sue idee, egli protestava che "la religione, suo delitto e sua innocenza, lo faceva prigioniero agli occhi dei malvagi, ma lo lasciava padrone di se stesso". Cacciato di casa dal padre, impotente nonostante l'angoscia del cuore di cangiare l'inflessibile figlio, canzonato e rinnegato dagli amici, fuggito come un lebbroso dalla sua societ, comincia pel Penn la vita poco sicura del quacchero infamato, la vita errabonda di chi senza risorse gira pel mondo a predicare un ideale incompreso, apostolo entusiasta della nuova fede e teorico fecondo dei suoi princip. Prigioniero per lunghi mesi nella torre di Londra, egli non si piega, ma piega anzi con la sua commovente costanza il vecchio padre, che riconosce nel figlio la propria energia, gli perdona, lo ammira, lo difende contro nuovi attacchi del prete e del giudice, lo raccomanda prima di morire al re e al duca di York, che gli promettono di proteggerlo, e lo incoraggia in sul momento dell'estremo abbandono col dirgli: "figluol mio Guglielmo, se tu ed i tuoi amici persevererete nel vostro semplice modo di predicare e di vivere, metterete fine al regno dei preti".
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Padrone ormai di s, il Penn impiegava d'allora in poi le sue ricchezze, i suoi talenti e la sua influenza nel soccorrere i correligionari perseguitati, guadagnandosi nuova prigionia; insieme con Giorgio Fox e Robert Barclay andava ad evangelizzare l'Olanda e la Germania, e di ritorno in patria si dava con pi ardore a combattere in tutti i modi per la libert di coscienza, in favore dei papisti non meno che dei quaccheri. Disperando alla fine di veder trionfare il suo ideale in un paese, dove la tirannide del fanatismo era pi forte che mai, rivolgeva il suo pensiero a quell'America, che fin da giovanetto era stata il teatro dei suoi sogni di felicit. Ora maturo d'intelletto, provato e fortificato dalla vita, meditava non solo di aprire col un asilo ai correligionari perseguitati, ma addirittura di fondarvi una comunit in cui potesse incarnarsi l'ideale quacchero. Spinto dall'entusiasmo pel generoso progetto ed aiutato da potenti intercessori, gi amici del padre, egli riusciva nel 1681 ad ottenere il possesso del paese ad ovest del Delaware per una estensione di 3 gradi di latitudine e 5 di longitudine.
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Era questo per Carlo Secondo un mezzo assai comodo di soddisfare il debito di 16.000 sterline, che il governo inglese doveva al padre di Penn, e per l'ardente filantropo il mezzo sospirato di "offrire un esempio ed un modello alle nazioni", di tentare il "santo esperimento" nel vasto paese, ch'egli voleva detto Sylvania pel suo aspetto, nome mutato da Carlo Secondo in Pennsylvania. La riva occidentale della baia di Delaware, il paese cio colonizzato gi dagli Svedesi, veniva per in sulle prime conteso al Penn dal duca di York, che voleva riservarselo come una dipendenza di New York; ma dopo lunghe trattative questi acconsentiva ad infeudarne il Penn, il quale lo aggregava per pochi anni alla Pennsylvania nonostante le contestazioni di lord Baltimore, che pure avanzava delle pretese su quel territorio. La carta, analoga a quella del Maryland, mentre garantiva al re coll'approvazione delle leggi dell'assemblea coloniale la sovranit ed al Parlamento coi diritti di dogana la supremazia commerciale, accordava al proprietario i soliti privilegi feudali. Che uso il re quacchero, come fu chiamato, intendesse di fare dei poteri concessigli sul territorio, in cui erano compresi i principali stabilimenti svedesi e qua e l qualche fattoria olandese ed inglese, appariva manifesto dal proclama indirizzato nello stesso 1681 ai suoi sudditi: "Voi sarete governati, era detto, dalle leggi, che vi darete voi stessi e vivrete come un popolo libero e, se lo desiderate, come un popolo sobrio ed industrioso. Io non usurper i diritti d'alcuno, io non opprimer alcuno. Dio m'ha ispirato una risoluzione migliore e m'ha accordato la sua grazia per compierla. In una parola, tutto quello che degli uomini liberi e temperanti possono ragionevolmente desiderare, per assicurare e migliorare la propria prosperit, io lo conceder di tutto cuore. Io supplico Dio di guidarvi nella via della giustizia e di fare felice voi e dopo voi i figli vostri. Sono vostro amico sincero, Guglielmo Penn". E poco dopo egli indirizzava un messaggio agli indigeni della foresta, dichiarando loro che tutti, essi come lui, erano responsabili della loro condotta davanti uno stesso e solo Dio, ch'essi avevano tutti la stessa legge scritta nel fondo del loro cuore e che tutti erano egualmente tenuti ad amarsi, a soccorrersi, a farsi reciprocamente del bene. Un suo rappresentante veniva intanto mandato in America coll'incarico di mantenere lo statu quo sino al suo arrivo, mentr'egli preparava i mezzi per colonizzare il paese, cominciando con lo spedirvi una compagnia d'emigranti quaccheri.
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Ben pi dei piani materiali di colonizzazione, che pur dissestavano il suo patrimonio aggravandolo di debiti, preoccupava per il suo animo il pensiero del governo da dare ai suoi sudditi: insensibile agli allettamenti dell'avarizia e dell'ambizione, come l'aveva tante volte mostrato, egli rimaneva un momento perplesso di fronte alle seduzioni del potere assoluto, che sembrava garantirgli l'esercizio illimitato della sua appassionata filantropia; ma, coerente al suo dogma politico che "la libert senza obbedienza non  che confusione e l'obbedienza senza libert diventa schiavit", seppe eroicamente resistere alla tentazione. "Io mi propongo, decideva, in quanto riguarda le questioni di libert, di non lasciare, cosa che non  ordinaria, n a me n ai miei successori, il minimo potere di far del male; io non voglio che la volont d'un sol uomo possa divenire un ostacolo alla felicit di tutto un paese". Con tali idee egli s'imbarcava nel 1682 sul "Welcome" pel suo possesso americano, dopo aver raccomandato alla moglie di vivere colla massima frugalit e di fare dei figli suoi degli agricoltori e delle donne di casa: con s portava un progetto di governo, ben diverso da quello di Locke, da sottomettere all'approvazione degli uomini liberi della Pennsylvania.
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Accolto dai coloni con entusiasmo commovente quale padre benefico anzich signore, il sovrano quacchero rimontava il Delaware, messaggero di pace e d'amore ai fratelli bianchi ed a quelli indigeni. Sotto un grande olmo a Shakamaxon, come lo rappresenta un quadro del West, Guglielmo Penn circondato da alcuni amici riceveva una numerosa deputazione delle trib Lemni Lenape e stringeva con queste un accordo, ch'era ben pi dei soliti acquisti di terreno dagli indiani: era il riconoscimento della perfetta uguaglianza fra Bianchi e Pelli-Rosse, la proclamazione degli stessi diritti: "Noi ci incontriamo qui, diceva il Penn, sul gran cammino della buona fede e della buona volont; da alcuna parte non ci riserveremo dei vantaggi; tutto si combiner con franchezza e carit.... Io non voglio chiamarvi miei figli, perch i genitori reprimono talora troppo severamente i lor figli; n solamente miei fratelli, perch i fratelli sono dissimili. Io non paragoner l'amicizia che ci lega ad una catena, perch le pioggie possono arrugginirla e gli alberi, cadendo, spezzarla. Noi siamo la stessa cosa che due parti del corpo d'un uomo, se potessero esser separate; siamo tutti una stessa carne ed uno stesso sangue". Ed i figli della foresta commossi: "noi vivremo, dicevano, in buona amicizia con Guglielmo Penn e coi suoi figli, finch sussisteranno il sole e la luna". Quanto progresso da Melendez a Penn, quale abisso tra il contegno degli Spagnuoli verso gl'Indiani e quello dei Quaccheri!
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L'anno stesso dell'arrivo il Penn convocava un'assemblea generale dei coloni, ma il popolo invece preferiva inviare dei rappresentanti, i quali in tre giorni compilavano in Chester un primo abbozzo di legislazione provvisoria improntata ai principi dei quaccheri: libert assoluta di coscienza, perfetta eguaglianza giuridica, riposo settimanale, suffragio universale, approvazione del popolo per le imposte, abolizione della pena di morte in tutti i casi eccetto l'assassinio, soppressione del giuramento nei processi, il matrimonio puro contratto civile, abolizione delle decime, proibizione d'ogni divertimento sensuale, mascherate, balli, spettacoli, combattimenti di tori ecc., ne erano le principali disposizioni. Si dava quindi mano fra lo Schuylkill e la Delaware, su una lingua di terra per bellezza, salubrit e posizione geografica quanto mai adatta, alla fondazione di Filadelfia, la citt "rustica e verdeggiante" come la ideava il fondatore, la citt "dell'amore fraterno" che nella vita tranquilla ed operosa delle case nascoste fra i giardini ed i parchi non doveva smentire il suo nome. L'anno dopo nella capitale nascente, composta ancora di poche capanne, si riuniva la prima legislatura provinciale, costituita di 9 rappresentanti per ciascuna delle 6 contee, e fra i tronchi d'alberi abbattuti della foresta redigeva e datava da Filadelfia, in segno d'augurio, la "carta di libert" della Pennsylvania.
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Nel presentare ad essa il piano di governo, redatto in Inghilterra, il proprietario diceva: "voi potete emendarlo, cambiarlo o farvi delle aggiunte; io sono disposto a fondare tutte le istituzioni che possono contribuire alla vostra felicit". Dal pieno accordo tra le due parti usc una costituzione; che, se ne eccettui la carica ereditaria del proprietario, faceva della Pennsylvania una perfetta democrazia rappresentativa: dal diritto di veto riservato al proprietario in fuori, ogni altro potere era lasciato al popolo, che non solo eleggeva esso il corpo legislativo ma anche, direttamente o indirettamente, nominava tutti i funzionari del potere esecutivo e perfino del giudiziario. Il Penn a differenza di lord Baltimore non voleva il menomo diritto d'imposta in compenso della sua propriet e delle spese sostenute per la colonia, rifiutando anzi la rendita che la provincia gli offriva con tale intendimento, contento delle vaste terre riservatesi quale propriet personale. "Splendida cosa!, diceva Federico di Prussia un secolo dopo, nel leggere l'organizzazione della Pennsylvania; tutto ci sarebbe perfetto se potesse sussistere!"
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Le istituzioni democratiche, grazie agli elementi della popolazione ed alle condizioni del suolo, rimasero salde in Pennsylvania, come rimasero inalterati verso di essa i sensi del suo fondatore, il quale, nonostante la rovina del patrimonio speso nella colonia e la conseguente prigionia per debiti, ancora otto anni prima di morire scriveva ai coloni: "se nei rapporti che esistono fra noi, il popolo ha bisogno di qualche cosa da parte mia, che possa renderlo pi felice, io sono dispostissimo ad accordargliela". Cos pure si conservarono buone nei primi tempi le relazioni tra gli Indiani e gli Amici, per quanto sia pura leggenda che i Quaccheri non abbiano mai avuto molestia dai Pelli-Rosse. Quello che non rimaneva, n poteva rimaner saldo era la sovranit del proprietario ereditario. Quando il re quacchero, gettate le basi materiali e morali della colonia, s'era imbarcato nel 1684 per l'Europa, lasciando alla libert la cura di svilupparsi da s, l'addio dei coloni era stato commovente e sincero: egli per aveva lasciato nel governo della colonia due elementi incompatibili fra loro, la democrazia da lui fondata e la sovranit feudale cui non aveva rinunciato. Il Penn infatti non solo si era riservato delle porzioni considerevoli di territorio come propriet privata, ma anche un diritto esclusivo di preempzione del suolo, che egli solo poteva comperare dagli indigeni per cedere poi mediante canoni ai coloni. La Pennsylvania attacc subito il diritto feudale del suo proprietario, esigendo che la rendita proveniente da tali canoni fosse almeno in parte destinata a coprire le spese pubbliche. Le agitazioni e le scissure arrivarono anzi al punto che la Pennsylvania veniva tolta al Penn dal governo inglese e vi si inviava nel 1693 un governatore; ma il Penn poco dopo veniva reintegrato nei suoi diritti ed in un secondo viaggio in America poteva nel 1699 ristabilire la calma nella colonia. Moriva egli nel 1718 dopo una triste vecchiaia, afflitta da malattie, da prigionia pei debiti contratti a vantaggio della colonia, da altre avversit ancora, compenso ben doloroso ad una esistenza tutta spesa, nonostante l'aspro giudizio del Macaulay, che lo accusa di subdolo papismo, al culto ed al trionfo della verit e dell'umanit.
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La lotta tra democrazia e sovranit feudale, mantenuta dentro certi limiti durante la vita del Penn dalla gratitudine dei coloni, avr libero corso dopo la sua morte, e la storia politica del paese non sar altro che una sequela di contestazioni, destinate a risolversi nella pi completa indipendenza popolare. Nel secolo Diciottesimo infatti la Pennsylvania apparteneva solo di nome ai proprietari ed all'Inghilterra: in essa il popolo era divenuto pi che in ogni altra colonia padrone di se stesso. La sua legislatura, non composta che di una sola branca, aveva un'esistenza affatto indipendente; si convocava e si scioglieva da se stessa senza bisogno d'alcun intervento estraneo: il diritto di veto negato per lunga consuetudine nonch al consiglio, eletto dai proprietari, ai proprietari stessi, e riservato solo al governatore luogotenente, era reso nella pratica illusorio per la dipendenza strettissima del governatore dall'assemblea, la quale anno per anno votava il suo trattamento: la nomina dei giudici, negata ai proprietari, era riserbata anch'essa al luogotenente, e tali giudici per di pi dipendevano essi pure dall'assemblea pei loro emolumenti: le imposte erano votate dall'assemblea e da essa percepite col mezzo di commissari provinciali: ai proprietari era lasciato solo il controllo sull'ufficio delle terre, ma a bilanciarne l'influenza politica l'assemblea da parte sua esercitava la pi stretta sorveglianza sull'ufficio dei prestiti e della carta monetata. A tanta libert politica corrispondeva l'affrancamento completo del pensiero, garantito dalla legge. Grazie ad esso la stampa poteva svolgere tutta la sua efficacia sull'opinione pubblica e nelle mani del Franklin diventare uno strumento prezioso di libert per l'intero paese.
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Un'altra cosa poi oltre alla sovranit del proprietario doveva eclissarsi col tempo, il quaccherismo cio nelle sue applicazioni alla vita quotidiana. La schiavit dei Negri anzitutto prese piede anche nel suolo colonizzato dai quaccheri, nonostante le loro teorie umanitarie contrarie ad ogni differenza di casta e di razza. Essa s'introduce del pari nella Pennsylvania, nonostante gli sforzi in contrario del Penn, il cui primo atto in proposito obbligava ad affrancare i negri dopo 14 anni, e nel Delaware, nonostante i buoni propositi della comunit svedese dei tempi di Gustavo Adolfo, nonostante che gli Amici col venuti di Germania proclamassero ancora una volta che non era permesso a cristiani comperare o tenere negri schiavi, nonostante il messaggio di Giorgio Fox ai fratelli del Delaware "che la vostra luce rischiari gli Indiani, i negri ed i bianchi", nonostante infine l'apostolato sublime dell'antischiavista John Woolman nel sec. 18. Se la linea Mason e Dixon, cos detta dal nome dei due commissari che nel 1761 la tracciavano, dopo quasi un secolo di contestazioni fra il Penn ed il Baltimore ed i rispettivi eredi, separando il Maryland dalla Pennsylvania, diventer nel sec. 19 la linea di divisione fra stati liberi e stati a schiavi, ci dipender anche qui ben pi che dalla filantropia dei quaccheri da ragioni di clima, di suolo, di culture.
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N solo la schiavit dei negri, ma il complesso tutto della vita sociale andr allontanandosi ogni giorno pi dalla rigidit quacchera, possibile in una setta non gi in una societ, con lo sviluppo d'una florida vita economica, dovuta alla fertilit del suolo e pi tardi alle ricchezze minerarie, carbone, ferro, petrolio, del sottosuolo, con l'aumento rapido della popolazione, che, valutata ad un 12.000 anime tra Pennsylvania e Delaware presi insieme nel 1688, saliva a 176.000, di cui 11.000 negri, verso il 1754. Di questi coloni, i quali dall'Inghilterra, dalla Scozia e dalla Germania immigravano nella Pennsylvania, ben pochi rimanevano fedeli alle costumanze quacchere, troppo contrarie agli istinti predominanti dell'uomo, alla sete di piacere, di godimento, di potenza, di ricchezza, ben pochi comprendevano e pura tramandavano ai figli una religione affatto filosofica, non confacientesi alle moltitudini per l'assenza completa di forme e l'altezza sublime dei princip.
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L'elemento quacchero infatti rappresenta oggi circa un centesimo della popolazione della Pennsylvania, ed ancor meno poi del Delaware, di quel paese cio che, colonizzato gi dagli Svedesi e disputato in seguito fra il duca di York ed il Penn e poi fra questo e lord Baltimore, aveva finito dopo alcuni anni di unione con la Pennsylvania per costituire nel 1702 una colonia regia autonoma. Esulato per grado grado dalla vita materiale, lo spirito quacchero modificato ma non cancellato rimase in fondo agli animi, imprimendo l'orma sua quietista nel carattere d'una colonia, nella cui origine la setta aveva rappresentato la parte principale: la Pennsylvania conserver la sua tinta scialba in tutta la storia americana; non sar mai, nonostante la sua floridissima vita industriale, una forza direttiva ed impulsiva della futura confederazione; in essa non si svolger n lo spirito "yankee" di cui la Nuova Inghilterra  il laboratorio, n quello "aristocratico" del Sud, n quello "cosmopolita" dell'antica Nuova Amsterdam. Sembra proprio che le origini cospirassero con la posizione geografica a fare della Pennsylvania l'anello d'unione tra Nord e Sud, riserbandole intatta la sua missione storica, quella di stringere insieme le due parti del paese: il fondatore di essa, Guglielmo Penn, s'adoperava gi nel 1697 per un congresso annuale di tutte le colonie coll'intento di regolarne il commercio, fatidica per quanto vana divinazione del futuro; la capitale di essa, Filadelfia, dava i natali meno d'un secolo dopo all'indipendenza americana e diventava il pegno dell'Unione.
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4. CARATTERISTICA DELLE COLONIE CENTRALI.
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Non la sola Pennsylvania del resto ma tutte quante le colonie centrali adempievano alla missione di avvicinare nel campo sociale e fondere in quello politico, come congiungevano in quello geografico, le varie parti del paese. Zona di transizione fra il latifondo coltivato a schiavi ed il farm coltivato dal proprietario, crogiuolo dove la rigidit puritana si fonde col misticismo quacchero e si tempera di cento altri elementi cosmopolitici, esse rappresentano un compromesso sociale fra Nord e Sud, che bene si rispecchia in quel compromesso artistico per cui nelle colonie centrali la nota letteraria dalla cupa tetraggine della Nuova Inghilterra va cangiando rapidamente verso la luce e la gaiezza del Maryland e della Virginia. Ed in questa zona per l'appunto si concentra, pu dirsi, l'interesse politico della madrepatria all'intero dominio nord-americano, come suo in ispecie  l'interesse ad una unione eventuale di tutte le colonie: basti pensare a quella New York, la quale col suo porto, primo sull'Atlantico, le comode baie ed il corso dell'Hudson ha in mano le chiavi del Canad e dei Grandi Laghi, mentre con la sua frontiera male delimitata all'interno  pi esposta agli assalti degli Indiani ed alle rappresaglie dei vicini Francesi. N, grazie in prima linea a questa cosmopolita New York, il centro  solo la zona grigia, in cui vengono a fondersi le opposte correnti, che derivano dalle societ compatte e ben caratterizzate del nord e del sud, ma benanche il laboratorio massimo d'un terzo elemento, che informer di s la vita americana, l'utilitarismo pi gretto e feroce.
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L'immenso e rapido sviluppo commerciale ed economico dei futuri suoi Stati, di cui le citt sono centri di scambi, officine di produzione e depositi di mercanzie, favorito dall'origine degli abitanti, divisi dalla discendenza del sangue ed accomunati solo dall'intento economico, vi produrr una classe, di cui l'oro sar l'unico dio, gli affari l'unica cosa per cui valga la pena di vivere, una classe dominata dalla febbre del guadagno e di questo solo curante. La massima inglese che il tempo  danaro trover in essa il maggior favore; la legge psicologica del minimo sforzo la maggiore applicazione. Non perdere un minuto, non lasciar passare un'occasione, non trascurare la minima cosa capace d'un effetto utile, diventer la sua regola d'azione suprema e pressoch unica: tutto il resto, convenienze sociali non meno di scrupoli morali o di legami religiosi, passer in seconda linea.
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I moventi pi alti dell'uomo, la morale, l'arte, la scienza, la bellezza, rimarranno in essa annegati per lasciar libero il campo al solo stimolo economico: il futuro industriale della Pennsylvania per quanto pi illuminato non sar posseduto dalla febbre del guadagno meno del negoziante di New York prodigiosamente ignorante. Il senso pratico diventer il sesto senso di questi uomini; l'americanata trover qui la culla d'origine. Ed invero in questa corsa sfrenata al guadagno, corsa che non conoscer n gli spini della via n la difficolt degli ostacoli, la capacit dello sforzo facendosi ogni giorno maggiore, lo sforzo stesso diventer una seconda natura, un vero bisogno, mentre per contatto si comunicher dagli individui all'intero corpo sociale: dissipare una fortuna pur di avere il piacere di rifarla, ecco un esempio non raro! La riuscita pi che i suoi frutti termina cos, ed in ci la moralit finale di essa, col diventare l'ideale di questa societ, nella quale la vita dell'individuo sarebbe un puro e semplice gioco di azzardo senza alcun contenuto etico, senza alcun fine sociale, se la riuscita stessa non fosse da raggiungersi solo per mezzo dell'individuo e non dovesse risolversi in un vantaggio per la collettivit, come vorrebbe il filosofo dei miliardi, l'americano Andrea Carnegie, nel suo libro recente "The empire of business".
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FINE Parte 1.